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lunedì 27 gennaio 2025

La mia insalata di quinoa con gamberi frutta e arancia grigliata per il Club del 27



 


Buongiorno e ben ritrovati in questo nuovo anno che, come si suol dire, sembra partito con il piede giusto,, speriamo bene e speriamo di ritrovare la frequenza e la familiarità delle nostre chiacchiere culinarie.

Questo mese nel Club del27 si cucina il libro di Jamie Schler “Orange appeal”, e, ricchi di questa sferzata vitaminica, apriamo in arancio il nuovo anno del nostro Club con tante bellissime e buonissime ricette colorate e sane.

Io ho scelto un'insalata che, perdonerete, vedete in versione bowl, ma la suggestione era tanta.

Buonissima, provatela, di un buono insospettabile … la rifarete 😍

Con questo post principio l'anno e anche questo mese, con la tessera n. 37, partecipo al Club del 27.

Non perdete le altre fantastiche ricette profumate e agrumose, le trovate tutte qui.



Ingredienti per 2 persone

1 arancia grande
2 fichi grigliati (io li ho omessi) o altra frutta di stagione (ciliegie, mirtilli, lamponi o pesche in primavera e estate)
1 pera matura, a fette
1/2 avocado o più, tagliato nel senso della lunghezza in 6 o 8 spicchi
260 g di quinoa cotta (io ho usato un mix di quinoa e burgur integrale)
100g di gamberi lessati
3 cucchiai di prezzemolo fresco tritato
1/4 di cipolla rossa, sbucciata, affettata sottile e ridotta a striscioline
3 o 4 cucchiai di feta (o capra o primosale) sbriciolato
8 ciliegie mature, snocciolate e dimezzate e/o 2 cucchiai di bacche essiccate
(io ho utilizzato un mix di bacche rosse essiccate tra cui ciliegie)
un cucchiaio di noci (o altra frutta secca) o semi
3 cucchiai di olio extravergine d'oliva più extra per grigliare
1-1/2 cucchiai di aceto balsamico
2 cucchiai di succo d'arancia
Pepe nero macinato fresco
Sale

Cuocete la Quinoa (o il mix di cereali prescelto) in abbondante acqua salata (secondo le indicazioni del produttore). Scolatela e lasciatela raffreddare (nel libro non è previsto il raffreddamento, ma io ho preferito utilizzare la quinoa a temperatura ambiente).

Nel frattempo grigliate le arance e le pere, l'autrice indica di grigliare anche l'avocado. Io non l'ho fatto fidandomi del parere di mio figlio, cultore di avocado a differenza mia, che dissentiva sulla grigliatura.

Unite alla quinoa i gamberi, il prezzemolo, la cipolla, il formaggio e il mix di bacche rosse
In una ciotola separata, sbattere insieme l'olio, l'aceto, il succo d'arancia, il pepe e il sale e irrorare l'insalata. Mescolare e aggiustare di condimento se necessario.
Dividere l'insalata tra 2 piatti.

Disporre la frutta grigliata e l'avocado sull'insalata e completare con le noci o i semi per dare un gradevole crunch all'insalata.







mercoledì 27 gennaio 2021

La mia zuppa di lenticchie rosse al curry per il club del 27

 


In questo gelido gennaio niente di meglio di una calda zuppa.

Ci ha pensato il Club del 27 a selezionare le più buone, confortevoli e particolari tra le zuppe praticate nell'orbe terraqueo.

Insomma non la solita minestra qui nel Club del 27!

Io ho preparato una zuppa di lenticchie rosse, rifatela,  vi stupirà!

Non perdete le meravigliose colorate e prelibate zuppe del Club del 27, le trovate tutte qui.

Anche questo mese con la tessera n. 37 partecipo al Club del 27.

Proud to be a member

Ingredienti per 4 persone

1 tazza di lenticchie rosse decorticate, sciacquate

4 tazze di brodo vegetale

2 cucchiai di burro non salato

1 cipolla, tritata finemente

3 spicchi d'aglio, tritati

1 cucchiaio di zenzero fresco grattugiato

1 cucchiaio di curry in polvere

1 pomodoro grande, privato del torsolo, dei semi e tagliato a pezzi da ¼ di pollice

Sale e pepe

2 cucchiai di prezzemolo (coriandolo) fresco tritato

½ tazza di yogurt bianco

Cuocete le lenticchie nel brodo non salato fino a quando saranno tenere e la maggior parte del liquido sarà assorbito.

Nel frattempo, sciogliete a fuoco medio il burro in una padella dal fondo spesso , unite la cipolla e cuocete fino a quando non si sarà ammorbidita, aggiungete l'aglio, lo zenzero e il curry in polvere mescolate e cuocete ancora pochissimo giusto per insaporire

Incorporate alle lenticchie il pomodoro e le 2 tazze di brodo rimanenti e cuocete a fuoco lento fino a quando le lenticchie saranno molto tenere e gli aromi.

Regolate di sale e pepe.

Cospargete le singole porzioni con prezzemolo e una cucchiaiata di yogurt se gradito (io l'ho omesso)


domenica 9 aprile 2017

Quanti modi di fare e rifare il tagano agrigentino


Buona domenica, anche questo mese ci ritroviamo nella cucina della Cuochina, prepareremo il tagano, piatto tipico dell'agrigentino, in particolare di Aragona.
Il tagano è una particolarissima pasta al forno preparata solitamente il Sabato Santo per essere consumata a Pasquetta, a fette come una ricchissima e fastosa torta rustica.
La preparazione deve il suo nome al particolare stampo di cottura, appunto il tagano, un recipiente in terracotta prodotto solo ad Aragona, taganu o tianu infatti in siciliano vuol dire tegame.
Io l'ho rifatto, affascinata dalla crosticina croccante e dall'aspetto sontuoso non potevo che ispirarmi alla nostra pasta al forno, che chiama i paccheri e la provola o il fiordilatte. Per il resto ho dimezzato il numero delle uova, nella ricetta consigliata dalla Cuochina già ridottissimo rispetto alle ricette tradizionali che si trovano in rete, e adottato il suggerimento del latte, non amo molto il sapore delle uova :-)
Ne è uscita una cosa favolosa che è piaciuta a tutti e che sicuramente rifaremo.
Ancora una volta, quante cose impariamo con la Cuochina!


Ingredienti per uno stampo apribile di 24 cm

400g di paccheri di Gragnano
200g di carne macinata (metà suina e metà bovina)
150g di passata di pomodoro
2 uova
100g di latte
1 cipolla bianca
150g di piselli freschi pesati senza buccia
1 provola di Agerola (circa 300g)
50g di pecorino grattugiato
50g di pane grattugiato
olio extravergine di oliva
sale e pepe

Lasciare asciugare la provola in frigo per una notte.
In una capiente pentola soffriggere la cipolla tritata con 4 - 5 cucchiai di olio, aggiungere la carne, rosolare, salare, pepare, unire la passata di pomodoro.
Cuocere per circa un'ora, il sughetto non deve essere troppo asciutto.
Dieci minuti prima di spegnere il fuoco aggiungere i piselli.
Cuocere la pasta in abbondante acqua salata, scolarla al dente, condirla con il ragù.
Versare un terzo della pasta nello stampo precedentemente rivestito da carta forno, spennellato di olio e cosparso di pane grattugiato.
Sbattere le uova col pecorino e il latte, salare, e versarne un terzo circa sul primo strato di pasta. Allineare sopra delle fettine di provola.
Fare un altro strato come il precedente ed ancora un altro, fino a tre strati. Per ultimo finire con la provola, le uova sbattute e il pane grattugiato.
Cuocere in forno ventilato già a temperatura a 200 °C per circa 20 minuti o, comunque, finché non si sarà formata una crosticina dorata. 


Il prossimo mese non siamo di nuovo qui, prepareremo i tranci di pesce alla romagnola

http://quantimodidifareerifare.blogspot.it/2016/08/la-cucina-regionale-della-cuochina_21.html

LA NOSTRA CUOCHINA

domenica 12 marzo 2017

Quanti modi di fare e rifare il gulasch di manzo



Buona domenica, ci ritroviamo anche oggi nella cucina della Cuochina, cucineremo un tipico piatto Altoadesino il Rindsgulasch, il gulasch di manzo.
Ero curiosissima di assaggiarlo, quell'intingolo piccantino e corposo mi intrigava da tempo, poi tra una cosa e l'altra in tanti anni non l'ho mai preparato.
Ci voleva proprio la Cuochina!
Ed ecco che neppure stavolta l'ho preparato!
Precisamente la mia anima partenopea è straripata abbracciando il gulasch che in cottura sembrava così tanto simile alla nostra carne e patate arrecanata che non ho potuto resistere, una patata alla fine c'è cascata :-)
E il mio gulasch partenotirolese? Una delizia, ha conquistato tutti … certo che lo rifaremo!
Grazie alla Cuochina per la bellissima ricetta e ancora una volta …. quante cose impariamo con la Cuochina!

250g di manzo (per me bianco costato)
1 patata media
100g di passata di pomodoro
1 cipolla
brodo qb
1 cucchiaio di olio
1 spicchio d'aglio
alloro
maggiorana
cumino
paprika
peperoncino
sale

In una capiente pentola far appassire a fuoco lento la cipolla tritata finemente in un cucchiaio di olio. Insaporire con un cucchiaino di paprika e mezzo peperoncin. Aggiungere la carne tagliata a grossi dadi e far soffriggere per qualche minuto, unire poi la passata di pomodoro, l'aglio, due foglie di alloro, un pizzico di cumino e un cucchiaino di maggiorana, il brodo ed il sale. Mescolare.
Cuocere a fuoco moderato, coperto, per 2 o 3 ore mescolando di tanto in tanto per evitare che la carne si attacchi sul fondo.
A cottura la carne deve risultare morbida e tenera.
Una mezz'oretta prima della completa cottura unire una patata tagliata a tocchetti, mescolare, continuare a fuoco moderato fino a che la patata risulterà cotta ma non disfatta.
Al termine, togliere l'aglio e le foglie di alloro, servire il gulasch e patate ben caldo. 

 
Il prossimo mese siamo di nuovo qui dalla Cuochina, cucineremo il Tagano agrigentino, ci portiamo avanti per Pasqua!

http://quantimodidifareerifare.blogspot.it/2016/08/la-cucina-regionale-della-cuochina_28.html

sabato 29 ottobre 2016

Zucca e fagioli


Oggi il Calendario del Cibo Italiano celebra i fagioli, un alimento antico e benefico, che accompagna da sempre la storia dell'uomo.
Conosciuto e coltivato fin dall'antichità, il fagiolo ha rappresentato parte essenziale dell'alimentazione della civiltà che si affacciavano sul mediterraneo, tanto importante da assurgere, per gli egiziani, a cibo rituale consumato dai sacerdoti in occasione di particolari culti o solennità.
Per i romani invece il fagiolo era il cibo del popolo, rozzo e comune, tanto da essere definito da Virgilio vilem phaeseulum in contrapposizione ad altri cibi ben più raffinati riservati ai ceti sociali più elevati. Questa considerazione non impedisce però ad Apicio di riservare un intero capo del suo De re coquinaria ai legumi e, tra essi, i fagioli.
I fagioli conosciuti dagli antichi non sono però i “nostri” fagioli, i phaeseolus vulgaris, che, giunti dalle Americhe, più grossi, prolifici e resistenti, soppiantarono in breve tempo la coltivazione del autoctono e antico dolichos, fagiolo dall'occhio.
Tanto e molto altro ancora sui fagioli e la loro storia nell'articolo della nostra ambasciatrice Elena Broglia del blog Zibaldone Culinario che sicuramente ci riserverà bellissime ricette. 
Il mio contributo è una tradizionale zuppa campana calda e piccantina profumata di prezzemolo un comfort food semplice e sostanzioso.
Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale dei Fagioli del Calendario del Cibo Italiano AIFB.



250 g. di fagioli precedentemente ammollati e lessati
500 g. di zucca a dadini
aglio
1 peperoncino
qualche rametto di prezzemolo
sale
olio extravergine di oliva
In una capiente pentola soffriggere l'aglio schiacciato in qualche giro d'olio, unire la zucca, il prezzemolo e il peperoncino, salare. Cuocere a fuoco moderato, coperto per circa mezz'ora, la zucca dovrà cuocersi ma non disfarsi. Unire i fagioli, regolare di sale, continuare la cottura ancora per una decina di minuti.



Per il post mi sono documentata qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Phaseolus_vulgaris
https://en.wikipedia.org/wiki/Dolichos_(plant)
https://it.wikipedia.org/wiki/Vigna_unguiculata
http://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/orto-frutti/fagioli-dolici-e-americani.html 
 
http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/

giovedì 23 giugno 2016

Parmigiana ricca di zucchine per il Calendario del Cibo Italiano


Come molti altri alimenti profondamente radicati nella cultura gastronomica italiana tanto da essere sentiti come propri, autoctoni, la zucchina viene da lontano, dalle Americhe, frutto delle scorribande dei conquistadores, souvenir insoliti da portare al cospetto dei sovrani spagnoli.
La zucchina è una cucurbitacea, come la zucca da cui prende il nome , una cugina del cocomero per intenderci, meno dolce e zuccherina ma non meno prelibata, almeno se si sa cucinare.
Della zucchina infatti si consuma il frutto acerbo, ancora molto succulento e tenero con i semi in embrione, il frutto maturo, più duro e asciutto, dalla polpa invasa da grossi semi, è invece immangiabile.
Ricche di potassio dalle notevoli proprietà diuretiche, rinfrescanti ed emolienti, salutari e dietetiche, le zucchine, in sé, dal punto di vista organolettico non sono particolarmente saporite, hanno un sapore piuttosto neutro che, però si presta adeguatamente preparato, combinato, alle più disparate e gustose preparazioni.
A Napoli le zucchine alla scapece, ad esempio, sono un must, oppure, spostandoci sulla costiera, favolosi sono pure gli gli spaghetti alla Nerano o le famose linguine zucchine e vongole, tornando poi alla cucina casalinga anche semplicemente, tagliate a spicchi e fritte sono un buonissimo contorno che diventa, arricchito da uova e formaggio, la frittata di zucchine, un ottimo secondo alla buona.
Le nostre nonne spesso le preparavano a parmigiana, 'ndurat e fritt, e poi accoppiate sul fuoco, una fetta sull'altra, spolverate di formaggio e, al centro, la mozzarella o stratificate in forno.
Anzi pare che in origine, almeno a Napoli, la parmigiana si preparasse proprio con le zucchine e non con le melanzane.
La ricetta di zucche lunghe alla parmigiana, in effetti l'embrione della nostra parmigiana, era già presente in uno dei primi ricettari della cucina napoletana, 1778, il Cuoco Galante di Vincenzo Corrado, che, invece, nello stesso ricettario, con riferimento ai petronciani, le melanzane, si limita a consigliare di prepararli alla maniera di zucche, pastinache e pomodori.
Ed eccone una versione moderna molto ricca e versatile un ottimo piatto unico o un prelibato finger food, a voi la scelta ….

Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale della Zucchina del Calendariodel Cibo Italiano AIFB. Nell'articolo della nostra ambasciatrice Camilla Assandri ancora tanto sulle zucchine e la loro storia e tante bellissime ricette.

6 zucchine grandi
4 uova
farina per impanare
1 litro di besciamella (la ricetta delle sorelle Simili è qui)

1 provola da circa 500 g.
200 g. di prosciutto cotto in una sola fetta e ridotto a dadini
parmigiano grattugiato
sale
pepe
olio extravergine di oliva

Preparare la besciamella. Lasciarla raffreddare coperta con pellicola a contatto.
Nel frattempo lavare e asciugare le zucchine, sbucciarle e tagliarle in orizzontale a fette non troppo sottili. Sbattere le uova con sale e pepe. Passare le fette di zucchina prima nella farina e poi nell'uovo. Friggerle poche alla volta in una capiente padella con abbondante olio a temperatura.
Sistemarle man mano tra più fogli di carta assorbente tamponando leggermente.
Tagliare a fette sottili la provola.
Rivestire una capiente teglia con carta da forno, “sporcare” il fondo con qualche cucchiaiata di besciamella. Sistemare sulla besciamella uno strato di zucchine impanate e fritte, velare le zucchine con la besciamella, ricoprire con le fette di provola e, sulla provola, disporre poco prosciutto cotto a dadini. Spolverare con il parmigiano. Continuare con strati di zucchine, besciamella, provola, prosciutto e parmigiano fino ad esaurimento degi ingredienti. Terminare con uno strato di zucchine, ricoprire con besciamella, una spolverata di parmigiano e fiocchetti di burro.
Cuocere in forno ventilato a 180° per circa mezz'ora o, comunque, fino a doratura.
Lasciare raffreddare almeno mezz'ora. Servire.
Se resiste, è più buona il giorno dopo.


Per il post mi sono documentata qui:

http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/

lunedì 13 giugno 2016

La caprese in lasagna per il Calendario del Cibo Italiano

 
Confesso di non essere molto ferrata sul futurismo, sapete com'è, gli ultimi argomenti del programma che difficilmente possono essere oggetto per una prova scritta un po' si trascurano … almeno ai paleolitici tempi del mio esame di maturità.
Ben mi sta, il Calendario me l'ha assegnato … non ha studiato a sufficienza, faccia ripetizione, lei!
Al futurismo sono arrivata attraverso la caprese che pensavo fosse un classico della cucina napoletana, la mangio da sempre, e invece ho scoperto essere un piatto della cucina futurista.
Ecco, la cucina futurista proprio mi mancava, vedi perché bisogna fare il Calendario :-)
Fino ad ieri parlavamo dell'arte “cucinaria” di Petronilla, ora dobbiamo fare i conti con la “rivoluzione cucinaria” di Marinetti.
All'alba del Novecento, il secolo del nuovo, la constatazione dei grandi mutamenti sociali e tecnologici in atto e la consapevolezza di nuove, imminenti, trasformazioni, si espresse in un'ansia di innovazione, di rottura, un drastico, forse e plateale, cambiamento delle forme espressive tradizionali per adeguarle l'accelerazione imposta dal dinamismo, dalla velocità, dei tempi moderni.
Quest'esigenza di innovazione si esprimeva in tutti i campi, arte, letteratura, musica, teatro, danza e …. cucina.
Anche nella cucina bisognava rompere i ponti col passato, almeno questo postulava il “Manifesto della cucina futurista” pubblicato nel 1931 da Tommaso Filippo Marinetti.
Bisognava preparare “una agilità di corpi italiani adatti ai leggerissimi treni di alluminio che sostituiranno gli attuali pesanti di ferro legno acciaio” attraverso, tra l'altro “l'abolizione della pastasciutta, assurda religione gastronomica italiana”, “l'abolizione della forchetta e del coltello per i complessi plastici che possono dare un piacere tattile prelabiale” e “la creazione dei bocconi simultanei e cangianti”.
Della cucina futurista fu redatto un manuale, appunto La cucina futurista, con tanto di ricette dalle denominazioni innovative: “paradosso primaverile”, “antipasto folgorante”,“profumi prigionieri”, “come una nuvola”, parole in libertà” e lo stesso Marinetti per un breve periodo di tempo aprì un ristorante futurista.
E la caprese?
Non è una ricetta del manuale, pare che sia stata elaborata nelle cucine del Grand Hotel Quisisana di Capri, che in quel periodo ospitava Marinetti, proprio per una cena futurista, prendendo forse ispirazione da un'insalata comunemente consumata dagli isolani durante il periodo estivo.
Un “ boccone simultaneo e cangiante” dalla “forma geometrica e agile” e sicuramente non “amidaceo” e, soprattutto, estremamente buono, chi sa con quale innovativa denominazione fu presentata!
Che dalle cene futuriste la caprese sia poi passata agli spuntini miliardari di re Farouk, e, passando per le nostre tavole, nelle cucine dei ristoranti di tutto il mondo a rappresentare il made in Italy è ancora un'altra storia ….
Quella che vi presento oggi è una variazione della classica caprese che ho assemblato in lasagna come un freschissimo piatto unico estivo.
Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale della Caprese del Calendario del Cibo Italiano AIFB, ambasciatrice Lucia Melchiorre. Nella pagina dedicata al Calendario notizie, curiosità e bellissime ricette.

lasagne di semola di grano duro di Gragnano (ho usato una monoporzione)
bocconcini di mozzarella
pomodorini ciliegini
basilico
zucchero
sale
aglio a pezzettini
peperoncino tritato
origano
olio extravergine di oliva

Sciacquare i pomodorini, tagliarli a fettine non troppo sottili. Sistemare le fettine su una teglia coperta di carta da forno, salare, polverare con aglio, origano, peperoncino, basilico tritato e un pizzico di zucchero, completare con olio extravergine di oliva.
Cuocere a 200° in forno ventilato per circa 20 minuti.
Tagliare i bocconcini di mozzarella a fette piuttosto sottili, coprire.
Lessare le lasagne in abbondante acqua salata, scolarle a cottura, sistemarle su un telo da cucina, lasciare raffreddare.
Stratificare sistemando su ogni strato di lasagna le fettine di mozzarella ben scolate e, sulla mozzarella, i pomodorini confit, un pò di olio dei pomodorini e qualche foglia di basilico, continuare, creando 4 - 5 strati di lasagna, completare con pomodorini confit e foglie di basilico .... enjoy!

Per il post mi sono documentata qui:
http://www.treccani.it/enciclopedia/futurismo/
https://it.wikipedia.org/wiki/Futurismo
https://it.wikipedia.org/wiki/Manifesto_della_cucina_futurista
http://www.irre.toscana.it/futurismo/opere/manifesti/cucina.htm 
http://www.archeo900.com/index.php?option=com_content&view=article&id=56&Itemid=67
http://www.taccuinistorici.it/ita/news/contemporanea/personaggi/La-Cucina-Futurista-di-Marinetti.html
http://www.vesuviolive.it/cultura/84047-cenni-storici-e-ricetta-dellinsalata-caprese-semplice-facile-e-gustosa/
http://mangiarebuono.it/i-sapori-e-i-colori-dellitalia-nellinsalata-che-ha-conquistato-il-mondo/

http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/

lunedì 2 maggio 2016

La pizza di pasta



Oggi il Calendario festeggia la frittata,  le uova e le gallinelle.
Un tempo  bastava possedere una o due gallinelle per avere assicurata la sopravvivenza, una gallinella dava sicurezza, uova sempre disponibili,  per una frittata, per un salutare zabaione con l'ovetto fresco o una crema per sostenere i bambini o per  un sostanzioso riciclo.
La pizza di pasta, come la chiamiamo noi, o frittata di maccheroni, come si dice a Napoli, nasce appunto come piatto da riciclo per recuperare la pasta avanzata, prima semplicemente riscaldata in padella con della sugna, poi arricchita di qualche ingrediente disponibile, l'incontro con le uova fu decisivo e formalizzò la nascita di un “ricchissimo” piatto povero.
Due uova, un po' di formaggio, qualche affettato e la pasta si trasforma divenendo una memorabile torta rustica, compagna di gite, di scuola, di giornate al mare, ma anche un sostanzioso pasto, magari annaffiato da vino rosso,  per chi è occupato in lavori all'aperto.
Il povero Pulcinella, pare che purtroppo non l'avesse mai assaggiata perché a casa sua la pasta non avanzava mai, ma chi l'ha assaggiata non la dimentica ….
Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale della frittata, ambasciatrice Irene Prandi, nella pagina dedicata del Calendario, il suo interessantissimo articolo che vado subito a  leggere  e  tante buonissime ricette.

250 g. di spaghetti
2 uova
200 g. di mozzarella
100 g. di prosciutto cotto
50 g. di parmigiano grattugiato
sale
pepe
olio extravergine di oliva

Lessare gli spaghetti in abbondante acqua salata, scolarli al dente, trasferirli in una capiente ciotola a raffreddare.
Nel frattempo sbattere le uova con sale e pepe e il parmigiano.
Quando gli spaghetti si saranno intiepiditi unire il composto di uova, mescolare lasciando intridere per bene gli spaghetti.
Riscaldare, in una padella antiaderente di 20 cm di diametro, qualche giro di olio, sistemarvi metà degli spaghetti conditi, cospargere con la mozzarella a fettine piuttosto sottili, disporre sulla mozzarella il prosciutto cotto, ricoprire con la restante pasta, livellare.
Cuocere a fuoco medio, coperto 20 – 30 minuti, quando la superficie a contatto con la padella sarà ben rosolata, capovolgere la pizza su un piatto, farla scivolare di nuovo nella padella dal lato ancora morbido, continuare la cottura fino a rosolatura completa.
Trasferire su carta da cucina, lasciare raffreddare, consumare tiepida o fredda …... o incartare per un pratico prêt à porter :-)
http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/
Per il post mi sono documentata qui:
http://www.agrodolce.it/2016/03/24/frittata-di-pasta/
http://www.lacooltura.com/2015/06/frittata-di-pasta-un-picnic-povero-ma-gustoso/ 
http://www.tommasofarina.com/2007/09/pulcinella-vieni-a-milano-ad-assaggiare-la-frittata-di-maccheroni/
http://www.isoladischia.net/enogastronomia-ischia/la-frittata-di-maccheroni

mercoledì 13 aprile 2016

La carabaccia per il Calendario del Cibo Italiano


La carabaccia è una tradizionale zuppa di cipolle fiorentina, delicata, gustosa e salutare.
Si tratta di un piatto antichissimo, risalente probabilmente al medioevo se non addirittura all'epoca romana, dove era già consuetudine cucinare le cipolle in zuppa.
La prima testimonianza storica, in Toscana, di una zuppa di cipolle denominata carabazada risale alla prima metà del XVI secolo nel "Libro novo nel quale s'insegna a far d'ogni sorta di vivande" di Cristoforo Messisburgo.
Il particolarissimo nome, carabazada, sembra derivare dal termine greco καραβος, barca a forma di guscio, che nel tempo, è passato ad indicare, per somiglianza di forme, la zuppiera e, in seguito, per traslazione il suo contenuto, la zuppa che, con la denominazione, carabazada, era già nota nella delle corti medicee in epoca rinascimentale e presente nei ricettari dell'epoca.
Quando Caterina de' Medici, notoriamente amante della buona tavola, si trasferì in Francia per sposare Enrico II, non volle separarsi dai sapori della sua terra, e portò con sé, come seguito nuziale, dalla Toscana a Parigi, pasticceri, cuochi e ….. persino un gelataio.
Così arrivarono alla corte francese ancora legata ai canoni della cucina medioevale, prelibatezze sconosciute, ricette che, divenute in breve tempo popolari, furono rielaborate e arricchite dai cuochi francesi ponendo così le basi della moderna cuisine française.
L'anatra all'arancia, le crépes, le omelettes e perfino la besciamella derivano dalle ricette toscane portate “in dote” in Francia da Caterina de' Medici.
E anche la semplice carabaccia ha dato vita a una “nobile” discendenza francese: niente di meno che la celeberrima suope d’oignon.
Così un matrimonio regale ha determinato un connubio di cucine!
Ma di questo e tanto altro ancora ci parlerà la nostra ambasciatrice Tamara Giorgetti che, da toscana, ci spiegherà ancora molte altre cose sulla carabaccia, il cibreo e sul ruolo di Caterina de' Medici nella storia della cucina nell'articolo troviamo qui, e che vi invito a leggere.

500 g. di cipolle bianche
100 g, di mandorle
1 spicchio d'aglio
olio extra vergine di oliva
brodo

In un capiente tegame far imbiondire uno spicchio di aglio in un cucchiaio di olio. Aggiungere le cipolle sbucciate e tagliate a fettine sottili, cuocere a fiamma dolce, per circa 20 minuti. Unire le mandorle sbucciate e tritate, cuocere ancora per altri 20 – 25 minuti finché le cipolle non saranno ben cotte, aggiungendo, se necessario, un po' di brodo caldo quanto basta per ottenere una zuppa piuttosto densa, corposa.
Salare, pepare, servire aggiungendo un filo di olio di oliva crudo.



La ricetta è presa qui
http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/

per il post mi sono documentata qui: 
http://www.carabaccia.it/
http://www.menuturistico.com/2014/03/per-il-piatto-storico-la-carabaccia-di-leonardo.html
https://fr.wikipedia.org/wiki/Soupe_%C3%A0_l'oignon
http://www.wibo.it/mediawiki/index.php/Carabaccia
http://archive.is/7RcC
Leo Codacci, Le ricette di una regina, che ho consultato qui

sabato 9 aprile 2016

Zuppa di fave, piselli e patate, una vignarola campana

 
La vignarola è una fresca, invitante zuppa romana preparata con ortaggi primaverili, fave, piselli  e gli ultimi carciofi.
E' tipico della cucina contadina, povera e di sussistenza, concentrarsi su ciò che offre la terra, utilizzando gli ingredienti disponibili, magari raccolti al momento, seguendo la stagionalità.
Una zuppa di primizie di primavera esiste anche nella tradizione contadina campana dove insieme o, spesso, al posto dei carciofi sono inserite le patate, i carboidrati, che danno sostanza alla preparazione, rendendola piatto unico e, insieme, stemperano il gusto asprigno delle fave fresche, maggiormente evidente in quelle più mature e grosse destinate, appunto, alla zuppa.
Questa è la versione di casa mia.
Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale della vignarola del Calendario del Cibo Italiano AIFB, origini, storia, ricette e tradizioni nell'articolo della nostra ambasciatrice Sara Sguerri che possiamo leggere qui, nella pagina dedicata al Calendario.

 
200 g. di fave sgusciate
200 g. di piselli sgusciati
3 patate grandi
100 g. di pancetta in una sola fetta ridotta a cubetti
1 cipolla bianca
sale
pepe
olio evo

In un capiente tegame lasciare appassire la cipolla affettata sottilmente in qualche giro di olio unire la pancetta, continuare ancora per qualche minuto quindi aggiungere le fave e i piselli. Lasciare insaporire delicatamente per 5 minuti, unire un bicchiere di acqua bollente quindi le patate tagliate a tocchetti, salare.
Cuocere a fuoco moderato, coperto, per circa mezz'ora aggiungendo, se necessario, poca acqua calda per ottenere, al termine, un composto umido ma assolutamente non brodoso.
Completare con una bella spolverata di pepe, 
servire.



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