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giovedì 27 settembre 2018

Menù lib(e)ro: secondi di mare: gamberi al curry


In altri tempi avremmo detto gamberi all'indiana per sottolineare l'aspetto esotico del piatto di cui oramai è rimasto poco essendo il curry protagonista dei lunch anglosassoni e americani, Sophie Kinsella docet, e chi se lo dimentica più il favoloso I love shopping con tanto di principe azzurro post moderno incorporato sul quale cadere … che bella cosa!!!
Ma ritorniamo a noi sempre presa, non so più da quali delle tante cose, mi sono ritrovata, senza idee né prospettive di produrre un qualcosa di edibile a base di pesce nel poco tempo tra ritorno a casa dal lavoro e fine della luce naturale, davanti ad un banchetto, guarda un po' pieno di libri … e trovo lui, non so per quale combinazione del destino capitato lì ad una fiera missionaria in un paese in provincia di Napoli.
Trenta minuti, meno di così … ce la posso fare!
Poi foto ammiccanti, ricette appetitose, particolari … credo proprio che sfruttero bene il mio acquisto per beneficenza :-)
Ma ritorniamo a noi.
Questi gamberi sono superlativi e il sughetto e stragoduriosissimo … che vi devo dire, solo 30 minuti vi separano dal paradiso indiosassone :-) leggermente hot.
La ricetta è per il nostro chef dei secondi di mare, la carissima Carla Emilia, da lei potrete trovare tutti i nostri secondi di mare.
Con questo post partecipo, come al solito sul filo di lana a Menù lib(e)ro.



1 cucchiaio di olio di olio vegetale
1 cipolla tritata finemente
1 sicchio di aglio schiacciato
1 pezzo di circa 4 cm di zenzero fresco sbucciato e grattugiato
1 – 2 peperoncini verdi tritati
¼ di cucchiaino di polvere di curcuma
1 cucchiaino di cumino
1 cucchiaino di coriandolo
160 ml di latte di cocco
100 ml di fumetto di pesce
500 g di pomodori attettati grossolanamente
400 g di gamberi sgusciati e puliti
sale
pepe
2 cucchiai di coriandolo fresco (prezzemolo) per completare


1 cucchiaio di olio di olio vegetale
1 cipolla tritata finemente
1 sicchio di aglio schiacciato
1 pezzo di circa 4 cm di zenzero fresco sbucciato e grattugiato
1 – 2 peperoncini verdi tritati
¼ di cucchiaino di polvere di curcuma
1 cucchiaino di cumino
1 cucchiaino di coriandolo
160 ml di latte di cocco
100 ml di fumetto di pesce
500 g di pomodori attettati grossolanamente
400 g di gamberi sgusciati e puliti
sale
pepe
2 cucchiai di coriandolo fresco (prezzemolo) per completare

In una capiente padella soffriggere delicatamente la cipolla. Unire l'aglio, lo zenzero, il peperoncino e le spezie, cuocere ancora per 2 minuti a fiamma bassa per dare modo ai sapori di amalgamarsi.
Aggiungere il latte di cocco e il fumetto di pesce e, quindi, i pomodori. Portare a bollore e lasciare cuocere per circa 10 minuti fino a che la salsa non sarà addensata.
Unire i gamberi e cuocere a fuoco lento per 3 minuti, devono diventare rosa.
Attenzione a non farli bollire altrimenti diventano duri.
Regolare di sale e pepe, completare col coriandolo fresco.
Servire con riso basmati, naan, fettine di lime e chutney.



giovedì 27 aprile 2017

Arroz con leche per il Club del 27


Il Club del 27 nasce dall'idea di recuperare lo spirito di condivisione che è alla base della nostra esperienza culinaria.

Che senso avrebbe cucinare una ricetta se prima non se ne parla, se ne discute, si cerca e si ci consiglia?
Perché sfornare un delizioso manicaretto se poi non si può riferire commentare e pubblicizzare cuoca e ricetta?
Vogliamo poi toglierci il piacere della critica? se la ricetta non è riuscita è certo colpa dell'amica che ce l'ha passata “quella no, non sa proprio cucinare” :-)
Ed è per questo che siamo qui, per una gratificazione, un commento, una critica e soprattutto un assaggio e non dobbiamo dimenticarlo altrimenti non avrebbero senso né tutto il nostro spignattamento né gli accessori che ci mettiamo vicino :-)
L'idea è di recuperare il tema del mese delle passate sfide di MTC, scegliere, discutere, condividere esperienze ricette e risultati, non solo in 27 ma tutto il mese, così come siamo, tra amiche appassionate di cucina.
Questo mese il tema è il riso, vi ricordate la sfida #41, collegato com'è alla sfida #65, il sartù.

L'immagine può contenere: 2 persone

Ne ho approfittato per aggiungere un'altra perla alla mia personalissima collezione di risolatte, l'arroz con leche di Simonetta Nepi che vi consiglio vivamente di provare e di assaggiare, per me (quasi) il paradiso in terra.
Tutte le ricette di questo mese sono qui io le ho viste in anteprima, non ne perdete nessuna, una più bella dell'altra!
Con la tessera n. 37 partecipo anche questo mese al Club del 27.

Proud to be a member
Alla prossima ….


1 ,5 lt di latte
150 g di riso originario
200 g di zucchero
mezzo baccello di vaniglia
cannella in polvere

In una capiente pentola mettere a bagno il riso per qualche ora nel latte lasciando in infusione anche la vaniglia.
Trasferire la pentola sui fornelli e cuocere fuoco lento fino a che il riso non risulti cotto. Unire lo zucchero e lasciare cuocere qualche altro minuto. 
L'arroz deve risultare cotto, spesso e cremoso.
Raffreddare, servire con una spolverata di cannella in polvere.




L'immagine può contenere: sMS

mercoledì 4 gennaio 2017

Polvorones



In Spagna sono i biscotti natalizi per eccellenza, anche se in realtà si consumano tutto l'anno soprattutto perchè sono buonissimi.
Basta assaggiarne uno per comprenderne la terribile insidia: danno dipendenza, se si inizia non si finisce, almeno fino ad esaurimento delle teglie :-)
All'apparenza compatti e croccanti si sgretolano letteralmente polverizzandosi, scioglievolissimevolmente, all'assaggio in un un'esplosione di gusto.
Ecco perchè bisogna farli belli spessi :-)
I polvorones fanno parte del cesto delle prelibatezze natalizie proposte da re-cake 2.0, una più buona ed invitante dell'altra, sicuramente tutte da provare anche a prescindere dalle feste :-)

180 g farina 00
50 g mandorle sgusciate e spellate
120 g burro morbido
50 g zucchero a velo
1/2 cucchiaino cannella
3 – 4 cucchiaini di rum (in Spagna anice)
1 pizzico sale

per completare
zucchero a velo
Nel mixer tritare le mandorle finemente fino fino ad ottenerne farina.
Unire le mandorle alla farina, mescolare, trasferire su una teglia protetta da carta forno, livellare. Infornare a 130° per circa 30 minuti mescolando di tanto in tanto.
Sfornare e lasciare raffreddare bene.
Mescolare gli ingredienti secchi (farine, zucchero a velo, cannella, sale), formare una fontana al centro della quale mettere il burro a pezzetti e il rum. Impastare velocemente giusto il tempo di compattare l'impasto che risulterà comunque poco legato. Formare una palla, avvolgere con pellicola trasparente, lasciare riposare per almeno mezz'ora a temperatura ambiente.
Al termine stendere l'impasto ad uno spessore di circa 1,5 cm. Tagliare i biscotti con un coppapasta di 3 cm di diametro. Allineare i biscotti su una teglia protetta da carta forno. Cuocerli in forno statico già a temperatura a 160° per circa 15 minuti, devono dorare ma non colorirsi troppo
Sfornarli, lasciare raffreddare, completare con una bella spolverata di zucchero a velo.



mercoledì 6 aprile 2016

Pavlova

 



Una scioglievole meringa incontra la soffice panna in un dolce abbraccio che si esalta nella pungente corposità del ribes, un candido incantesimo.
Irresistibile ….

meringa classica
125 g. di albume
125 g. di zucchero
250 g. di zucchero a velo

500 g. di panna
50 g. di zucchero a velo

ribes

Montare l'albume nella planetaria aggiungendo lo zucchero in tre tempi.
Setacciare lo zucchero a velo.
Quando l'albume sarà ben montato, unire a spatola, delicatamente, lo zucchero a velo.
Trasferire la meringa in un sac à poche.
In una teglia protetta da carta forno formare un disco di meringa contornato da tanti ciuffetti, a parte formare altri ciuffetti di meringa.
Infornare a 50° – 60° in forno statico già a temperatura per circa 20 minuti, o, comunque, il tempo necessario che si rassodino e si formi sulle meringhe, che devono restare bianche, una bella crosticina.
Sfornare e lasciare raffreddare.
Montare la panna con lo zucchero a velo.
Sistemare Riempire il disco di meringa con abbondante panna, sistemare sulla panna le meringhette, completare con i ribes, decorare con foglie di menta.


giovedì 31 marzo 2016

Polpo (quasi) sotto la peka per l'abbecedario culinario mondiale



No, niente paura non è un alien redivivo sbarcato nella mia cucina e prontamente cucinato con patate, si tratta di una tipica preparazione culinaria della Dalmazia che mi ha molto incuriosito soprattutto per i commenti estasiati che ho trovato in rete.
La peka più che una ricetta è una modalità di cottura, rudimentale ma efficace, che conferisce alla carne una straordinaria morbidezza e aromaticità lasciandola umida e arrostita allo stesso tempo.
Per cucinare una vera peka ci vuole un camino con braci sapientemente gestite e stabilizzate su una specifica temperatura e, ovviamente, il coperchio in metallo, la peka, che funge da forno, pentola e grill, in mancanza, come suggerito qui, esiste un valido succedaneo col quale portare le atmosfere del piatto anche nelle nostre case.
Non sempre ciò che è bello è anche buono ed è vero anche il contrario :-)
Con questo post partecipo all'Abbecedario culinario mondiale che per la Croazia è ospitato dal blog Ricette e vignette.

1 polpo medio (il mio pesava 650 g.)
650 g. di patate
½ bicchiere di vino
1 cipolla media
1 spicchio d'aglio
olio evo
sale
pepe
prezzemolo
rosmarino
santoreggia

Lavare e pelare le patate, tagliare a tocchetti.
Pulire il polpo e cuocerlo in abbondante acqua bollente salata per 18 minuti.
Trasferire il polpo in una capiente teglia tonda, unire le patate, l'aglio intero, la cipolla affettata sottilmente, gli aromi, il sale, il pepe, completare con qualche giro di olio.
Coprire la teglia con carta alluminio e sigillare con un coperchio da forno dello stesso diametro della teglia. Cuocere in forno ventilato a 180° per 30 minuti, quindi, girare il polpo, versare il vino e cuocere per altri 25 minuti. Bruttino ma squisito :-)

 

domenica 13 marzo 2016

Quanti modi di fare e rifare i tsourèki di nonna Andromaca



Per Pasqua la Cuochina ci porta in Grecia, sul filo dei ricordi, alla ricerca dei sapori perduti dell'infanzia.
Siamo nella profumata e luminosa cucina di Marina, scrutando, mi raccomando senza toccare – sono tanto fragili – i preziosi foglietti su cui nonna Andromaca annotava le sue ricette dolci.
Dobbiamo cimentarci nel suo tsourèki, un morbido e profumato lievitato pasquale portato in Grecia dall'est, dai profughi provenienti dalla Turchia, e presto divenuto anche in Grecia un dolce tradizionale.
Partendo dagli appunti della nonna, Marina ha ricostruito uno tsourèki che potesse in qualche modo riprodurre i sapori e le e i profumi dei suoi ricordi … regalandoci un dolce di infinità bontà.
Soffice leggero e delicato, ha impregnato la mia cucina di un profumo sconosciuto, ineffabile e delizioso, il profumo della Grecia? il profumo dei ricordi?
Ma sarà proprio questo rinnovare i ricordi che ci conduce alla nostra personalissima strada verso l'eternità?
Grazie a Marina per aver condiviso, insieme con i suoi ricordi, questo tesoro che certo non lascerà la mia cucina e alla Cuochina per avercelo fatto scoprire.
Come sempre … quante cose impariamo con la Cuochina :-)

per uno tsourèki
210 g. di lievito madre in forza (rinfrescato tre volte)
300 g. di farina manitoba
120 g. di zucchero semolato
100 g. di burro
2 uova
30 g. di latte
i semini di ¼ di bacca di vaniglia
1/3 di cucchiaino raso di mastiha in polvere
un pizzico di cardamomo macinato
5 g. di mahlab macinato,
1/3 di cucchiaino raso di sale
1 cucchiaino semi di anice
1 tazza d'acqua

per la glassa
1 uovo
1 cucchiaio zucchero a velo
1 cucchiaio acqua

per decorare
mandorle a lamelle
granella di zucchero


In una pentolina portare ad ebollizione l'acqua con i semi di anice, cuocere per un paio di minuti, filtrare e lasciare intiepidire.
Fondere il burro, lasciare intiepidire.
Sbattere le uova con lo zucchero.
Nella ciotola della planetaria unire il lievito madre a pezzetti, la farina e tre cucchiai dell'infuso di semi di finocchio, impastare a velocità minima, frusta a gancio, unire gradatamente il composto di uova e zucchero, il latte, quindi gli aromi e il sale, e, infine, il burro fuso a filo.
Impastare a velocità 2 per 10 minuti, quindi a velocità 3 per 3 minuti. Al termine l'impasto deve essere incordato.
Trasferire sulla spianatoia e continuare ancora l'impasto a mano per qualche minuto, formare una palla, coprire a campana, lasciare riposare per un'ora.
Al termine ricavare dall'impasto tre pezzi di circa 250 g. l'uno. Con ogni pezzo formare un bastoncino lungo circa 50 cm, intrecciare i tre bastoncini, formare un anello unendo i due estremi della treccia, sistemare la chiusura sotto. Posizionare il tsourèki in uno stampo rotondo di 16 cm di diametro ben imburrato, lasciare lievitare coperto in forno con la lucetta accesa per 4 – 5 ore, deve raddoppiare.
Quando la cima dello tsourèki arriverà appena al di sotto del bordo dello stampo spennellarlo con la glassa ottenuta battendo l'uovo con lo zucchero a velo e l'acqua, cospargere con mandorle a lamella e granella.
Cuocere in forno statico, già a temperatura, a 200°, dopo 10 minuti abbassare la temperatura a 180° e continuare la cottura per altri 20 – 25 minuti, controllando con uno stecchino l'effettiva cottura del dolce.
Sfornare, sformare appena possibile, raffreddare su una gratella. 




 

Il prossimo mese siamo tutti da Anna, dobbiamo preparare i suoi panzarotti.

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mercoledì 2 marzo 2016

Il boorma per l'Abbecedario culinario mondiale



L'Abbecedario ci porta in Armenia cioè ci apre le porte del mondo perché, a seguito della diaspora, il popolo armeno si è disperso per il mondo, tanto che la maggior parte degli armeni vive all'estero.
Un popolo disperso rischia, nell'omologazione, di perdere la propria identità a meno che non riesca a conservare i propri elementi identitari, lingua, religione, tradizioni e, tra queste, ovviamente, la cucina.
La ripetizione di gesti antichi, simbolici, la permanenza di sapori, profumi, colori di famiglia, di casa ed insieme con essi i ricordi, la narrazione, la memoria, può essere uno strumento per preservare la cultura di un popolo che, altrimenti, nella conformazione potrebbe risultare assorbita, assimilata dalla cultura dominante.
Non a caso nella diaspora le tradizioni, anche culinarie, si sarebbero preservate con maggiore forza che in madrepatria dove maggiore sarebbe stata l'assimilazione determinata dall'imposizione del modello russo – sovietico.
Cercando ricette armene sono incappata in un meraviglioso blog che si propone di preservare un patrimonio culturale della cucina armena, una ricetta alla volta. 
Preservare per perpetuare e trasmettere.
Così un po' d'Armenia è entrata anche nella mia cucina :-)
Il boorma è un particolarissimo dolce armeno dalla forma unica, originale, realizzato con gli stessi ingredienti della paklava, ma con una diversa tecnica di preparazione anch'essa originale ma semplicissima, che ne fanno però un dolce diverso, più aereo, leggero e delicato.
Il boorma come la paklava esprime la cultura dell'ospitalità, del dono, della cura, resa al meglio dalle meravigliose sequenze del film “Quella strada chiamata paradiso” che possiamo rivedere qui.
Come dice Robyn se vi piace la paklava vi innamorerete del boorma.
Noi ci siamo innamorati :-)
Con questo post partecipo all'Abbecedario culinario mondiale che per l'Armenia è ospitato dal blog La cucina di Cristina.


225 g. di pasta fillo
225 g. di mandorle e pistacchi tritati
1 cucchiaio e ½ di zucchero
½ cucchiaino di cannella
100 g. di burro

Sciroppo semplice
½ tazza d'acqua
1 tazze di zucchero
una goccia di succo di limone


Fondere delicatamente il burro in un pentolino a fuoco medio. Togliere dal fuoco, lasciare riposare per 5 minuti. Raccogliere il burro chiarificato in una ciotola separandolo dalla parte acquosa rimasta sul fondo della pentola.
Preparare lo sciroppo.
Scaldare lo zucchero e l'acqua in un pentolino fino a quando lo zucchero non si sarà sciolto quindi aggiungere il succo di limone, lasciare raffreddare, usare freddo.
Disporre la pasta fillo sul piano di lavoro, coprirla con un panno asciutto.
Mescolare i pistacchi e le mandorle con lo zucchero e la cannella.
Prendere un singolo foglio di pasta fillo e piegarlo a metà. Spennellare con burro fuso insistendo, in particolare, sui bordi
Cospargere un cucchiaio del composto sulla parte superiore della pasta in maniera uniforme.
Posizionare una bacchetta di legno (io ho usato in cucchiaio di legno con un manico piuttosto lungo) sul margine della pasta più vicino a noi, arrotolare la pasta su sé stessa intorno al legno piuttosto strettamente. Compattare. Posizionare le mani su entrambe le estremità del rotolo, premere dall'esterno verso il centro facendo arricciare la pasta. Far scorrete delicatamente il boorma lungo il legno e posizionarlo su una teglia protetta da carta da forno. É più facile a farsi che a dirsi, il video esemplificativo è qui.
Continuare fino ad esaurimento degli ingredienti.
Cuocere in forno statico già a temperatura a 180° per circa 10 minuti (nel mio forno) o, comunque, fino a quando il boorma è dorato.
Raffreddare completamente.
Tagliare i boorma a fette e solo al momento di servire, sui boorma da servire, lasciare cadere qualche goccia di sciroppo.



L'Abbecedario Culinario Mondiale!

Per il post mi sono documentata qui e qui.
Un grazie alla mia amica Francesca che mi ha parlato tanto del film "Quella strada chiamata paradiso"  e che, qualche anno fa, oltre che a vedere il film mi ha spinto leggere  il libro di Sonya Orfalian "La cucina d'Armenia".

sabato 20 febbraio 2016

Pollo all'arancia e gamberoni in agrodolce per l'Abbecedario culinario mondiale



In famiglia siamo appassionati di cucina cinese, così, approfittando della tappa dell'Abbecedario, per allestire un bel pranzetto cinese,la tentazione era irresistibile :-) Ecco, dopo la zuppa come è continuato …
Con questo post partecipo all'Abbecedario culinario mondiale che, per la Cina è ospitato dal blog Un'arbanella di basilico.

Pollo all'arancia, jī yǔ chéngsè 鸡与橙色

300 g. di petto di pollo
1 radice di zenzero fresco
4 cipolline novelle
il succo di 1 arancia
1 cucchiaio di salsa di soia
1 cucchiaio di aceto
1 cucchiaino di zucchero
sale
semi di sesamo
olio di arachidi

Tagliare il pollo a bocconcini piuttosto piccoli, passarli nella farina.
Affettare le cipolline e, separatamente, lo zenzero.
Scaldare l'olio nel wok, unire i bocconcini di pollo e friggerli fino quando saranno dorati. Toglierli con un mestolo forato, mettere da parte.
Buttare tutto l'olio meno un cucchiaio, scaldarlo, unire le cipolline, lasciarle insaporire dolcemente per qualche minuto, quindi unire il succo delle arance filtrato, lo zenzero, l'aceto, la salsa di soia, lo zucchero e un pizzico di sale.
Continuare la cottura ancora per qualche minuto fino a che la salsa sarà ristretta, unire i bocconcini di pollo, lasciare insaporire.
Spolverare con semi di sesamo e decorare cipolline a fettine.


Gamberoni in agrodolce, táng cù dà xiā 糖醋大虾

225 g. di gamberoni
1 albume
1 cucchiaio di farina
una cipollina tritata
2 fette di radice di zenzero
olio di arachidi

per la salsa
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaio di vino di riso (o sherry secco)
1 cucchiaio di salsa di soia
1 cucchiaio di aceto
2 cucchiai di farina
2 cucchiai di brodo di base per zuppe

Lavare e sgusciare i gamberoni.
Sbattere l'albume con la farina, immergervi i gamberi rigirandoli più volte.
Scaldare l'olio nel wok, unire i gamberi e friggerli fino quando saranno dorati.
Toglierli con un mestolo forato, mettere da parte.
Buttare tutto l'olio meno un cucchiaio, scaldarlo, aggiungere lo zenzero, la cipolla, lo zucchero. il vino, la salsa di soia e l'aceto, mescolare bene. Quando lo zucchero sarà sciolto rimettere i gamberoni nel recipiente e legare tutto con la farina sciolta nel brodo. Mescolare tutto e servire quando la salsa sarà densa.

Per accompagnare i due piatti

riso bollito, mǐfàn 米饭
250 g. di riso a grana lunga
4, 5 dl di acqua

Lavare bene il riso sotto l'acqua fredda, metterlo in una casseruola, aggiungere l'acqua, portare ad ebollizione. Mescolare spesso per evitare che il riso attacchi al fondo del recipiente. Abbassare la fiamma, coprire e lasciare cuocere per 15 minuti.
Spegnere il fuoco, lasciare riposare per 10 minuti quindi sgranare il riso con 2 forchette. Servire.

L'Abbecedario Culinario Mondiale!

Per la ricetta dei gamberoni e del riso da accompagnamento “La cucina cinese”, Edigramma, non è indicato l'autore.
Per il pollo all'arancia ho preso spunto qui.


venerdì 12 febbraio 2016

Zuppa di pollo e prosciutto per l'Abbecedario culinario mondiale



Eccomi in Cina.
Raggiungo la mia amica Carla Emilia con una calda zuppa, semplice e ritemprante, con questo freddo c'è ne proprio bisogno!
In Cina le zuppe si servono a fine pasto, dopo le altre portate, quasi un digestivo, noi l'abbiamo gustata all'inizio, come piacevole stuzzichino, a presto le altre portate ….
Con questo post partecipo all'Abbecedario culinario mondiale che per la Cina è ospitato dal blog Un'arbanella di basilico.

鸡汤和火腿 jītāng hé huǒtuǐ

100 g. di petto di pollo
100 g. di prosciutto cotto
6 dl di brodo per zuppe
un cucchiaio di cipolline tritate
un cucchiaino di sale

Tagliare a pezzi il pollo e il prosciutto a pezzetti piccoli.
Mettere il brodo in una casseruola, portarlo ad ebollizione, unire il prosciutto e il pollo. Lasciare bollire per circa 1 minuto.
Sistemare le cipolline e il sale in una zuppiera, versare la zuppa, servire subito.


Brodo per zuppe 高汤 gāotāng

per due litri di brodo:
1kg. e ½ di carne di pollo o di maiale
2 litri e ¾ di acqua
3 – 4 cipolline
6 fette di radice di zenzero

Sistemare in una pentola le cipolle intere e lo zenzero, aggiungere la carne e l'acqua.
Portare ad ebollizione, schiumare, abbassare la fiamma. Cuocere a fuoco basso coperto per circa 2 ore e mezza. Quindi spegnere e lasciare raffreddare. Passare in frigo per almeno tre ore, eliminare il grasso che si sarà formato in superficie. Togliere la carne.


Da “La cucina cinese”, Edigramma, non è indicato l'autore



L'Abbecedario Culinario Mondiale!

domenica 24 gennaio 2016

Hokey pokey per l'Abbecedario culinario mondiale


L'Abbecedario ha ripreso il suo vorticoso giro tra le cucine del mondo!
Siamo in Nuova Zelanda, letteralmente agli antipodi, anzi proprio al contrario :-)
E cosa si mangia e si cucina nella patria dei Māori, tra le aspre cime della Terra di Mezzo?
Immaginavo piatti semplici ed essenziali, ho trovato …. zucchero e caramelle!
Queste infatti non sono rocce spigolose ma delle caramelle leggerissime, croccanti e zuccherine, gli hokey pokey, tanto diffuse e popolari da divenire parte stessa del patrimonio culturale della Nuova Zelanda, una dolcissima icona kiwiana.
E ho trovato anche l'Italia!
Si, infatti, pare che l'espressione hokey pokey derivi dall'esclamazione “Oh che poco” con cui i venditori italiani richiamavano l'attenzione degli acquirenti offrendo proprio queste caramelle.
Quanto sono strani e articolati i percorsi  del gusto!
Con questo post partecipo all'Abbecedario culinario mondiale che per la Nuova Zelanda è ospitato dal blog Gata da plar.

4 cucchiai di zucchero
2 cucchiai di miele (nella ricetta originale golden syrup)
1 cucchiaino raso di bicarbonato

In una pentola dal fondo spesso unire lo zucchero e il miele, cuocere a fuoco lento mescolando continuamente con un cucchiaio di legno fino a che gli zuccheri non saranno sciolti, quindi aumentare la fiamma e continuare la cottura, senza più mescolare, ancora per 4 – 5 minuti. Portare ad ebollizione, il colore del composto diverrà man mano dorato, attenzione che non bruci.
Quando il composto sarà di un bel colore dorato tendente al caramello, togliere dal fuoco, unire il bicarbonato, mescolare velocemente, trasferire su una teglia protetta da carta forno. Lasciare raffreddare, tagliare a piccoli pezzi.
Un'avvertenza, queste caramelle sono particolarissime quanto a gusto, sapore e consistenza, e, quindi, sicuramente da provare, ma piccole, moderate dosi, non è un caso la ricetta preveda minime quantità di ingredienti, resistiamo alla doppia dose :-)
Proviamoli, come in Nuova Zelanda, sbriciolati, sul gelato, nella cioccolata, puri o ricoperti, o, in versione gourmet, accompagnati da panna acida …. un'esperienza trascendentale :-)


Per la ricetta qui, per il dressing gourmet qui.
 
L'Abbecedario Culinario Mondiale!

venerdì 18 dicembre 2015

Baitsaany salat per l'abbecedario culinario mondiale


Dalle spiagge della Tunisia alle steppe della Mongolia, una bella escursione termica!
L'Abbecedario culinario riprende il suo viaggio, siamo in Mongolia.
Ci aspetta il nostro ambasciatore, l'Uomo in bagno, con un fumante piatto di bansh …. ed io …. porto il contorno …. una fresca insalata che ben si accompagna ad un piatto di carne.
Un'insalata in Mongolia? Una rarità!
Considerata la conformazione del territorio desertico e montuoso, che rende la superficie coltivabile molto limitata, in Mongolia le verdure sono piuttosto rare, bisogna accontentarsi di ciò che cresce spontaneamente sfidando il freddo e le intemperie.
E quando si trovano la loro preparazione, come del resto quella di tutti i piatti mongoli, è semplice ed essenziale, lontana dai nostri canoni, che tra l'altro non è detto che siano “migliori” o “prevalenti”.
L'Abbecedario serve anche a questo …. ad abbandonare i preconcetti scoprendo che in definitiva non si è mai tanto lontani :-)
Con questo post partecipo all'Abbecedario culinario mondiale che per la Mongolia è ospitato dal blog Un uomo dal bagno alla cucina.

200 g. di cavolo cappuccio affettato sottilmente
100 g. di carote tagliate a julienne
3 cucchiai da tavola aceto bianco
3 cucchiai da tavola di acqua
1cucchiaio raso da tavola di zenzero essiccato in polvere
2 cucchiai da tavola di zucchero di canna

In una ciotolina unire l'acqua, l'aceto, lo zenzero e lo zucchero di canna, mescolare.
Versare sulle verdure, mescolare il tutto.
Trasferire in frigorifero. Lasciare insaporire per circa 20 minuti
Scolare l’eventuale liquido in eccesso.
Servire
La ricetta è presa qui
 

L'Abbecedario Culinario Mondiale!