Visualizzazione post con etichetta dolci da colazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dolci da colazione. Mostra tutti i post

mercoledì 25 aprile 2018

Tortilla per MTC#72


Con la sfida n. 72 MTC chiude un cerchio, dall'uovo all'uovo, nulla sembra cambiato, tutto è cambiato.
Quel genio della Mai, vincitrice della sfida #71 e la nostra musa ispiratrice nonché capa unica, indiscussa ed amatissima hanno decretato la svolta.
MTC cambia, diventa una scuola con tanto di classe, assegno, compiti, interrogazioni ed esami.
In effetti scuola lo è sempre stata, MTC  ha insegnato tanto a tutti, ora istituzionalizza :-)
Così quella che è una frittata di patate va studiata, elaborata, rivisitata e tradotta.
Sono già uscite cose fantastiche, ci sono studenti eccelsi in MTC!
Io con le traduzioni ero brava eppure questa traduzione non mi voleva entrare in testa.
Questa studentessa qui non ha mai nascosto di essere ritardataria, indisciplinata e leggermente anarchica,  diciamo uno spirito libero sotto mentite spoglie 😊 sono inclinazioni naturali, che ci vuoi fare ….
In più ripetente, amante dei reloaded, anche qui, fa parte della mia natura, sono io, una lenta lumachina che piano piano ci arriva :-)
Insomma la sfida mi ha messo alla prova, non mi piacciono le uova e solo l'idea di doverne servire uno magari semicrudo su un qualcosa a base di patate, che adoro, mi faceva rabbrividire … io faccio solo quello che sento o almeno ci provo così ho fatto la stessa tortilla a pranzo e a colazione, servendola dolce, dice che in Germania si fa.
Scusandomi in anticipo, con questo post partecipo alla sfida n.72 di MTChallenge, la tortilla.


Per la tortilla di Mai proprio come ce l'ha raccontata lei

per una padella di 25 cm di diametro

1kilo e 200 g di patate (sbucciate)
11/13 uova (sempre dispari)
1 cipolla grande (di quelle dorate)
olio extra vergine
sale

Lavate le patate e sbucciatele, tagliatele a pezzi irregolari e friggetele con del olio in una padella molto capiente, e dopo 5 minuti aggiungete la cipolla tagliata a fettine molto sottili.
Salate mentre friggono e girate ogni tanto per non bruciarle, sarebbe meglio farle saltare in modo di non spappolarle troppo.
In un recipiente, sempre molto capiente, sbattete le uova e salate, pensate che le patate vanno anche loro regolate di sale.
Quando le patate e la cipolla sono cotte e dorate, meglio fritte e croccanti, versatele dentro il recipiente con le uova sbattute, tenendo cura di non versarci l'olio ma lasciarlo nella padella.
Amalgamare e controllare di sale
A questo punto versate il composto nella padella, a fuoco basso, procurando non bruciarlo. Con il mestolo di legno controllare che non si attacchi, ovviamente bisognerà usare una quantità adeguata di olio.
Girare la tortilla con l'aiuto di un piatto piano del diametro della padella leggermente inumidito, rimboccarla con il mestolo di legno,  in questo caso con la parte concava, tutto intorno alla frittata pòroprio comequando si fa il letto.
Al termine della cottura due sono le strade: potete far scivolare la tortilla dalla pentola stessa su un piatto oppure come consiglia Mai girarla con l'aiuto di un piatto piano questa volta non bagnato.
Al taglio dovrebbe risultare bavosa, leggermente umida al centro, la mia era umida ma non bavosa. Se vi piace il sapore dell'uovo tenetelo presente.


Kartoffelpuffer da Crêpe is the new black di MTChallenge

800 g di patate farinose
1 cipolla (io, novella)
2 uova
6 cucchiai di farina
sale

per le pere caramellate
1 kg di pere
2 cucchiai di succo di limone
1/2 baccello di vaniglia
1/2 bastoncino di cannella
2 cucchiai di zucchero di canna

Sbucciate le patate, lavatele e asciugatele molto bene, mondate la cipolla, lavatela e asciugatela. Grattugiate patate e cipolle radunando la polpa in uno scolapasta, salate leggermente e fate sputrgare per circa un'ora. Sciacquatele velocemente sotto l'acqua corrente, asciugatele, tamponando con carta da cucina, e trasferitele in un'ampia terrina. Mischiatele poi alle uova e alla farina, salate leggermente. Scaldate a fuoco moderato un'ampia padella leggermente unta di burro, disponete sulla padella il composto con l'aiuto di un cucchiaio ottenendo dei mucchietti regolari piuttosto distanziati tra di loro. Se violete impazzire ci sono i coppapasta :-) Fateli dorare da entrambi i lati.
Servitele con le pere, ridotte a fettine e caramellate delicatamente in padella e il loro sughetto.

venerdì 5 maggio 2017

Il ciambellone di crema



Una torta! Quale ghiotto fine pranzo e quale consolazione specie per i ragazzi, vederla comparire come dolce pietanza, in tavola!

Un panettone! Oh la bella sorpresa vedersene offrire una fettina con una tazzina di tè, una fetta con il caffè e latte del mattino, una fettona (e con qualche bicchierotto di vino spumeggiante e bianco) in un freddo pomeriggio e quale fine di un pranzettino.

Una ciambella! Con quale sorriso viene accolta una modesta ma sempre allettante ciambella, sia nel lieto giorno della sagra paesana, sia (come vogliono le tradizioni secolari) nella solenne festa primaverile nella quale la caratteristica ciambella non deve mai mancare, sia … sempre, in ogni giorno dell'annata, giacché più delle aristocratiche torte che dei lussuosi panettoni, sono proprio le casalinghe ciambelle che ci fanno rivivere i momenti gioiosi vissuti nella lontana infanzia.

Quali migliori parole di quelle della nostra Maestra per celebrare l'amorevole previdenza delle nostre mamme e nonne, e anche la nostra, che si concretizza in un dolcino, preparato per tempo e riposto, pronto per essere consumato al momento opportuno, che ci guarda e ci ricorda, la mamma … perché vi rallegri, mi ha posto qua (quelle di Petronilla sono sempre perle di saggezza!).
Una fetta di dolce rasserena, ritempra, accoccola e consola soprattutto se preparata con amore.

Oggi il Calendario del Cibo Italiano festeggia i dolci da credenza, dolci semplici, senza crema, che per questo motivo possono essere conservati in casa per giorni, sempre che durino, in credenza appunto.


Per questa giornata seguendo le indicazioni di Petronilla ho preparato una ciambella dal gusto portentoso, che sa proprio della più sopraffina delle creme, una ciambella di crema!

Come si fa facciamocelo spiegare da Petronilla.



Squisita è la ciambella all'arancia, squisitissima è quella di crema e se tu per una festicciola familiare o per festeggiare amici cari, vorrai qualche volta allestirla …
Versa in una terrinetta 120 gr. di burro e lavoralo ben bene e lunghissimamente con altrettanti gr. di zucchero.
Sempre mescolando, unisci uno alla volta tre tuorli; e poscia (e sempre un po' alla volta e sempre mescolando) 180 gr. di fecola di patate, 70 gr. di fior di farina, il giallo grattugiato della scorza di ½ limone, due bicchierino di rum o di cognac, ed infine due albumi montati in soda neve. Ed una bustina di lievito dolce e profumato che sappia quanto il mio , ben ben lievitare al calor del forno.

Mescola ancora bene bene e sappi che se poco mescolerai forse forse un brutto fiasco non ti potrà mancare.
Imburra e impana una tortiera … meglio se potessi disporre di un “tortiera per ciambelle”; inforna in forno non troppo caldo ...sforna la ciambella quando la vedrai ben cotta e rigonfiata; sformala sul piatto; cospargila di zucchero a velo finché sarà tutta imbiancata; ed offrendola e gustandola giudicherai se questa ciambella non è veramente squisitissima.

Da Collana di Perline della Petronilla, Torte Panettoni Ciambelle, editrice Sonzogno, 1954

http://www.calendariodelciboitaliano.it/

lunedì 30 gennaio 2017

Treccia svedese alle mele


Quest'anno mi sono ripromessa di seguire un po' di più Re-Cake che ogni mese ci accompagna con proposte sempre più golose e prelibate, una tentazione irresistibile :-)
Questo mese è la volta di una morbidissima e profumata treccia di pasta brioche farcita da un delizioso e leggero ripieno di mele.
Un impasto semplicissimo e sorprendentemente delicato che si presta splendidamente, a mio parere, anche per preparazioni semidolci, insomma c'è da approfondire e provare :-)
Con questo post partecipo a Re-Cake 2.0 di gennaio 2017.


Per 2 trecce

impasto
245 g di panna acida a temperatura ambiente
10 g di lievito di birra
60 ml di acqua tiepida
30 g di burro morbido
35 g di zucchero
1 cucchiaino di sale
1 uovo
400 g di farina 00

farcia
800 g di mele golden sbucciate, private del torsolo e tagliate a spicchi
60 g di zucchero
1/2 cucchiaio di succo di limone
1/4 di cucchiaino di sale
1/2 cucchiaino di cannella in polvere
1/4 di cucchiaino di noce moscata in polvere
1/4 di cucchiaino di chiodi di garofano in polvere
20 g di burro
15 g di maizena

Per completare
mandorle a lamella tostate
zucchero a velo e succo di limone

Preparare la farcia alle mele.
In una terrina mescolare gli spicchi di mela con lo zucchero, il succo di limone, il sale e le spezie. Lasciare riposare a temperatura ambiente per 30 minuti.
Scolare le mele raccogliendo il succo in una casseruola. Unire il burro, portare a bollore, lasciare cuocere a fuoco medio per circa 5 minuti senza mescolare, ruotando la casseruola, fino a creare uno sciroppo.
In un’altra terrina mescolare le mele con la maizena, quindi unire lo sciroppo.

Preparare l’impasto.
Unire il burro alla panna acida, mescolare. Sciogliere il lievito nell’acqua tiepida.
Trasferire nella ciotola della planetaria, unire la panna acida con il burro, lo zucchero, le uova e la farina. Impastare a velocità 2, frusta a gancio, per 10 minuti quindi a velocità 3 per 2 – 3 minuti. Trasferire l'impasto sulla spianatoia, lavorarlo ancora un po' a mano quindi formare un panetto, sistemarlo in una ciotola leggermente unta sigillare la ciotola con la pellicola, lasciare lievitate in forno con lucetta accesa fino al raddoppio, circa 1 ora e mezza.
Riscaldare il forno a 180 gradi, modalità statica. Riprendere l’impasto, sgonfiarlo e Dividerlo in 2 parti uguali. Stendere ciascuna parte fino a ottenere un rettangolo. Suddividere la farcia alle mele sui 2 rettangoli di pasta, disponendola al centro e lasciando i bordi liberi. Incidere i bordi, formare una treccia prendendo le strisce di pasta e richiudendole verso il centro, sul ripieno, sovrapponendole.
Trasferite la treccia su una placca protetta da carta forno Cuocere per 15-20 minuti o, comunque fino a doratura.
Sfornare e lasciare raffreddare.

Decorare con una glassa semplice ottenuta mescolando lo zucchero a velo con qualche goccia di limone fino ad ottenere un composto lucido e denso. Cospargere con mandorle a lamella tostate.

http://re-cake.blogspot.it/2017/01/treccia-svedese-alle-mele.html

venerdì 16 settembre 2016

I maritozzi per il Calendario del Cibo Italiano


Morbida pasta lievitata piena di tanta panna, il maritozzo, è uno dei più popolari dolci da colazione romani, forse, il dolce per eccellenza almeno nell'immaginario collettivo.
Romano de Roma, pare abbia origini antichissime radicate nella tradizione culinaria romana.
Pagnotte lievitate, addolcite da miele e uva passa erano preparate già nell'antica Roma.
Nel medioevo, panini dolci arricchiti da uvetta, pinoli e canditi erano consumati soprattutto in quaresima. Questi pani, detti santi maritozzi,, ancorché ricchi e dolci, si conformavano alle rigide regole della cucina penitenziale, di magro, perché senza carne, uova e latticini, e potevano essere consumati tranquillamente, ovviante da chi poteva permetterselo.
Successivamente, i maritozzi, imbelliti da ricami zuccherini, simbolici, divennero pegno d'amore da regalare alla fidanzata in una sorta di San Valentino ante litteram, e qualche volta celavano un anello.
Forse anche da qui, omen nomen, maritozzo.
Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale del Maritozzo del Calendario del Cibo Italiano AIFB. Nell'articolo della nostra ambasciatrice Silvia Ferrante del blog Tra fornelli e pennelli, molto di più sui maritozzi e bellissime ricette


500 g. di farina manitoba
40 g. di olio EVO
45 g. di burro morbido
75 g. di zucchero
2 uova
20 g. di lievito di birra sbriciolato
50 g. di latte condensato
110 g. di acqua a temperatura ambiente
1/3 di baccello di vaniglia

per la glassa
100 g. di zucchero a velo
30 g, di acqua

per la panna
500 g. di panna da montare
50 g. di zucchero
1/3 di baccello di vaniglia

per completare
zucchero a velo

Sistemare nella ciotola del kenwood tutti gli ingredienti tranne l'acqua, impastare con la frusta a gancio, velocità 1 – 2, fino ad ottenere un composto sodo, unire in due o tre riprese l'acqua e continuare ad impastare a velocità 2 per circa 15 minuti. Al termine l'impasto sarà liscio, omogeneo e ben incordato.
Sistemare l'impasto in una capiente ciotola protetta da pellicola per alimenti e lasciare lievitare in forno con la lucetta accesa per circa un'ora o, comunque, fino al raddoppio.
Formare i maritozzi tagliando la pasta a pezzi di circa 60 g. l'uno. Arrotondare i pezzi formando delle palline, quindi, allungarle leggermente in forma ovale.
Sistemare i maritozzi su carta da forno e lasciarli levitare coperti (con uno strofinaccio in tessuto leggero e ben inumidito) in forno con la lucetta accesa per circa un'ora e mezza, devono triplicare.
Al termine preparare la glassa mescolando lo zucchero a velo e l'acqua con un frustino e glassare la superficie dei maritozzi. Cuocere in forno statico già a temperatura a 180° per 10 – 12 minuti, avendo cura di ruotare la teglia a metà cottura.
Lasciare raffreddare.
Incidere a metà i maritozzi lasciando la base integra.
Montare la panna con lo zucchero e i semini.
Farcire i maritozzi con la panna, decorare con zucchero a velo.
E io ci ho aggiunto pure una bella amarena, la panna era sola soletta, voleva compagnia :-)

La ricetta è di Salvatore De Riso, questi maritozzi non saranno proprio romani ma sono tanto buoni ve lo assicuro :-)

Per il post mi sono documentata qui:
https://it.wikipedia.org/wiki/Maritozzo
https://www.gustosamente.it/maritozzo-romano-e-la-sua-gustosa-storia/



http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/

giovedì 5 maggio 2016

Ciambella cioccolato e amarene





Oggi il Calendario festeggia i dolci da credenza, l'amorevole previdenza delle nostre mamme e nonne, e anche la nostra, che si concretizza in un dolcino, preparato per tempo e riposto, pronto per essere consumato al momento opportuno, che “ ci guarda e ci ricorda, la mamma … perché vi rallegri, mi ha posto qua” (quelle di Petronilla sono sempre perle di saggezza!).
Una fetta di dolce rasserena, ritempra, accoccola e consola soprattutto se preparata con amore :-)
Le torte da credenza sono delle preparazioni dolciarie realizzate senza creme per questo motivo possono essere conservate in casa, appunto in credenza, per diversi giorni.
Intesa in questi termini la “credenza” da me è un angolo del piano della cucina sul quale sistemo all'occorrenza un'alzatina con il suo bel coperchio a campana.
Ma la credenza è ben altro, lo è stata soprattutto in passato.
Specie di armadio da riporvi dentro e a suo tempo disporvi sopra le cose da mangiare le suppellettili più minute per l'uso della mensa, ed altresì la Stanza dove si ripongono le cose da che più comunemente dicesi dispensa, e questo significato sembra essere derivato dal lat. CRĚDERE nel senso di affidare, consegnare, depositare”.
La credenza viene da lontano, forse dalla Francia, almeno quanto a tipologia di mobile, ma la denominazione è tutta italiana.
Pare che, il cuoco Pierre Buffet, al seguito del Re di Francia, Francesco I, nella campagna d'Italia (1494), avesse portato con sé una sua invenzione, un mobile particolare, una grande cassa nella quale era contenuto tutto il necessario per imbandire, anche in viaggio, una tavola degna di un Re. Una dispensa prêt-à-porter sulla quale, una volta aperta, potevano essere sistemate in bella vista stoviglie e pietanze.
E così nacque il buffet …
Successivamente Pierre sin trasferì in Italia, al servizio del Vescovo di Verona, specializzandosi, appunto in banchetti. Così l'introduzione di questa tipologia di mobile nei convivi nobiliari italiani potrebbe essere stata originata proprio dall'invenzione del cuoco francese.
Sicuramente nel XVII secolo nella nobiltà italiana era costume collocare nella sala dei banchetti un mobile lungo e basso sul quale sistemare tutte le pietanze che sarebbero state offerte ai commensali.
L’importanza e il valore del banchetto e, quindi dell'ospite, era misurata proprio dalla lunghezza, ampiezza e numero dei ripiani della credenza, oltreché dalle pietanze e dalle stoviglie che vi erano sistemate.
E non esisteva neppure un solo tipo di credenza! I banchetti più ricchi e sontuosi potevano contenerne anche tre! La principale, collocata nel punto centrale della sala sulla quale erano sistemati le stoviglie preziose, in oro e in argento e le migliori ceramiche, la seconda, una credenza da bottiglierie, mostrava i servizi per l'acqua e per il vino, la terza, infine, più defilata, conteneva le vivande fredde, i piatti e tutto l'occorrente per il servizio a tavola.
Se forse l'origine del mobile è francese il termine credenza deriverebbe invece da una particolarissimo cerimoniale sviluppatosi nella nobiltà italiana.
I banchetti erano introdotti dal “Maestro Credenziere”, un servitore di rango superiore, incaricato del “servizio di credenza”, l'assaggio dei cibi e dei liquori che sarebbero stati serviti agli ospiti rimanendo poi nella sala del banchetto per tutta la durata dello stesso. Un retaggio “dell'assaggio che facevano gli scalchi e i coppieri delle vivande e delle bevande prima di servire ai loro signori”, assaggio necessitato e non da cerimoniale :-)
Questo servizio, probabilmente definito di credenza perché “induceva persuasione che i cibi e ii liquori non fossero attossicati” per forza di cose doveva essere effettuato dove il cibo era stato disposto pubblicamente così “la voce potrebbe essere passata in seguito dall'atto al luogo dove avveniva l'assaggio, indi al mobile”.
Quanta storia nel nome di un mobile!
Ma ora occupiamoci del suo contenuto.
Il dolce che vi propongo sicuramente non avvelena, anzi è, a detta di mio figlio, uno dei dolci più buoni che abbia assaggiato, e ne ha assaggiato. Infatti è durato pochissimo nella mia credenza/alzatina :-)
Tempo fa in occasione di un evento, al coffee break, ne assaggiai una fettina, fu amore al primo assaggio, in effetti furono più d'uno :-)
L'amore, si sa,  non conosce ostacoli … ed ecco la ricetta :-)
Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale di dolci da credenza del Calendario del Cibo Italiano AIFB. Nella pagina dedicata del Calendario l'articolo della nostra ambasciatrice Paola Sabino che vi invito a leggere, sarà sicuramente interessante e ricco di storia, aneddoti tradizioni e bellissime ricette.


250 g. di farina 00
250 g. di burro morbido
6 uova
200 g. di zucchero a velo
100g. do gocce di cioccolato
100 g. di amarene sciroppate
8 g. di lievito
i semi di ¼ di bacca di vaniglia

Nella planetaria, frusta K, velocità 1, montare il burro con metà dello zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e cremoso, ridurre leggermente la velocità, aggiungere i tuorli due alla volta, sempre continuando ad impastare.
Versare a pioggia la farina setacciata con il lievito incorporandola a mano, con la spatola. Montare gli albumi con l'altra metà dello zucchero, unire poco alla volta, delicatamente, al composto di burro, tuorli e farina, sempre a mano, con la spatola. Aggiungere la vaniglia. Mettere da parte 200 g. d'impasto, unire all'impasto rimanente le gocce di cioccolata e le amarene ben sgocciolate. All'impasto neutro unire due - tre cucchiai di sciroppo di amarene, mescolare, non verrà mai rosso, va bene lo stesso. Versare in uno stampo a ciambella di 26 cm di diametro, imburrato e infarinato, prima l'impasto con gocce di cioccolata e amarene, poi quello all'amarena, variegare delicatamente con i rebbi di una forchetta. Cuocere a 160°in forno statico già a temperatura per 30 minuti.
Lasciare raffreddare, completare con zucchero a velo.


Per il post mi sono documentata qui:
https://it.wikipedia.org/wiki/Credenza_%28arredamento%29
http://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/usi---costumi/Banchetti-Buffet-e-Credenze-della-festa-Barocca.html
https://lauramalinverni.wordpress.com/2013/10/04/quando-si-dice-buffet/
Le citazioni sono prese qui:
http://www.etimo.it/?term=credenza

 http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/

domenica 8 novembre 2015

Quanti modi di fare e rifare i kanelsnurrer


Buongiorno, oggi la Cuochina ci porta lontano lontano, siamo ospiti di Ornella ..... che freddino qui ... bisogna mettersi al lavoro ... prepareremo tanti tanti kanelsnurrer!
E come sono buoni! uno tira l'altro! Proprio una ricetta da fare e rifare :-)
Quante cose impariamo con la Cuochina!
Buona domenica e buona colazione

300 g. di lievito madre attivo
420 g. di farina di forza
150 g. di latte
80 g. di zucchero
80 g. di burro morbido
1 uovo grande intero
½ baccello di vaniglia
6 g. di sale

ripieno

100 g. di burro a temperatura ambiente
100 g. di zucchero
cannella in polvere


Nel kenwood, frusta a gancio, velocità 1, sciogliere il lievito madre nel latte, unire l'uovo, la farina, lo zucchero, il sale e i semini di vaniglia, impastare a velocità 2 per 10 minuti. Quindi unire il burro morbido, continuare ad impastare per 5 minuti a velocità 2, al termine l'impasto dovrà risultare incordato.
Trasferire l'impasto in una capente ciotola, coprire con pellicola trasparente.
Lasciare lievitare in forno con la lucetta accesa per 4 ore, deve più che raddoppiare.
Dividere l'impasto in 3 pezzi, col matterello stendere ciascun pezzo formando tre a rettangoli di circa 30 x 40 cm.
Battere il burro a temperatura ambiente con lo zucchero e la cannella.
Distribuire sulla superficie della prima sfoglia metà del composto di burro, zucchero e cannella. Sistemare sul primo strato la seconda sfoglia, spalmarla con l'altra metà del ripieno. Chiudere con la terza sfoglia, compattare leggermente. Ricavare delle striscioline di circa 1 cm di larghezza, arrotolarle a spirale, avvolgerle su se stesse facendo uscire il capo della strisciolina da sotto a sopra.
Il video che ho trovato qui video è molto esplicativo
Sistemare i kanelsnurrer su una teglia coperta da carta forno, lievitare in forno con la lucetta accesa per circa 3 – 4 ore.
Cuocere in forno statico già a temperatura a 200°C per circa 10-15 minuti.



Il prossimo mese ci vediamo nel Laboratorio di mm_skg prepareremo la sua Vassilopita

LA NOSTRA CUOCHINA

mercoledì 4 novembre 2015

Fijian Coconut shortbread e Fiji coconut pie per l'Abbecedario culinario mondiale


L'Abbecedario prosegue il suo viaggio virtuale ma reale, realissimo, nelle nostre cucine, siamo alle Fiji, oggi paradiso incontaminato, ambita meta turistica, per secoli arcipelago selvaggio e guerriero.
Come a Papua, dobbiamo misurarci con una cultura culinaria estremamente diversa dalla nostra, essenziale, basica, come lo spirito delle popolazioni indigene, limitata ai soli alimenti reperibili in loco, preparati in maniera estremamente semplice, anche senza cottura.
La cucina fijiana è però anche frutto della contaminazione culturale della colonizzazione inglese che ha portato all'elaborazione, partendo dalle materie prime locali, di piatti piuttosto british ma fijian style.
Con questo post partecipo all'Abbecedario culinario mondiale che per le Fiji è ospitato dal blog Santa Parmigiana.



Fiji coconut pie
4 uova
2 tazze di latte
1 tazza di zucchero
1 tazza di farina di cocco
1/2 tazza di burro fuso
1/2 tazza di farina
i semini di mezza bacca di vaniglia

per la copertura
100 g. di farina di cocco
20 g. di burro
20 g. di zucchero

In una capiente ciotola unire gli ingredienti secondo l'ordine indicato mescolando bene con la frusta, l'impasto risulterà piuttosto liquido, trasformandosi in cottura, l'esterno in un morbido guscio, l'interno in una succulenta crema.
Versare il composto, in una teglia di circa 24 cm di diametro, cuocere in forno statico già a temperatura a 180° per circa 40 minuti.
La pie è pronta quando, al tatto, la parte superiore si avverte consistente e soda ma, ovviamente, ancora morbida.
Sformare, lasciare raffredare, ricoprire con noce di cocco fatta leggermente e velocemente caramelare in padella con zucchero e burro.


Fijian Coconut shortbread

1 tazza di farina 00
1/cucchiaino di lievito
1 pizzico di sale
50 g. di burro
1/3 di tazza di zucchero
1/2 tazza di farina di cocco
1 uovo piccolo

Impastare velocemente la farina mascolata con il lievito, il sale e il burro strofinando tra le dita fino ad ottenere delle briciole. Unire lo zucchero e il cocco e, infine, l'uovo e 2 cucchiaini di latte.
Impastare velocemente e delicatamente con una forchetta, l'impasto risulterà piuttosto morbido.
Formare delle palline, sistemarle su una teglia coperta da carta da forno.
Cuocere in forno statico già a temperatura a 180°, dopo 4 – 5 minuti estrarre la teglia e segnare velocemente la superfice dei biscotti con i rebbi di una forchetta, schiacciando leggermente, continuare la cottura ancora per circa 10 minuti (nel mio forno), devono dorare.

Entrambe le ricette sono tratte dalla pagina facebook di una simpatica signora che racconta la sua cucina alle Fiji, una cucina di famiglia, di ricordi, di memorie ....




L'Abbecedario Culinario Mondiale!