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lunedì 8 febbraio 2016

I migliacci per la settimana di carnevale


Oggi, per il Calendario del Cibo Italiano AIFB, inizia la settimana del carnevale di cui è ambasciatrice Ilaria Talimani, nella pagina dedicata al Calendario possiamo leggere il suo articolo per approfondire ricette, tradizioni e storia del carnevale in Italia.
Il mio contributo è una ricetta d'altri tempi, propria della tradizione contadina dei mondi Lattari che mi sembrava doveroso includere nel Calendario del Cibo italiano.
La mia personale ricerca dei piatti “perduti” della tradizione contadina mi ha condotto, a Carnevale, dritta dritta al migliaccio, precisamente ai migliacci. Perché di migliaccio la cucina campana non ne conosce uno solo, ma una molteplicità.
Dolce, salato, con semola di grano duro o farina di mais, con o senza pasta e ripieno … pare che ogni paesino abbia il suo migliaccio!!!
Qualche anno fa vi ho presentato il migliaccio che faccio io, ricetta ricevuta in dono e come un dono condivisa.
Adesso è arrivato il momento di immergerci nel passato della tradizione contadina dei monti Lattari e tradurre in atto un vecchio ricordo di famiglia.
Mia nonna raccontava di certe pizze fatte di spaghetti e semola, ripiene di salsiccia secca, fritte e spolverate di zucchero e confettini che preparava sua mamma, la mia bisnonna, che immagino li, vestita di grigio, a spargere manciate di zucchero sui suoi migliacci, augurio di abbondanza nella povertà di quei tempi, prima dell'imminente quaresima.
Di quei migliacci non ne ho mai assaggiato.
Con l'età ho sviluppato una notevole attrazione per sfumature nascoste dietro apparenti dissonanze di sapore.
Era inevitabile la prova...
Con questo post partecipo alla Settimana del carnevale del Calendario del cibo italiano AIFB.


400 g. di spaghetti
250 g. di semola di grano duro
2 litri (circa) di acqua
1 cucchiaio di sugna
3 uova
1 salsiccia secca (200 – 250g)
sale
pepe
zucchero semolato
diavolini
Portare a bollore l'acqua, salare, calare gli spaghetti spezzati a metà (o in tre parti), cuocere fino a metà cottura quindi abbassare la fiamma, unire la semola a fontana sempre mescolando per evitare che formino grumi. Continuare la cottura per ancora per 5 minuti, il tempo di cottura della semola, sempre mescolando, eventualmente aggiungendo altra acqua bollente, poco alla volta,  il composto dovrà risultare morbido ma compatto. Al termine, regolare di sale, unire un cucchiaio di sugna e una spolverata di pepe continuando a mescolare per amalgamare bene tutto.  Lasciare raffreddare per 5 – 10 minuti, unire le uova e le fettine di salsiccia tagliate a metà.
Sistemare il composto a cucchiaiate in piatti fondi che fungeranno da formelle, riempirli completamente, livellare bene, lasciare raffreddare. Sformare i migliacci eventualmente aiutandosi con una forchetta (comunque vengono via semplicemente) uno alla volta passandoli direttamente in padella.

Friggere a fuoco medio – alto, coperto, fino a che i migliacci saranno ben dorati da entrambi i lati. Per la frittura ho provato sia l'olio che la sugna, nella sugna è un'altra cosa...

Sono buoni già così, se vi va di provare un cibo semplice, di altri tempi, spolverateli ancora caldi con zucchero semolato e confettini, il dolce e il sapido si esaltano a vicenda.

lunedì 16 febbraio 2015

I migliacci


La mia personale ricerca dei piatti “perduti” della tradizione contadina mi conduce, a Carnevale, dritta dritta al migliaccio, precisamente ai migliacci. Perché di migliaccio la cucina campana non ne conosce uno solo, ma una molteplicità.
Dolce, salato, con semola di grano duro o farina di mais, con o senza pasta e ripieno … pare che ogni paesino abbia il suo migliaccio!!!
Qualche anno fa vi ho presentato il migliaccio che faccio io, ricetta ricevuta in dono e come un dono condivisa.
Adesso è arrivato il momento di immergerci nel passato della tradizione contadina dei monti Lattari e tradurre in atto un vecchio ricordo di famiglia.
Mia nonna detestava il semolino, come del resto tutte le salse e gli intingoli bianchi, compresa la panna, così a Carnevale non preparava migliacci, che sostituiva con favolose pizze di pasta. Raccontava però di certe pizze salate fatte di spaghetti e semola, ripiene di salsiccia secca, fritte e spolverate di zucchero e confettini che preparava sua mamma, la mia bisnonna, che immagino li, vestita di grigio, a spargere manciate di zucchero sui suoi migliacci, augurio di abbondanza nella povertà di quei tempi, prima dell'imminente quaresima.
Di quei migliacci non ne ho mai assaggiato.
Con l'età ho sviluppato una notevole attrazione per sfumature nascoste dietro apparenti dissonanze di sapore.
Era inevitabile la prova...


400 g. di spaghetti
250 g. di semola di grano duro
2 litri (circa) di acqua
1 cucchiaio di sugna
3 uova
1 salsiccia secca (200 – 250g)
sale
pepe

zucchero semolato
diavolini

Portare a bollore l'acqua, salare, calare gli spaghetti spezzati a metà (o in tre parti), cuocere fino a metà cottura quindi abbassare la fiamma, unire la semola a fontana sempre mescolando per evitare che formino grumi. Continuare la cottura per ancora per 5 minuti, il tempo di cottura della semola, sempre mescolando, eventualmente aggiungendo altra acqua bollente, poco alla volta,  il composto dovrà risultare morbido ma compatto. Al termine, regolare di sale, unire un cucchiaio di sugna e una spolverata di pepe continuando a mescolare per amalgamare bene tutto.  Lasciare raffreddare per 5 – 10 minuti, unire le uova e le fettine di salsiccia tagliate a metà.
Sistemare il composto a cucchiaiate in piatti fondi che fungeranno da formelle, riempirli completamente, livellare bene, lasciare raffreddare. Sformare i migliacci eventualmente aiutandosi con una forchetta (comunque vengono via semplicemente) uno alla volta passandoli direttamente in padella.


Friggere a fuoco medio – alto, coperto, fino a che i migliacci saranno ben dorati da entrambi i lati. Per la frittura ho provato sia l'olio che la sugna, nella sugna è un'altra cosa...


Sono buoni già così, se vi va di provare un cibo semplice, di altri tempi, spolverateli ancora caldi con zucchero semolato e confettini, il dolce e il sapido si esaltano a vicenda.




domenica 16 novembre 2014

Kesar suji halwa per l'abbecedario culinario mondiale


Questo mese l'Abbecedario fa tappa in India permettendoci di portarne un assaggio nelle nostre cucine.
Leggiamo, osserviamo, studiamo, comprendiamo ….. immagini inconsuete e allettanti si prospettano ai nostri occhi, ci ammaliano ….. piatti intriganti, tutti da scoprire, si fanno avanti, si propongono …. virtualmente li prepariamo tutti …. qualcuno realmente :-)
Tra le migliaia di specialità indiane la mia scelta è caduta sul suji halwa, un halwa fatto di semolino, il mio comfort food preferito, potevo mai esimermi dall'assaggio :-)
L'halwa è un dolce antico, diffuso dal mediterraneo orientale a tutto il medio oriente, in India, in Pakistan, e persino nei paesi balcanici, dolce per eccellenza, lo stesso termine halva, in ebraico antico, è letteralmente “dolce”.
In India l'halwa è a base di semolino o di farina di frumento, arricchito di frutta secca, solitamente anacardi e uvetta, e tradizionalmente molto colorato giallo, arancio, rosso …. colori naturali, ma non sempre, spesso, nella ricerca di una decisa colorazione si utilizzano colori artificiali e, quindi, non particolarmente salutari.
La cottura estremamente particolare esalta la struttura del dolce che, appena fatto, è realmente un velluto, un'esperienza degustativa assolutamente particolare, da provare almeno una volta ….
Con questo post partecipo all'Abbecedario Culinario Mondiale che per l'India è ospitato dal Blog di Cindystar.


1 cup di semolino
2 cup di acqua
1 bustina di zafferano in polvere sciolta in 2 cucchiai di acqua
5 cucchiai di burro chiarificato
¾ cup di zucchero
¼ cup di anacardi
4 baccelli di cardamomo

Sciogliere lo zafferano in 2 cucchiai di acqua calda.
Scaldare una padella e cuocere la semola per 10-11 minuti a fuoco lento, mescolando, soprattutto nel centro, in modo che la semola non bruci. Mettere da parte.
In in un'ampia padella sciogliere il burro chiarificato, unire gli anacardi e lasciarli friggere fino a doratura. Aggiungere il semolino tostato e mescolando bene per fargli incorporare il burro. Dopo 2-3 minuti aggiungere il cardamomo schiacciato.
Cuocere a fuoco basso per 12-15 minuti.
Nel frattempo portare l'acqua e lo zucchero ad ebollizione, quando lo sciroppo bollirà decisamente, allontanare dal fuoco e tenere da parte.
Aggiungere alla semola, lentamente e gradualmente, lo sciroppo di zucchero caldo mescolando sempre, soprattutto al centro, e facendo attenzione a che non si formino grumi. Unire lo zafferano sciolto in acqua. Mescolare bene per uniformare la colorazione. Cuocere ancora per 5 – 6 minuti
Servire caldo.

La ricetta originale è qui

L'Abbecedario Culinario Mondiale!