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venerdì 20 dicembre 2019

Snowball al panforte


Eccoci alla terza tappa del FLASH MOB sui dolci senesi organizzato dal Calendario del Cibo Italiano in collaborazione con il CNA di Siena che oggi ha per protagonista il panforte.
Da piccola, curiosa come ero del cibo ed attratta dalla pubblicità, all'epoca c'era ancora il Carosello, il panforte lo ho assaggiato, rigorosamente industriale, quello della pubblicità :-), comprato al coloniali da una madre perplessa e rassegnata all'insistenza della bambina. Finì lì, esperienza non replicata, non devo aggiungere commenti :-)
Ma il panforte artigianale fresco, appena fatto come si trova nei forni a Siena è un'esperienza paradisiaca, un altro continente, i sentori di miele che si sposano con l'arancia, le mandorle, la nota speziata … ci dovete andare a Siena per gustare queste prelibatezze :-)
Io poi ho assaggiato il top, i prodotti del Forno di Ravicciano spettacolari, prelibatissimi, una goduria per il palato. Il panforte letteralmente si scioglie in bocca, una cosa sublime che bisogna solo provare.
Per questa tappa del FLASH MOB dovevo preparare una ricetta col panforte, qualcosa di particolare si ma che stesse bene col sapore deciso, spiccatamente aranciato e mieloso che sentivo ripetendo l'assaggio alle mie fettine di panforte che, poverine, scomparivano  mentre io assaggiavo, valutavo, elaboravo … :-)
Alla fine ho pensato ad un ingrediente “neutro” che non fosse invasivo rispetto al nostro protagonista così ho optato per dei dolcetti al cocco al cuore di panforte.
Provateli, vi stupiranno.

Ingredienti per 4 persone

90 g di farina di cocco
60 g di zucchero a velo
2 cucchiai colmi di panna fresca da montare
un pizzico di sale
un cucchiaio di panforte tritato


Mescolate in una ciotola la farina di cocco, il sale, lo zucchero a velo, unite panna mescolando prima con una forchetta poi con le mani.
Impastate bene fino ad ottenere un composto omogeneo, formate delle palline inserendo al cento qualche pezzetto di panforte tritato.
Decorate passando le palline in altra farina di cocco e servite

mercoledì 11 dicembre 2019

Ricciarelli “tiramisù”



Eccoci ad un'altra tappa del nostro FLASH MOB dedicato alle specialità dolciarie senesi e realizzato dal Calendario del Cibo Italiano in collaborazine con il CNA di Siena.
In occasione della Giornata Nazionale dei Ricciarelli il Calendario del Cibo Italiano presenta una strordinaria e, credetemi, inperdibile carrellata di ricette assolutamente particolari e prelibate realizzate con l'etereo pasticcino simbolo, insieme al panforte e il panpepato, di Siena.
Ma quante altre squisitezze uniche ci sono a Siena … io un viaggetto gastronomico lo programmerei :-)
Un dolce dalla bontà e semplicità infinita racchiuse in un'eterea consistenza croccante e cedevole, questo il ricciarello che ci hanno fatto conoscere Fabio e Giolisca del Forno di Ravacciano nella tappa del blogtour dedicata all'arte bianca senese.
Così da solo un incanto, intinto nel vinsanto il paradiso!
Ed io vi porto in paradiso se volete :-)
Pensavo genericamente con i ricciarelli ci faccio un tiramisù, hanno un aspetto simile ai savoiardi, una consistenza diversa … ma potrebbe andare … poi li ho inzuppati nel vinsanto, quello buono fatto dal papà di Giolisca ed ho cambiato idea, non ci faccio un tiramisù, sono un tiramisù :-)
Ed ecco i miei ricciarelli “tiramisù” leggermente intinti nel vinsanto, uniti da una goduriosa crema che tira proprio su e completati dal tocco deciso dell'arancia semicandita, un fine pasto niente male, provateli e fatemi sapere …

Ingredienti per 4 persone

16 ricciarelli
vinsanto
crema tiramisù
fettine di arancia semicandita

per la crema tiramisù
63 g di crema pasticcera
150 g di cioccolato bianco
175 g di mascarpone
125 g di panna montata

per le arance semicandite

100 g di arance tagliate a fettine
100 g di zucchero

Preparate le arance semicandite disponendo in una pentola dal fondo pesante uno stato di arance e uno di zucchero alternando, fino ad esaurimento, gli ingredienti. Lasciate insaporire per 1 ora.
L'arancia rilascerà il suo sughetto.
Cuocete per 5 minuti dal bollore. Lasciate nella pentola per 24 ore.
Il giorno successivo prelevate le fette, trasferitele in frigo, in un contenitore ermetico, separandole dal sughetto che si può conservare a parte.
Scaldate la crema pasticcera a 40°C, unite il cioccolato bianco fuso e incorporatevi, mescolando dal basso verso l'alto, la panna montata con il mascarpone. Conservate in frigo.
Pennellate leggermente i ricciarelli con il vinsanto, con l'aiuto di un sac à poche unite i ricciarelli due a due con un generoso ciuffo di crema. Completate con una fettina di arancia semicandita e una spolverata di zucchero a velo. Consevate in frigo fino al momento di servire.

martedì 3 dicembre 2019

Pici “pepati” allo stravecchione



La scorsa settimana siamo col Calendario del Cibo Italiano siamo stati a Siena ospiti della Confederazione Nazionale dell'Artigianato.
Giornate vivaci, piene, dense di visite e assaggi circondati dalla premurosa accoglienza del CNA e degli artigiani senesi che ci hanno aperto i loro laboratori.
Al forno di Ravacciano, nella struttura che fu dell'antico forno Parenti, un pezzo della storia di Siena, Fabio e Giolisca, l'ultima generazione della tradizione centenaria del forno, ci hanno ci hanno introdotto ai “segreti” della pasticceria senese tra ricciarelli, cavallucci, panforte e panpepato, immersi nei profumi speziati e caldi che aleggiavano dai forni …. giusto un gradino prima del paradiso :-)
I segreti no, non li sveliamo, io personalmente non sarei in grado di tradurre in parole il complesso di competenze e saper fare, manualità e sapienza antica che ci è stato mostrato, ma potrebbero anche esserlo perchè come ci raccontava Giolisca, i loro “segreti” fuori dal loro forno non funzionano più.
Quanto abbiamo assaggiato … oltre ai dolci tradizionali, il pecorino, i salumi di cinta senese, il cinchiale, i pici, il cavolo nero, i fagioli e l'olio novello, i crostoni … tutta Siena nel piatto!
Reduce da una tale sinfonia articolata di sapori, aromi e consistenze, ho pensato di preparare per la Giornata Nazionale del Pampepato del Calendario del Cibo Italiano un piatto che ricordasse la sapida robustezza ma anche la dolce scioglievolezza della cucina toscana che ho consciuto a Siena.
Ho pensato a dei pici, rigorosamente preparati a mano, per i quali chiedo venia ai senesi, avvolti da una vellutata ed aerea emulsione di pecorino stravecchione, pepati si, ma col panpepato saltato in padella in olio e rosmarino come si fa con le noci del pan coi santi.
Insomma ho messo in questo piatto tutte le suggestioni, gli accostamenti e le strutture aromatiche che rappresentano la mia percezione di Siena.
Il tutto condito dal magnifico panpepato del forno di Ravicciano, che è una cosa deliziosa, sublime, unica, dall'impasto duro e cedevole, al croccante dorato delle mandorle tostate, ai sentori dolci e le moleplici note aromatiche che ci conducono, in un crescendo equilibrato, al picco pizzicosamente pepato.
Che vi devo dire di più, non ho avuto pace fino a che non l'ho finito :-)
E dei miei pici che vi devo dire … assaggiateli e ditemi voi :-)

Ingredienti per 6 persone

420 g di pici
100 g di pecorino senese “stravecchione” grattugiato
sale
1 fettina (50 - 70g) di panpepato
olio extravergine di oliva (meglio se toscano)
rosmarino

Cuocete i pici in abbondante acqua salata in ebollizione.
Nel frattempo riducete il panpepato a pezzettini non troppo piccoli.
Saltate in padella il panpepato in un cucchiaio di olio già a temperatura aromatizzando con un rametto di rosmarino fino ad ottenere delle “briciole” dorate e croccanti.
Trasferite le briciole ben scolate su carta da cucina e mettete da parte.
Appena i pici saranno giunti a cottura, scolateli, ma non completamente lasciando quel pochino di acqua che possa sciogliere il pecorino e non fare ammassare la pasta.
Scolateli e trasferiteli in una capiente ciotola e conditeli quindi con lo stravecchione grattugiato e mescolate velocemente con movimenti rotatori in modo da creare la caratteristica cremina.
Spolverate con le “briciole” di panpepato.
Servire ben caldi e croccanti.

sabato 21 settembre 2019

Ciambellone leggero per la giornata nazionale della merenda



Amo i ciambelloni ed in generale i dolci “secchi” da colazione o merenda, corposi, morbidi, dalla consistenza avvolgente e zuccherosa, il sapore fresco del burro, quasi un cioccolattino, sostituito sempre più spesso dalla leggerezza areosa dell'olio.
Quanti ne ho preparati in vita mia di questi dolci, quante sperimentazioni, sempre alla ricerca di un sapore o una consistenza diversa.
Come sarà mai una sabbiosa? Una quattro quarti? Una margherita? La sofficissima? La rustica? La campagnola?
Con gli anni e la curiosità poi ho esplorato il mondo delle coffee cake, dei plumcake, dei muffin, delle chiffon e delle angel cake, e tanto altro, lo sapete.
Ma il ciambellone, quello che sa di casa, di quell'abbraccio che non c'è mai stato, resta il mio preferito.
Ci riflettevo addentando una fetta di questo ciambellone che ho preparato per il Calendario, era tanto che non ne preparavo, sempre a dieta come sono, e per il resto con i pochi momenti impegnati nelle più disparate produzioni culnarie.
Si gira il mondo ma poi si torna sempre a casa” … “Niente di meglio di un ciambellone” …
Ho imparato a cucinare perché avevo voglia di cose buone :-)
Sono figlia di una mamma che aveva eletto l'apriscatole a talismano della felicita, era una donna che ha altro da fare e non ha tempo da perdere, in cucina :-)
Figlia dei tempi, l'altra faccia della rivoluzione culinaria di Spagnol.
Mia mamma davvero tagliava i minuti della preparazione culinaria ed in 5 minuti era in grado di mettere a tavola degli immangiabili manicaretti conditi da lamenti e recriminazioni, inviti a finire un piatto che spesso guardavo con stupore, abituata come ero a mangiare altro, magari comunque recriminatorio ma più gustoso.
Non amava cucinare, non l'aveva mai fatto. Non amava il suo ruolo, troppo stretto, costretto, non compreso.
Allora meglio la cucina istantanea, come avrebbe detto la Spagnol accettate con animo grato l'aiuto dei precotti, preconfezionati, scatolette, affettati. 
Mangiar freddo. Con quello si andava alla grande!!!! Eppure mia madre non sapeva neppure chi fosse Elena Spagnol, considerando la lettura una perdita di tempo in cui era deprecabile investire.
Per questo ho collezionato un universo smisurato di libri, enciclopedie, opuscoli, riviste, ritagli, stampe, file e screen shot di cucina, per questo cucino e cucino da Dio, di default tutto e di tutto.
Appartengo alla generazione del ritorno alla cucina, qualcuna ci doveva tornare visto che era vuota :-) quelle del lievito madre e del fatto in casa :-) ero ragazzina e già mi cimentavo in creme caramel e millefoglie, quanto ho cucinato nella mia vita, quanta curiosità ho soddisfatto, quanti esperimenti e preparazioni, quante cose buttate, quante mangiate e tanta esperienza.
Tutto è iniziato da una fetta di ciambellone, anzi era un dolce degli angeli,  che mi ostinavo a chiedere a mia madre che lo preparasse  sventolando la bustina di lievito con la ricetta. "Chissà come è?"
Uscivano delle cose immangiabili perche fatte per forza e senza amore.
Poi feci io ed imparai.
Ora posso dire che non so neppure se mi piace cucinare, cucinare è un saper fare non un saper essere, non sostanzia la personalità di un individuo, non è un traguardo performante da raggiunere, neppure una medaglia da appuntarsi in petto.
Cucinare non è il duro lavoro delle Petronille, neppure l'apparenza edonistica delle donne a cui si rivolgeva la Spagnol, né il timbrare il cartellino della perfezione del tutto naturale e fatto in casa.
Cucinare non è neppure un mezzo di espressione artistica funzionale alla fotografia, che essa si è arte, perchè crea nuovi mondi trasmette emozioni di cui il cibo è solo un tramite.
Cucinare è amore perché si cucina sempre pensando a qualcuno, è rispetto e attenzione per l'altro e per sé stessi.
Cucinare è relazionale, è un linguaggio.
Cucino da più di quarant'anni, ultimamente sono stata in dubbio se smettere intendo l'hobby, il blog e il resto, proiettata come sono su altri interessi e percorsi.
No, questo non è un discorso del tipo metto il mio blog a riposo perché bisogna prendersi una pausa motivazionale, ne ho letto tanti in questi anni, ex post ho compreso il significato di queste pause.
Quando una cosa non è più fatta per piacere, quando diventa un obbligo, una ripetizione senza interesse e motivazione è giusto interrompere.
Ci avevo pensato.
Il mio blog è fermo da anni, pubblico così poco qui, chi se ne accorgerebbe?
Quando ho capito che in definitiva non mi piace cucinare ho ripreso a cucinare con piacere, piatti della tradizione che da tempo avevo messo da parte per far posto alle urgenze dei post, piatti tanti piatti, preparati per non essere fotografati ma consumati.
Tante cose che i miei figli non avevano mai assaggiato perché le preparavo d'abitudine decenni fa, prima che nascessero.
Questa sorta di depurazione ha fatto bene a tutti, anche alla mia cucina e al mio blog che continuerà, per il piacere di qualche motore di ricerca posto da qualche parte in continente sperduto, ad operare col ritmo che lo ha sempre contraddistinto negli ulimi anni :-)
In tutto questo che c'entra il ciambellone?
Scusate, mi riferisco sempre ai miei 4 lettori che arrivano qui utilzzando il suddetto motore di ricerca :-) e sempre che leggano i caratteri occidentali :-) niente solo un momento di autoanalisi :-)
Il ciambellone è l'inizio.
Ora si pone all'inizio di un qualcosa che non so in cosa si svilupperà ed all'inizio di una nuova stagione del mio blog.
Siamo a settembre, si ritorna.

Questa in particolare è una ricetta della memoria, ora la vedete pesata e dosata presa da un libricino di dolci, in realtà è un'interpretazione della vecchia campagnola, ve la ricordate la ciambella campagnola? La ricetta girava tanto negli anni '80 poi piano piano dimenticata, soppiantata dalle novità
Una ciambella all'olio fatta con i bicchieri, senza bilancia, non occorreva pesare!!! l'antesignana della 7 vasetti, una figata!!! poi buona e leggera insomma si poteva fare!
E facciamocela :-)

Ingredienti per 10 fette

280 g di farina
30 g di fecola
1 bustina di lievito
2 pizzichini di sale
3 uova a temperatura ambiente
100 g di olio di semi di arachidi
150 g di latte a temperatura ambiente
140g di zucchero
i semi di una bacca di vaniglia

decorazione
zucchero a granella

Setacciate le farine con il lievito e il sale.
Montate le uova con lo zucchero e aromatizzate con i semi di vaniglia, poi senza smettere di sbattere versate gradualmente l'olio a filo e il sale.
Alla massa gonfia e spumosa incorporate le farne setacciate.
Imburrate e infarinate lo stampo da ciambella dal diametro di 24 cm e versate l'impasto.
Distribuite lo zucchero in granella e infornate a 175° per 35 minuti. Saggiate la cottura inserendo uno stecchino nel dolce, se non ne esce asciutto, proseguite per qualche minuto la permanenza in forno.

 Ricetta tratta da “In cucina con passione, dolci per la colazione, torte, ciambelle, plum cake muffins & dolcetti”, Daniela Peli – Francesco Ferrari, Quado’ editore.


giovedì 25 luglio 2019

Piada leggera leggera per VAMOS A LA PIADA AGAIN



Vamos a la piada again .. e non ci siamo fermati!
Il Calendario del Cibo Italiano continua la sua incursione nel mondo delle piade in collaborazione con l'azienda Fresco Piada.
Fresco Piada è un'azienda di Riccione leader nella produzione di piadine, il pane romagnolo più antico, prodotto nel rispetto della tradizione con i canoni e gli standard più moderni e biologicamente compatibili.
I prodotti Fresco Piada sono tutti realizzati artigianalmente, sia pure con tecniche di produzione tra le più moderene, con l'impego degli ingredienti tradizionali e attenzione al recupero di ingredienti c. d. perduti, che non si trovano nelle comuni piadine: lievito madre, grano molito di romagna, sale marino integrale di Cervia ....
Oggi proponiamo un'altra selezione tra le più gustose piadine che abbiamo preparato.
Io presento la piadina di Angelo, mio figlio, il piadinaro di famiglia.
Svezzato con risolatte e cus sus dolce, cresciuto a lievito madre assaggiando praticamente tutti i piatti che ho sul blog , sul Calendario e su MAG ... “mamma, a me il piatto della foto” cosa poteva diventare il mio bambino se non un appassionato di cibo, cultore del gusto.
Questa è la sua ricetta di piada, leggera, gustosa ed equilibrata.
Abbiamo scelto insieme l'abbinamento ritrovata con lievito madre che, a nosro parere, esalta ancora di più il gusto fresco del ripieno.
Ringraziando ancora Fresco Piada che ci ha deliziato con la sua eccellenza, ecco la mia  piada leggera leggera per Vamos a la piada.

Ingredienti per 4 persone

8 Piade La ritrovata con lievito madre
crescenza
insalatina mista
datterini gialli tagliati a spicchi
prosciutto crudo
scaglie di parmigiano

In una padella ben calda cuocete la piadina. Quando sarà cotta da un lato giratela e spalmate sul lato ben caldo una quantità di crescenza sufficiente a ricoprirla con uno strato leggero. Mentre il secondo lato si cuoce la crescenza si sarà fusa.
Spostate la piadina su un piatto da portata attendete qualche minuto che la crescenza si intiepidisca quindi cospargetela con una manciata di insalatina mista. Non deve essere troppa. Sull'insalata sistemate pochi pomodorini, quindi il prosciutto e il parmigiano. Arrotolate e servite.

giovedì 11 luglio 2019

Piada con insalata di scarole ricce e baccalà per Vamos a la piada


Piovono piadine! Magari!
Oggi il Calendario del Cibo Italiano ha organizzato per la Giornata Nazionale della Piadina, in collaborazione con l'azienda Fresco Piada uno spettacolare Flash Mob dedicato alla piada, lo street food più diffuso nella riviera romagnola e non solo.
Abbiamo pensato di interpretare la piadina a modo nostro, con ingredienti, suggestioni, contaminazioni, sapori colori, ricette del nostro Bel Paese, siamo o no il Calendario del Cibo Italiano!
FrescoPiada è un'azienda di Riccione leader nella produzione di piadine, il pane romagnolo più antico, prodotto nel rispetto della tradizione con i canoni e gli standard più moderni e biologicamente compatibili.
I prodotti Fresco Piada sono tutti realizzati artigianalmente, sia pure con tecniche di produzione tra le più moderene, con l'impego degli ingredienti tradizionali e attenzioneal recupero di ingredienti c. d. perduti, che non si trovano nelle comuni piadine: lievito madre, grano molito di romagna, sale marino integrale di cervia ....
Abbiamo potuto gustare queste stupende piadine, cotte a mano una ad una,con le tecniche del chiosco, e davvero ci è sembrato stare li a Riccione in un chiosco in riva al mare.
Quando si dice fresco, davvero Fresco Piada!
Conoscete la mia intensa napoletanità, questo mio soul partenopeo, ma eppure, orgogliosamente provinciale, cresciuto tra mare della costiera sorrentina e le cime, prima di tutto gastronomiche, dei monti lattari.
Donna di mare, cuore, appetito e quant'altro in campagna.
Che vi potevo preparare?
La piada ve l'ho fatta a fresella farcendola, seguendo una suggestione di Giulio Coppola, con un'isalata di scarola riccia che solo da noi, anzi proprio da me, a casa mia, viene cosi :-) e un leggerissimo, impalpabile, baccalà scaldato (scaurato diciamo noi) semplicemente condito con olio limone ed aglio.
Un accostamento di sapori sublime!
Si, lo sapete sono poco modesta :-) ma in questo caso l'aggettivo dice tutto.
Ora che lo provate mi fate sapere :-)
Quando ho intravisto la corposa consistenza delle Piade del Chiosco, spesse, saporite profumate, morbide, fatte con la ricetta di un piccolo chiosco di Cervia, non ho petuto resistere, l'ho subito associato i chioschi che abbiamo qui specializzati in freselle … il resto è merito mio, della golosona che sono.
Di seguito trovate la mia ricetta ma non dimenticate la nostra esplosione di piade, le trovate tutte qui sul Calendario del Cibo Italiano.
Ringraziando ancora Fresco Piada che ci ha deliziato con la sua eccellenza, ecco la mia interpretazione di piada per Vamos a la piada,

Ingredienti per 4 persone

8 Piade del Chiosco
2 cespi di scarola riccia, solo la parte centrale più chiara
pomodorini (ciliegina o datterini) tagliati a spicchi
olive nere sott'olio, meglio se aromatizzate al finocchietto
olio extravergine di oliva
sale
origano

1filetto di baccalà perfettamente ammollato
olio extravergine di oliva
limone
aglio
sale

Sistemate il baccalà in una pentola con acqua fredda, cuocetelo a fuoco medio lasciandolo comunque ad una consistenza piùttosto sostenuta. Deve comunque essere ben cotto. Scolatelo. Laciatelo raffreddare.
Nel frattempo condite la scarola con i pomodorini, le olive, l'olio il sale e l'origano. Mescolate bene e mettete da parte.
Condite il baccala con olio, limone e aglio, regolando, se necessario, di sale.
Con l'aiuto di due coppapasta di diametri diversi formate le piade del chiosco a mò di fresella. Completate la cottura in una padella ben calda.
Sistemate una piada nel piatto da portata, conditela con l'insalata di scarole e il baccala, sovrapponete l'altra piada e decorate con altra insalata di scarole.


domenica 11 febbraio 2018

Lo struccolo triestino di Maria Stelvio


Qualche settimana fa il Calendario del Cibo Italiano ha celebrato la putizza, il dolce emblema del Friuli.
Un dolce che, nelle sue varianti di impasto e di ripieno, assume diverse denominazioni, presnitz, gubana, potica, ed altrettante declinazioni, da essenziale preparazione contadina a ricco dessert borghese, in un'unica natura, comune e simbolica, rappresentata dalla struttura, sempre uguale dove la morbida pasta lievitata, la sfoglia, la frolla o semplice e rustica pasta tirada, si apre ad accogliere ripieni ricchi e sontuosi o semplici ingredienti della dispensa contadina se non addirittura erba. arrotolati in una spirale infinita.
La putizza dolce unico, infinite declinazioni, esplicitate per il Calendario il prof Roberto Zottar che nel suo articolo ci ha offerto una ricostruzione antropologica delle contaminazioni gastronomiche come sintesi di civiltà.
Il cibo, come la lingua, rappresenta un elemento identitario delle comunità, che soprattutto nelle aree di confine caratterizzate come penisole linguistiche e culturali rischia di perdersi e scomparire se non preservato.
Nella ricerca delle nostre radici gastronomiche ho voluto proporre una putizza antica anche nel nome, struccolo, tratta da un ricettario storico della cucina triestina.
Preservare la cultura passa anche per il riproporla e il praticarla.

Per lo struccolo (frolla lievitata)

15 g di lievito di birra ( io ne ho usato 10 g)
latte (circa 120 g)
1 puntina di zucchero
70 g di farina (io tipo 00 di forza)
1 uovo
la raschiatura di 1 limone
40 g di zucchero
210 g di farina (io tipo 00 di forza)
140 g di burro

Per il ripieno

1 kg di mele miste (io ho usato 2 mele golden belle grandi)
50 g di burro a pezzetti
100 g di pangrattato fritto in 60 g di burro
150 g di zucchero
30 g di uva passa
30 g di uva sultanina
30 g di pinoli
cannella
la scorza grattugiata di ½ limone


Allestire una pastella molle con il lievito sminuzzato e sciolto, latte tiepido, una puntina di zucchero e 70 g di farina; lasciarla riposare coperta da salvietta; raddoppiata che si sia (in forno con lucetta accesa 1 ora circa), frullarvi dentro: uovo, limone, 40g di zucchero, 210 g di farina, sale; sbattere l'impasto per circa ½ (noi che abbiamo la fortuna di poter utilizzare una planetaria per circa 5 minuti a velocità 2, deve incordarsi) incorporarvi dentro il burro sciolto e tiepido, aromatizzare con la scorza di limone,seguitare a sbattere finché sulla superficie si formeranno delle bollicine (noi con la planetaria riporteremo l'incordatura altri 5 minuti a velocità 5 ed un paio a velocità 3, non è un impasto semplice). Lasciar lievitare (nuovamente coperto in forno con lucetta accesa per circa un'ora).
Nel frattempo preparare il ripieno.
Friggere il pangrattato nel burro, mettere da parte a raffreddare.
Lavare e sbucciare le mele, tagliarle a fettine sottili e lasciarle macerare tra due piatti cosparse di rum e di zucchero (extra)
Stendere l'impasto su carta oliata o bianca o su tovagliolo infarinati spianandolo leggermente a rettangolo (circa 1 cm). Sparpagliarvi sopra il ripieno, arrotolare la sfoglia alzando la carta e senza, attortigliare a chiocciola. Disporre lo struccolo in uno stampo imburrato e infarinato.
Lievitare nuovamente al caldo (ancora coperto in forno con lucetta accesa per circa un'ora, controllare, il mio era quasi uscito di lievitazione).
Arrostire a fuoco moderato (forno statico già a temperatura a 180° per circa 40 minuti, coprendo con la stagnola se si scurisce troppo).
Questa pasta essendo una frolla al lievito si alza poco.

Ed ho sperimentato anche la frolla al lievito, è da provare davvero buona e particolare, se si assaggia si rifà.

Per la ricetta:
Maria Stelvio, Cucina triestina, metodo e ricettario pratico economico, Stab. Tip. Nazionale, 1936
consultato qui
.

http://www.calendariodelciboitaliano.it/

venerdì 9 febbraio 2018

La cicerchiata per il calendario del Cibo Italiano



Carnevale è alle porte, si frigge in ogni dove e friggiamo anche noi :-)
Il Calendario ci offre una vasta selezione di dolci fritturine tutte da provare! 
Tra chiacchere, zeppole e castagnole troveremo un posticino anche per la cicerchiata :-)
Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale dei Dolci Fritti di Carnevale del Calendario del Cibo Italiano.


1 uovo
1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva
1 cucchiaio di limoncello
buccia grattugiata di 1/2 limone
100 g circa di farina debole
olio per friggere qb

150 g di miele
30 g di frutta candita
anicini, diavolini e codette miste


In una ciotola, sbattere l'uovo con olio, liquore e con la buccia di limone grattugiata.
Unire a piccole dosi la farina, tanta quanta ne occorre per ottenere un impasto morbido ma non appiccicoso, per me, in relazione alla grandezza delle uova che ho usato 100 g e un cucchiaio.
Formare dei bastoncini grossi quanto una matita. Con una spatola o con un coltello ben affilato, tagliare dei tocchetti grandi circa 1/2cm, arrotolarli fra le mani, formando delle palline.
Friggerli in olio bollente in piccole quantità, si gonfieranno, fino a quando diventano dorate, scolarli bene e trasferirli su carta assorbente.
In una capiente pentola sciogliere il miele a fuoco basso, quando diventa di un bel colore ambrato togliere la pentola dal fuoco ed unire le palline fritte, le mandorle, la frutta candita tagliata a piccolissimi pezzi e qualche cucchiaio di confettini, mescolare bene.
Trasferire su un piatto da portata, con le mani leggermente umide formare una ciambella, ricoprire con una spolverata di confettini.


http://www.calendariodelciboitaliano.it/

giovedì 18 gennaio 2018

Gli spaghetti al pomodoro


Da alcuni mesi il Calendario del Cibo Italiano collabora, attraverso i blogger della sua Community, con la trasmissione Popogusto, in onda su Radio Popolare il venerdì pomeriggio dalle 17.00 alle 18.00.
Ogni settimana un ingrediente della nostra tradizione culinaria è protagonista della trasmissione.
Se ne parla, si acquista al mercato, si cucina.
Questa settimana si parlerà della pasta, un argomentone, potremmo partire dai romani o spostarci nella lontana Cina … ne parleremmo per mesi ... diciamo che in qualche modo è arrivata a Napoli e li si è radicata nell'animo di un popolo connotandolo, mangiamaccheroni.
Cotti e consumati in strada con le mani a branca, guardando il cielo con una gestualità che è entrata nell'immaginario collettivo, uno street food povero e necessitato.
Non tutti potevano permettersi i cucinare, ci si arrangiava in strada dai tanti ambulanti.
Erano venduti a roje o a tre, per due soldi una porzione di maccheroni, in bianco, ancora grondanti dell'acqua di cottura, con una spolverata di formaggio e pepe, per tre soldi il condimento si arricchiva con il sugo di pomodoro, il fiammante oro giunto dalle Americhe a suggellare il piatto simbolo dell'italianità nel mondo.
Proprio nel Regno di Napoli il pomodoro era stato sdoganato dai presunti effetti velenosi, si sa la fame aguzza l'ingegno, quelle bacche polpose e sode erano troppo dolci e deliziose per essere velenose, perché non condirci la pasta.
Avete indovinato, in trasmissione parleremo della pasta al pomodoro, un piatto semplice, sano, appetitoso e perfetto nella sua essenzialità, una delle icone della italianità nel mondo.
Il Calendario ha dedicato a questa meraviglia una Giornata presentando la tradizione e l'innovazione.
In trasmissione ne vedremo una versione cucina casalinga, semplice, appetitosa, profumata e confortevole.
Sintonizziamoci su Radio Popolare venerdì pomeriggio alle 17.00, sentiremo parlare di pasta, di spaghetti al pomodoro e di tanto altro … dimenticavo, ci sarò anch'io :-)

Spaghetti al pomodoro

ingredienti per 4 persone

300 g. di spaghetti
1 kg. di pomodori (freschi o in conserva home made)
1 cipolla media
olio extravergine di oliva
sale
basilico

parmigiano

In una capiente pentola lasciare imbiondire delicatamente la cipolla affettata sottilmente, unire i pomodori passati (o la conserva home made), sale e baslico abbondante. Far cuocere fin quando la salsa si sarà ben addensata.
Nel frattempo lessare in acqua bollente salata gli spaghetti, scolarli al dente, condirli con il sugo, servirli con una spolverata di parmigiano e una fogliolina di basilico.


La ricetta è tratta con qualche variazione da Maccheronea di Lejla Mancusi Sorrentino, Grimaldi & C. Editori, 2000. 

http://www.calendariodelciboitaliano.it/ 

lunedì 15 gennaio 2018

Sandwich di gattò


Questa è una non ricetta, lo vedete è intuitiva …
Ma vi è mai avanzato il gattò?
Premetto che lo amo caldo, caldissimo, da sempre, da quando piccolissima sostavo davanti al forno di nonna, impaziente, ma quando è pronto? ancora? uffa!
Poi appena sfornato ne pretendevo una porzione, fa attenzione scotta, mi mettevano a freddare il piatto sulla finestra ed io, sotto, in attesa, pregustavo il momento.
Bei tempi … sapori indescrivibili …
Forse neppure erano tanto belli i tempi :-) il bello è negli occhi di chi guarda, nell'animo di chi ricorda …
Insomma tutto questo per dire che il gattò non lo servo mai a fette, semmai a cucchiaiate sfidando con cuore intrepido migliaia di gradi Fahrenheit :-)
Caldo caldo è più buono, ha un altro sapore, l'impasto etereo e vellutato si fonde con la morbidezza avvolgente della mozzarella in una coccola degustativa unica.
Freddo non mi piaceva.
Se avanzava, e qualcosa avanzava sempre considerate le quantità industriali lavorate, nonna aveva trovato l'escamotage di friggerlo in padella che poi ho affinato, da porca buongustaia che sono, aggiungendo altra provola o mozzarella, chissà perché avanzavano sempre gli angoli :-)

Volete cimentarvi? sul Calendario del Cibo Italiano trovate la ricetta del gattò

 
Mi raccomando, olio di gomito diceva nonna, impastate bene, fatene una doppia dose come la qui presente che ieri ne ha fritto l'ultima fetta dopo aver dispensato gattò al parentado e gongelato una monoporzione abbondante, non dimenticate di infiocchettare bene la superficie non come ho dimenticato io, e fatene avanzare qualche fettina ….
Giorno dopo friggete in padella, da entrambi i lati, le singole fette dallo spessore di 3 – 4 cm poi accoppiatele con una fetta di provola o mozzarella … reloaded gattò :-)



Con questo post partecipo con i miei ricordi di bambina alla Giornata Nazionale del Gattò di Patate del Calendario del Cibo Italiano.

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