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venerdì 25 marzo 2016

La pastiera per il calendario del cibo italiano


Non si conoscono le origini della pastiera, densa com'è di simbolismi legati al rinnovamento, alla vita,  sicuramente si riallaccia ai culti ancestrali della fertilità e della rinascita, come del resto il tortano e i casatielli. 
Uova, formaggio, grano, da soli o combinati insieme, sono e rappresentano vita, vita che nasce, che si rinnova, vita da offrire.
Il dolce, almeno nella versione moderna, pare sia nato  in uno dei tanti conventi di Napoli, frutto della maestria e della devozione di una suora pasticcera.
Devozione, perché la pastiera è un dolce che non si improvvisa, necessita di cura, attenzione, tempo e pazienza,  tanta pazienza nell'attendere che che maturi,  che gli ingredienti e gli aromi si fondano sprigionando gli inconfondibili, deliziosi umori, un nettare,  che non può non strappare un sorriso di piacere anche alla più fredda sovrana asburgica.

"A Napule regnava Ferdinando
Ca passava e’ jurnate zompettiando;
Mentr’ invece a’ mugliera, ‘Onna Teresa,
Steva sempe arraggiata. A’ faccia appesa
O’ musso luongo, nun redeva maje,
Comm’avess passate tanta guaje.
Nù bellu juorno Amelia, a’ cammeriera
Le dicette: “Maestà, chest’è a’ Pastiera.
Piace e’ femmene, all’uommene e e’creature:
Uova, ricotta, grano, e acqua re ciure,
Mpastata insieme o’ zucchero e a’ farina
A può purtà nnanz o’Rre: e pur’ a Rigina”.
Maria Teresa facett a’ faccia brutta:
Mastecanno, riceva: “E’ o’Paraviso!”
E le scappava pure o’ pizz’a riso.
Allora o’ Rre dicette: “E che marina!
Pe fa ridere a tte, ce vò a Pastiera?
Moglie mia, vien’accà, damme n’abbraccio!
Chistu dolce te piace? E mò c’o saccio
Ordino al cuoco che, a partir d’adesso,
Stà Pastiera la faccia un pò più spesso.
Nun solo a Pasca, che altrimenti è un danno;
pe te fà ridere adda passà n’at’ anno!”


Non esiste la ricetta della pastiera, ogni famiglia ha la sua pastiera con sapori, aromi e consistenze proprie, specifiche

È un dolce più di casa che di pasticceria.
C’è chi la preferisce ben cotta, chi, invece, più pallidina, chi assolutamente alta, chi, al contrario, solo bassa, chi più umida, chi asciutta, chi “per carità il grano va frullato”, chi abbonda con la cannella e chi ritiene che proprio li non debba andare, ed infine, c’è chi la preferisce con la doppia crema. 
Io sono affezionata ai sapori della pastiera di mia nonna che, ovviamente, si atteneva ad una ricetta che però variava ed aggiustava ad occhio, nell’impossibilità di riprodurla tal quale, negli anni ho sviluppato una mia ricetta che riproduce quei profumi e quelle consistenze ai quali in casa siamo affezionati. 
La ricetta è quella tradizionale, con qualche variazione,  la cottura fa la differenza, la mia pastiera risulta croccante e ben cotta all’esterno ed umida, sugosa ma compatta all’interno,  a noi piace :-)
Con questo post contribuisco alla Giornata Nazionale della Pastiera Napoletana del Calendario del Cibo Italiano AIFB. Nella pagina dedicata al Calendario il sicuramente bellissimo articolo della nostra ambasciatice Francesca Lucisano e meravigliose ricette. 
 

pasta frolla per pastiere di Francesca
1 kg. di farina
6 uova (5 tuorli e 1 intero)
300 g. di zucchero
500 g. di burro
2 bustine di vanillina (in questa versione ho usato i semini di mezza bacca di vaniglia)
la scorza grattugiata di un limone
1 guscio d’uovo di latte
un pizzico di sale

Nel Kenwood, frusta K, velocità 1 – 2, amalgamare velocemente il burro (freddo) a pezzetti con la farina fino ad ottenere uno sfarinato, unire lo zucchero, l’uovo, i tuorli e il sale, azionare ancora la planetaria a velocità 1 – 2 per pochi secondi giusto il tempo di compattare il tutto aggiungendo, se necessario, a filo circa un guscio d’uovo di latte freddo, si otterrà un impasto compatto ma ancora bricioloso. Avvolgere la pasta frolla in una pellicola di plastica e far riposare in frigo per circa un’ora finché non si sarà rassodata.

ripieno
1 lattina di grano per pastiere da 420 g.
100g. di latte
30 g. di burro
la buccia grattugiata di un limone
700g. di ricotta vaccina ben scolata
600g. di zucchero
5 uova intere e 2 tuorli
2 bustine di vanillina (in questa versione ho usato i semini di mezza bacca di vaniglia)
2 fialette di millefiori
un pizzico di cannella
la buccia grattugiata di mezzo limone
150 – 200 g. di frutta candita intera

Versare in un tegame 100g. di latte, 30g. di burro, il contenuto della lattina di grano e la buccia grattugiata del limone. Cuocere a fuoco moderato per circa 10 minuti mescolando. Si otterrà una crema. Raffreddare. Montare (con lo sbattitore elettrico) la ricotta con lo zucchero fino ad ottenere un impasto molto omogeneo e fine. Unire sempre montando le uova, una alla volta, la vanillina, il contenuto delle fialette di millefiori, un pizzico di cannella e la scorza grattugiata di limone. Lavorare bene. Solo alla fine unire la crema di grano e i canditi precedentemente ridotti a pezzettini amalgamare ancora per un minuto.
Stendere la frolla, con essa foderare 3 teglie da pastiera (2 da 24 cm e 1 da 20 cm di diametro inferiore, o 2 da 28 cm) precedentemente imburrate, versarvi il ripieno facendo attenzione a non raggiungere il bordo della teglia (occorre fermarsi circa un dito sotto al bordo), decorare con striscioline di pasta frolla formando il classico motivo decorativo. Cuocere in forno statico a 180° per circa un’ora avendo cura di ruotare le teglie a metà cottura, coprire con alluminio se le pastiere dovessero scurirsi troppo.
Sfornare e lasciare raffreddare. La pastiera come è noto avrebbe bisogno di 3 giorni di riposo per permettere ai suoi aromi di amalgamarsi e fondersi in un’unica fragranza, avrebbe.... nella mia cucina di solito almeno una non riposa, semplicemente raffredda.
Ovviamente residuerà della pasta frolla (è preferibile non dimezzare la dose) che potrà essere congelata ed utilizzata in seguito come ottima base per crostate.


Buona Pasqua

.... e fatemi gli auguri, oggi è il mio compleanno :-)

Per il post ho consultato: 


mercoledì 17 febbraio 2016

La zuppa inglese napoletana



Qualche volta i dolci nascono per caso, da un errore, da una distrazione …
Una piccola deviazione dai soliti percorsi può portare a scoperte straordinarie!
Questo è il caso della zuppa inglese che, forse, nasce da un ruzzolone, una caduta rovinosa di un cameriere, e con lui, del dolce preparato per i festeggiamenti riservati, da re Ferdinando I, all'ammiraglio Nelson.
Il cuoco di corte, dovendo rimediare all'ultimo momento un dessert per il pranzo regale e, non possedendo nessuno dei congegni moderni che ci consentono di impastare, cuocere e raffreddare in pochissimo tempo, dovette ripiegare su quello che c'era in dispensa biscotti, crema, forse marmellata e, chissà, delle meringhe o una naspratura fatta al momento ….
Tutto sistemato come solo un monzù napoletano poteva fare in una bella zuppiera di porcellana di capodimonte, il dolce da solo non si teneva, che passò ai camerieri ordinando sbrigativamente di … portare la zuppa all'Inglese :-)
Così è nata la zuppa inglese?
Forse, mi piace crederlo, immaginarlo, raccontarlo ….
Nell'articolo che la nostra ambasciatrice Rita Mezzini ha preparato per la Giornata Nazionale della Zuppa Inglese, che troviamo nella pagina dedicata delCalendario del Cibo Italiano scopriremo certamente qualcosa di più sulle origini di questo dolce e sulle sue variazioni.
Per me la zuppa inglese è una sola … lei, fresca, umida, alcolica e zuccherina, troneggiava, sontuosa, in un luccicante vassoio, ricca, fastosa, barocca, sul tavolo addobbato a festa, petali di morbido pan di spagna intrisi di rum, crema pasticcera, cioccolato e amarene, e, su tutto, una nuvola dolce che si scioglie in bocca e, poi, i canditi …. un incanto …

Per il la zuppa inglese napoletana
½ pan di spagna del diametro di 28 cm
500 g. di crema pasticcera
bagna al rum
½ barattolo di amarene sciroppate sgocciolate
100 g. gocce di cioccolato fondente
meringa classica
ciliege candite
zucchero a velo

per il pan di spagna
4 uova + 2 tuorli
130 g. di zucchero
65 g. di farina
65 g. di fecola
la scorza grattugiata di un limone
Montare le uova con lo zucchero nella planetaria, gancio a frusta, per almeno 12 minuti, velocità 3 – 4, solo alla fine unire gli aromi. Incorporare a mano, con la spatola, la farina setacciata con la fecola.
Trasferire in uno stampo da pastiera (o comunque una teglia non troppo alta) di diametro 2 – 28 cm ben imburrato. Cuocere in forno statico già a temperatura a 170° per 20 – 30 minuti. Raffreddare.
Tagliare a strisce orizzontali che andranno poi divise in 2, 3 pezzi.
Per il dolce ne servirà circa la metà.

Crema pasticcera
250 g. di latte
150 g. di panna
140 g. di zucchero
40 g. di amido di mais
120 g. di tuorli (6)
1 pizzichino di sale
la buccia di 1 limone
1/3 di bacca di vaniglia

Portare ad ebollizione il latte con la panna, il pizzichino di sale, la buccia di limone e la vaniglia.
A parte in una pentola capiente montare a mano, con la frusta, i tuorli con lo zucchero, aggiungere l'amido di mais, incorporare bene.
Filtrare il liquido bollente e versarlo, sempre mescolando con la frusta, sulla montata di uova. Trasferire sul fuoco. Cuocere a fiamma bassa sempre mescolando con la frusta fino a che la crema non si addensa.
Trasferire la crema in una ciotola a temperatura ambiente, coprire con pellicola a contatto, lasciare raffreddare.
Per il dolce ho utilizzato circa 500 g di crema pasticcera. La crema rimanente potrà essere utilizzata in altre preparazioni … o consumata al momento :-)

Inzuppitura al rum
400 g. acqua
200 g. di zucchero
mezza bacca di vaniglia
100 g. rum

Far bollire l'acqua con lo zucchero per 3 minuti, unire la vaniglia. A freddo, filtrare, unire il liquore.

Meringa classica
125 g. di albume
125 g. di zucchero
250 g. di zucchero a velo

Montare l'albume nella planetaria aggiungendo lo zucchero in tre tempi.
Setacciare lo zucchero a velo.
Quando l'albume sarà ben montato, unire a spatola, delicatamente, lo zucchero a velo.

Assemblaggio
Sul fondo di capiente vassoio ovale in acciaio, o comunque adatto per il forno, (il mio era lungo, compresi i bordi, 37 cm ma impegnava solo 23 cm come base del dolce) sistemare le fette di pan di spagna, bagnarle con l'inzuppitura, ricoprire con abbondante crema pasticcera qualche amarena e una manciata di gocce di cioccolato. Continuare con la stratificazione con pan di spagna, inzuppitura, crema, amarene e cioccolato, cercando si seguire la forma del vassoio e creare, salendo con gli strati una struttura a cupola. Terminare con pan di spagna e inzuppitura.
Trasferire in frigo per qualche ora perché si assesti.
Preparare la meringa, ricoprire il dolce con volute di meringa, sistemare sulla meringa le ciliege, o, anche, altra frutta candita a fette.
In forno a 120°, valvola aperta (o spiraglio creato da uno spessore di carta alluminio ripiegata), per 3 – 4 ore, si deve biscottare ma, ovviamente, non bruciarsi.
Lasciare raffreddare a temperatura ambiente, quindi trasferire in frigo.
Al momento di servire, spolverare con zucchero a velo.

E' stata la torta di tanti nostri complenni, da bambini, negli anni '70, era la specialità di un famoso ristorante pizzeria di Vico Equense.
Il ristorante con la sua  "pizza a metro" c'è ancora, ogni tanto ci andiamo.
L'occhio corre speranzoso al fornito carrello dei dolci dove però non troneggia questa sontuosa signora, forse, ormai  âgé.
Mi è piaciuto ricordarla, in fondo ci sono affezionata ....


 Per  un approfondimento sulle sulle origini della zuppa inglese quiqui.



domenica 14 febbraio 2016

Quanti modi di fare e rifare le graffette di patate


Buongiorno! buona domenica!
Che piacere avervi qui nella mia cucina …. l'olio è sul fuoco, ho fatto scorte, inizia il nostro torneo di frittura!
Le graffette si mangiano calde calde, appena tolte dal fuoco e rigirate nello zucchero croccantino … si sciolgono in bocca …. scottano, attenzione :-)
Sapevo di averlo messo da qualche parte … dopo tanto cercare l'ho trovato, nascosto tra le pagine di un libro, ovviamente di cucina :-)
Un foglietto strappato con su annotata una ricetta, ne abbiamo tantissimi noi, non è vero? E ogni tanto li perdiamo, poi li ritroviamo :-)
Questa ricetta è di quelle che trovi per caso, tra una chiacchiera e l'altra, sul pianerottolo, nella sala d'aspetto del dentista o in fila al supermercato, e che ti annoti frettolosamente ….
Vanno avanti col passaparola, infallibili nella loro imprecisione …. sono ricette di casa :-)
Grazie alla Cuochina che ha voluto organizzare questo torneo nella mia cucina e a voi tutte che siete state mie ospiti … ne abbiamo fritto delle belle! 
E quante ne abbiamo mangiato!
Ora che vi posso offrire? un caffe, un liquorino o  .... un kefir? :-)
Quante cose impariamo, scopriamo e …. ritroviamo con la Cuochina!

½ kg. di patate lessate e schiacciate
farina q. b.
2 uova
4 cucchiai colmi di zucchero
50 g. di burro
12 g. di lievito di birra (sul foglietto è scritto molto di più ma non leggiamolo neppure)
latte tiepido q. b.
1 pizzico di sale
la scorza grattugiata di un limone

olio di arachidi per friggere

zucchero
cannella

Oggi impastiamo a mano la suocera di mia sorella, che mi ha dato la ricetta, 20 anni fa non sapeva cosa fosse un kenwood e neppure io :-)
Lessare le patate, sbucciarle e passarle nello schiacciapatate ancora calde.
Sciogliere il lievito di birra in un cucchiaio di latte tiepido.
Sulla spianatoia formare una fontana con circa 250 g. di farina, al centro sistemare le patate schiacciate, lo zucchero, le uova, la scorzetta grattugiata, unire il lievito.
Amalgamare gli ingredienti al centro unendo pian piano la farina. Una volta incorporata un po' di farina unire il pizzico di sale e continuare ad impastare aggiungendo altra farina fino ad ottenere un impasto morbido e sodo che, comunque, sarà sempre piuttosto umido quindi resistere dall'aggiungere troppa farina.
Le patate a pasta gialla che ho usato in cottura si sono mantenute piuttosto asciutte e hanno incorporato poca acqua alla fine hanno assorbito complessivamente circa 400 g. di farina.
Formare le graffette: prendere un po' d'impasto, allungarlo sulla spianatoia leggermente infarinata fino ad ottenere un cilindretto di circa 3 – 4 cm di spessore, chiudere sovrapponendo le estremità.
Con un coppapasta formare le palline.
Spolverare con farina, lievitare coperto per circa 1 ora e ½ o, comunque, fino al raddoppio.
Friggere in olio a temperatura, caldo ma non troppo per evitare che le graffette scuriscano.
Trasferire le graffette su carta assorbente, tamponarle leggermente, passarle subito nel mix di zucchero e cannella.
Queste sono anche più buone, si sciolgono letteralmente, calde calde sono cremose, l'alveolatura si forma dopo, se resistono ...



LA NOSTRA CUOCHINA

Al prossimo mese nella cucina di Marina cucineremo lo Tsoureki di nonna Andromaca

http://illaboratoriodimmskg.blogspot.gr/2015/03/tsureki-ricetta-della-nonna-andromaca.html