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venerdì 27 aprile 2018

Insalata di patate con vinagrette alla soia per il Club del 27


Da quando il Club del 27 è diventato una rubrica fissa di MAGaboutFOOD ci divertiamo ancora di più.
Non solo cucinare in compagnia, divertirsi, condividere e assaggiare ma anche sperimentare ricette tratte da libri nuovissimi e assolutamente particolari come Bring it di Ali Rosen ricco di piatti invitanti, facili da preparare e prêt-à-porter.
Piatti, con quel robusto fascino del made in USA che non guasta, pensati per essere trasportati, ad un pic nic, un pranzo tra amici, in ufficio, come cadeau, insomma il massimo della convivialità e della condivisione ed in più belle e buone.
Io questo mese ho preparato un insalata di patate, americana che più americana non si può, ma ricette splendide vi attendono nel nostro Club, non perdetene una, sono tutte qui, bring it!

Con la tessera n° 37 anche questo mese partecipo al Club del 27.

Ingredienti per 6 persone

15 a 20 patate
2 cucchiai di salsa di soia
2 cucchiai di succo di limone fresco (circa 1/2 limone)
2 cucchiai di maionese
1 cucchiaio di erba cipollina tritata
1 peperone rosso tagliato a dadini
¼ tazza a dadini cipolla
¼ tazza di scalogno tagliato a dadini (circa 3 scalogni)
1 tazza di pomodoro a pezzetti
un pizzico di sale

Lavare bene le patate, sistemarle in una capiente pentola colma d'acqua e portare a ebollizione.
Cuocere per 8-15 minuti, a seconda delle dimensioni delle patate, fino a quando non sono ammorbidite, devono restare comunque piuttosto sode.
Scolarle e trasferirle sotto un getto d'acqua fredda per raffreddarle.
Quando sono fredde, tagliarle in pezzi da circa 2 – 3 cm, unire i peperoni, la cipolla, gli scalogni, il pomodoro, salare e mescolare
Mescolare la salsa di soia, il succo di limone, la maionese e l'erba cipollina.
Versare sull'insalata e mescolare bene ma delicatamente.



https://www.mtchallenge.it/2018/04/27/potluck-club-del-27-tu-cosa-porti/

lunedì 9 aprile 2018

Passiamole in rivista: baked potato


Da questa settimana nella nostra edicola virtuale c'è un nuovo numero del nostro magazine, MAG about food, questo mese tutto dedicato al relax, al comfort e alle coccole.


Ma guardate quant'è bella la copertina ... è tutta un programma!
Non vi tuffereste in questo mare di coccole morbide e assonnate che ho immaginato.
Si!!! la copertina l'ho fatta proprio io!!!
Anche questo mese MAG è ricco di rubriche favolose e interessantissime e di ricette sempre  particolari e testatissime.

Oggi è la volta di passiamole in rivista la rubrica di MAG che ci porta il mondo a tavola, approfittiamone ....

Volete preparare questa buonissime baked potato con la ricetta perfetta e preferita di Martha Stewart?
La ricetta è qui solo su MTChallange!
 


Ma gustiamoci le prelibatezze che abbiamo selezionato da strafichissime riviste USA per la rubrica passiamole in rivista, andiamole a sfogliare su MTChallenge.


 


lunedì 15 gennaio 2018

Sandwich di gattò


Questa è una non ricetta, lo vedete è intuitiva …
Ma vi è mai avanzato il gattò?
Premetto che lo amo caldo, caldissimo, da sempre, da quando piccolissima sostavo davanti al forno di nonna, impaziente, ma quando è pronto? ancora? uffa!
Poi appena sfornato ne pretendevo una porzione, fa attenzione scotta, mi mettevano a freddare il piatto sulla finestra ed io, sotto, in attesa, pregustavo il momento.
Bei tempi … sapori indescrivibili …
Forse neppure erano tanto belli i tempi :-) il bello è negli occhi di chi guarda, nell'animo di chi ricorda …
Insomma tutto questo per dire che il gattò non lo servo mai a fette, semmai a cucchiaiate sfidando con cuore intrepido migliaia di gradi Fahrenheit :-)
Caldo caldo è più buono, ha un altro sapore, l'impasto etereo e vellutato si fonde con la morbidezza avvolgente della mozzarella in una coccola degustativa unica.
Freddo non mi piaceva.
Se avanzava, e qualcosa avanzava sempre considerate le quantità industriali lavorate, nonna aveva trovato l'escamotage di friggerlo in padella che poi ho affinato, da porca buongustaia che sono, aggiungendo altra provola o mozzarella, chissà perché avanzavano sempre gli angoli :-)

Volete cimentarvi? sul Calendario del Cibo Italiano trovate la ricetta del gattò

 
Mi raccomando, olio di gomito diceva nonna, impastate bene, fatene una doppia dose come la qui presente che ieri ne ha fritto l'ultima fetta dopo aver dispensato gattò al parentado e gongelato una monoporzione abbondante, non dimenticate di infiocchettare bene la superficie non come ho dimenticato io, e fatene avanzare qualche fettina ….
Giorno dopo friggete in padella, da entrambi i lati, le singole fette dallo spessore di 3 – 4 cm poi accoppiatele con una fetta di provola o mozzarella … reloaded gattò :-)



Con questo post partecipo con i miei ricordi di bambina alla Giornata Nazionale del Gattò di Patate del Calendario del Cibo Italiano.

http://www.calendariodelciboitaliano.it/

sabato 25 marzo 2017

Terrina di patate e panna in gelatina con crema di patate al limone, gamberi croccanti e crumble di prezzemolo, 70's reloaded per MTC #64


La vittoria della carissima Giuliana nella sfida MTChallenge # 63 con uno stupendo e poetico pollo fritto ci ha condotto nel suo mondo fatto di garbo, eleganza, sobrietà e saper ricevere di cui le terrine sono appunto la summa.
Per questa sfida MTC#64 Giuliana ci ha spiegato come preparare delle favolose terrine, di carne, in crosta e in gelatina, scenografiche ricche e prelibate, un trionfo per l'ammirata padrona di casa prima e per il palato poi.
Io ho scelto una scorciatoia, se si può dire :-)
Quel coacervo di stimoli, energie, idee, pulsazioni e contraddizioni che sono stati gli anni '70 hanno visto anche la nascita di una nuova consapevolezza delle donne, casalinghe non disperate ma sicuramente indaffarate, che pur di conciliare il quotidiano assillo dei fornelli con la frenesia della vita moderna :-) concedono e si concedono qualche deroga alla regola culinaria.
Ebbene, via libera al precotto, alle basi e salse pronte, allo scatolame, ai surgelati purché si risparmi, ... ohps …. si recuperi, tempo e non si sfiguri, dando vita a piatti quasi istantanei ma elaborati, apparecchiati in ricche, colorate, magari ricercate, presentazioni da portare in tavola con un minimo sacrificio di tempo e di energie col sorriso sulle labbra e il sole del successo che risplende sulla fronte (Elena Spagnol, Cucina Istantanea)
Sono gli anni della panna, dei piselli surgelati, della maionese in barattolo, delle salse pronte, del doppio brodo concentrato, ve lo ricordate? 
Il prezzemolo era in tutte le minestre e sopra ogni preparazione, che tempi!
Ecco la mia terrina 70's ispirata ad Elena Spagnol, nel bene e nel male ci sono affezionata, anche lei insieme a Lisa Biondi fa parte della mia cucina.
E perdonatemi il gioco.
Con questo post partecipo alla sfida n° 64 di MTChallange.


Per la terrina
550 g. di patate
5 dl di panna
12 g. di gelatina in fogli
1 cucchiaino di succo di limone
sale
pepe

Pelare le patate, lavarle, tagliarle a fette di circa mezzo centimetro di spessore, cuocere a vapore finché non saranno cotte ma ancora sode. Salare. Lasciare raffreddare.
Ammorbidire la gelatina in una ciotola con acqua fredda per 10 minuti, scolarla e scioglierla a bagnomaria.
Amalgamare la panna con la gelatina sciolta, il succo di limone sale e pepe.
Attenzione per evitare che si formino fili di gelatina o grumi unire un mestolo di panna a temperatura ambiente alla gelatina mescolando rapidamente con la frusta, aggiungere un altro mestolo sempre continuando a mescolare, quindi unire il composto di panna e gelatina alla panna rimanente.
Versare un po' di panna in uno stampo rettangolare (le mie erano 4 terrine da 12 cm x 4 cm) formando uno strato sottile sul fondo. Porre lo stampo in frigo finché la panna si sarà rappresa. Adagiare sulla panna uno strato di patate lessate cercando di lasciare libero un piccolissimo margine intorno ai bordi dello stampo, versare sulle patate poca panna con gelatina, far rapprendere in frigo, continuare alternando strati di patate e sottili strati di panna con gelatina e riposo in frigo, fino al bordo della terrina chiudere con un sottile strato di panna con gelatina.
Lasciare riposare in frigo per almeno 3 ore.
Al termine rifilare i bordi della terrina eliminando la panna in eccesso, sformare.



Gamberi croccanti al limone

16 gamberi
olio extravergine di oliva
aglio
scorza grattugiata di limone non trattato

Lavare e pulire i gamberi, saltarli in padella con aglio e olio fino a renderli croccanti, fuori dal fuoco spolverarli con la scorza di limone grattugiata

Crema di patate al limone
200 g. di patate
scorza grattugiata di limone non trattato
olio extravergine di oliva
sale

Cuocere le patate in abbondante acqua salata, lasciare leggermente raffreddare, pelarle. Emulsionarle con olio extravergine di oliva q. b. per ottenere una crema morbida e vellutata, salare, aromatizzare con la scorza grattugiata del limone. Tenere al caldo.

Crumble di prezzemolo

100 g. di burro tagliato a pezzetti e congelato
100 g. di farina 00
10 g. di prezzemolo

Passare rapidamente il burro ancora congelato, la farina e il prezzemolo nel mixer fino ad ottenere delle briciole. Trasferire su una placca protetta da carta forno distribuire uniformemente ma non compattare, cuocere per circa 30 minuti a 160° non deve dorare.


http://www.mtchallenge.it/2017/03/05/mtc-n-64-la-ricetta-terrine/

domenica 19 febbraio 2017

Vesuvio con cozze e patate



Lo scorso mese abbiamo vissuto una meravigliosa esperienza comunitaria di conoscenza e condivisione con il raduno MTC, per me il primo.
L'ho vissuto proprio come bambina incantata in un luccicante e colorato negozio di caramelle, occhi a cuoricino e sorriso a 360° ben stampato.
Al termine del raduno, dove ha brillato la perfetta, attenta e sollecita organizzazione di Fabio, “santo subito” perché ha fatto miracoli, è arrivato anche il regalino, è che regalino …. poteva mancare la bomboniera!
Deliziosi assaggi di Napoli tra cui un prodotto d'eccellenza con cui misurarsi, la rinomata pasta Gentile.
Come resistere a tanta bontà bisognava subito provare!
Durante il raduno abbiamo assaggiato pasta patate e provola, poi ne abbiamo parlato per un po', mi è sembrato carino riprendere il tema della pasta e patate proponendola in un'altra versione, napoletanissima e molto goduriosa, con le cozze.

Per 4 persone

250 g di Vesuvio Gentile
500 g di cozze
200 g. di patate
limone di Sorrento non trattato
aglio
prezzemolo
peperoncino
olio extravergine di oliva
sale


Lavare e pulire con attenzione le cozze, farle aprire con pochissima acqua a fuoco medio coperto. Raffreddare. Sgusciare le cozze, filtrare e conservare il sugo di cottura.
In una capiente padella soffriggere aglio, olio e peperoncino. Quando l'aglio sarà dorato unire le cozze e il loro sughetto. Cuocere per qualche minuto giusto per insaporire il sughetto, attenzione a non farlo asciugare troppo. Eliminare l'aglio.
Cuocere le patate in abbondante acqua salata, lasciare leggermente raffreddare, pelarle. Emulsionarle con olio extravergine di oliva q. b. per ottenere una crema morbida e vellutata, salare, aromatizzare con la scorza grattugiata del limone. Tenere al caldo.
Cuocere la pasta in abbondante acqua bollente salata. Scolare a cottura.
Saltare delicatamente la pasta in padella nel sugo delle cozze, impiattare su crema di patate, spolverare con prezzemolo tritato. Servire.


venerdì 23 settembre 2016

Una rosticciata campana per il Calendario Italiano del Cibo AIFB

 
La patata è un tubero commestibile ottenuto dalle piante della specie Solanum tuberosum, una pianta erbacea originaria delle Ande. I conquistadores conobbero questo tubero proprio in Perù e lo portarono in Europa, cambiandogli nome da papa in patata, insieme a tante altre esotiche “prede” delle loro esplorazioni/spedizioni. 
Per quanto la patata rappresentasse per le popolazioni andine un alimento fondamentale, in Europa per molti secoli non fu considerata affatto un alimento, tutt'al più buona per gli animali, e trovò poca diffusione. Il tubero, dall'aspetto antiestetico e deforme, sembrava poco appetibile inoltre, essendo effettivamente ricco di solanina, se non opportunamente conservato e trattato, poteva realmente causare intossicazioni, da qui, probabilmente, pregiudizi e supersitizioni. Infine le papa portate dalle Americhe erano piante selezionate per la coltivazione in clima andino, in Europa davano raccolti scarsi ed inoltre risultavano insipide e poco appetitose. La resa non valeva l'impresa.
Solo a seguito dell'aumento della popolazione europea unita a una serie di carestie che interessarono l'Europa tra il '600 e il '700 cominciò ad affermarsi la coltivazione della patata per uso alimentare grazie anche al lavoro di agronomi, che certi del valore nutrizionale del tubero e della facilità e prolificità delle varietà opportunamente selezionate per le diverse tipologie di terreno, non esitarono a pubblicizzarne l'introduzione in agricoltura.
Fu dura vincere le resistenze, tante pubblicazioni ma anche trucchi e piccole astuzie, Parmentier, da agronomo, dovette addirittura improvvisarsi chef … la chiave era proprio nel gusto, bisognava trovare il modo di cucinarle in maniera appetitosa.
Negli anni a venire, poi,  ne abbiamo trovato  di ricette :-)
Tanto e tanto ancora sulle patate e la loro storia nel bellissimo articolo di Sara Bardelli del blog Qualcosa di Rosso, ambasciatrice della Settimana della Patata del Calendario del Cibo Italiano AIFB che trovate qui.
Questa che vi presento è una ricetta tipicamente settembrina
Tempo di piatti autunnali, caldi, sostanziosi, ritempranti.
Che c'è di meglio delle patate!
Una calda e rosticciata,  profumata di sedano novello, ci accoglie, insieme a una generosa fetta del più classico fiordilatte.
Un favoloso comfort food campano!

2 patate
sale
olio
sedano (meglio se novello)

Pelare le patate, tagliarle a fettine sottili, il più sottile possibile.
Trasferire le fettine in una capiente ciotola, condirle con sale, olio e sedano tritato mescolando bene.
Sistemare le patate in una padella antiaderente di circa 18 cm di diametro, chiudere con un coperchio. Cuocere a fuoco lento, se possibile su uno spargifiamme.
Quando la parte inferiore è bella croccante e dorata, con l'aiuto di un piatto o di un coperchio, girare. Cuocere allo stesso modo coperto e a fuoco lento anche l'altro lato fino a doratura.
Servire ancora caldo con una generosa fetta di fiordilatte o provola e, magari, una spolverata di parmigiano. 
Favorite! 
Per il post mi sono documentata qui: 

http://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/orto-frutti/patata-e-Parmentier.html
https://it.wikipedia.org/wiki/Solanum_tuberosum
https://it.wikipedia.org/wiki/Patata_(alimento)
 

http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/

domenica 17 luglio 2016

I crocchè di patate per il Calendario del Cibo Italiano


Che Settimana questa del Cibo da Strada, abbiamo visto meraviglie, spunti per incursioni culinarie ed itinerari gastronomici, e quanto ci sarebbe ancora da dire e da assaggiare …
Oggi il Calendario celebra le crocchette e i suppli, filante, corposo, succulento comfort food prêt-à-porter.
E io di che posso parlarvi se non di street food campano per eccellenza, i crocchè di patate.
Noi in verità li chiamiamo panzarotti con una chiara allusione alla forma, morbida e panciuta, che già prelude all'assaggio, bisogna concentrarsi, fare mente locale, per ricordare l'altro loro nome anch'esso rigorosamente napoletano ma meno evocativo,  crocchè.
I crocchè derivano probabilmente dalle croquette francesi, fritture a base di besciamella, radicalmente diverse dai nosti filanti, caldi e accoglienti festeggiati. Arrivate a Napoli, forse con i monsù francesi, le croquette ne sono uscite trasformate. Certo, la maestria dei cuochi francesi, il saper fare, però il calore partenopeo, la ricchezza della tradizione culinaria napoletana, l'abbondanza di ingredienti prelibati e stimolanti hanno fatto il resto, come per i sartù, le briosce, i cattò, il ragù, l'ascendenza francese resta un ricordo limitato alla denominazione, la sostanza è tutta napoletana!
Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale  dei Supplì e delle Crocchette  del Calendario del Cibo Italiano AIFB. Nell'articolo della nostra ambasciatrice Antonella Vergari tanto altro ancora su crocchette e supplì e bellissime ricette.


1 kg di patate a pasta gialla
2 uova
100 g. di parmigiano grattugiato
sale
pepe
200 g. di mozzarella asciugata in frigo per un giorno
pangrattato

olio di arachidi per friggere

Lessare le patate in abbondante acqua salata, scolarle, lasciarle intiepidire, sbucciarle e passarle con lo schiacciapatate.
Sistemare la purea ottenuta in una capiente ciotola, unire le uova, il parmigiano, il sale ed il pepe. Impastare bene a lungo e con forza. Ne risulterà un impasto piuttosto sodo.
Tagliare la mozzarella a bastoncini.
Prendere una cucchiaiata di impasto, inserirvi il bastoncino di mozzarella, formare dei cilindri da cui assolutamente non deve fuoriuscire la mozzarella, passarli nel pangrattato in modo da impanarli uniformemente.
Sistemare i panzarotti in un vassoio e trasferirli in frigo coperti da uno strofinaccio (non la pellicola) per almeno una notte, devono asciugare.
Friggerli in abbondante olio a temperatura, caldo ma non troppo perché il panzarotti devono cuocersi bene anche all'interno, girandoli perché si dorino in maniera uniforme.
Servire caldi, con la mozzarella filante … attenzione scottano :-)
Freddi se restano, ma non è stato il nostro caso, sono buoni lo stesso :-)



Per il post mi sono documentata qui:
https://it.wikipedia.org/wiki/Crocch%C3%A8
https://fr.wikipedia.org/wiki/Croquette

La ricetta è presa dal blog Ai Fornelli con la Celiachia.


 http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/p

domenica 10 aprile 2016

Quanti modi di fare e rifare i panzarotti


I panzarotti …. ma da quanto tempo!
Forse dal famoso torneo di crocchè che organizzammo tanto tempo fa con mia cugina, una mitica tenzone nella quale ne abbiamo fritti e mangiati tanti tanti … o forse qualche anno dopo, quando, in un' altra occasione sempre con lei, in dolce attesa, friggemmo l'inverosimile …. quanti bei ricordi :-)
Sarà per gli stravizi di gioventù, sarà per la necessità di contenere l'incremento del girovita ma a casa mia si frigge poco, pochissimo, Natale, Capodanno, Carnevale e qualche altra occasione.
Così i miei figli hanno esultato all'invito della Cuochina, non che non mangino fritture, ma a casa di nonna, lontano dalla mia dieta :-)
La verità è che non so resistere alle fritturine, ed è risaputo che una cosa è mangiarne un pochino, magari già sistemato nel piatto, e una cosa è averne una cinquantina di pezzi a disposizione …. la prospettiva cambia :-)
Mamma ma tu che fai cosi tante cose buone perché non fai i panzarotti, mi raccconti sempre che ne avete fatti tanti con zia …. mi sa che non sai farli …. erano tutte storie …. nonna, si che li sa fare ” bisbigliava ogni tanto Angelo, tentatore.
Ma niente, neppure il paragone con la suocera poteva smuovere la mia determinazione :-)
Ci voleva l'invito della Cuochina :-)
Ed eccoci qui con l'appuntamento dei QUANTI, siamo in da Anna che prima in Svizzera poi in Toscana ha mantenuto forti le sue radici campane, prepareremo i suoi panzarotti, caldi ed evocativi, vero cibo dell'anima :-)
E i miei ragazzi? Soddisfattissimi, erano buoni come quelli di nonna :-)


1 kg di patate a pasta gialla
2 uova
100 g. di parmigiano grattugiato
sale
pepe
200 g. di mozzarella asciugata in frigo per un giorno
pangrattato

olio di arachidi per friggere

Lessare le patate in abbondante acqua salata, scolarle, lasciarle intiepidire, sbucciarle e passarle con lo schiacciapatate.
Sistemare la purea ottenuta in una capiente ciotola, unire le uova, il parmigiano, il sale ed il pepe. Impastare bene a lungo e con forza. Ne risulterà un impasto piuttosto sodo.
Tagliare la mozzarella a bastoncini.
Prendere una cucchiaiata di impasto, inserirvi il bastoncino di mozzarella, formare dei cilindri da cui assolutamente non deve fuoriuscire la mozzarella, passarli nel pangrattato in modo da impanarli uniformemente.
Sistemare i panzarotti in un vassoio e trasferirli in frigo coperti da uno strofinaccio (non la pellicola) per almeno una notte, devono asciugare.
Friggerli in abbondante olio a temperatura, caldo ma non troppo perché il panzarotti devono cuocersi bene anche all'interno, girandoli perché si dorino in maniera uniforme.
Servire caldi, con la mozzarella filante … attenzione scottano :-)
Freddi se restano, ma non è stato il nostro caso, sono buoni lo stesso :-)
  
E alla fine come è andata la mia dieta? …. dovevo fotografare, nel frattempo sono spariti tutti i panzarotti tranne i miei modelli, che, purtroppo, si sono dovuti sacrificare :-)


LA NOSTRA CUOCHINA

Il prossimo mese tutti da Susanna, prepareremo insieme i passatelli in brodo, la famiglia non vede l'ora :-)

Passatelli in brodo emiliano

giovedì 31 marzo 2016

Polpo (quasi) sotto la peka per l'abbecedario culinario mondiale



No, niente paura non è un alien redivivo sbarcato nella mia cucina e prontamente cucinato con patate, si tratta di una tipica preparazione culinaria della Dalmazia che mi ha molto incuriosito soprattutto per i commenti estasiati che ho trovato in rete.
La peka più che una ricetta è una modalità di cottura, rudimentale ma efficace, che conferisce alla carne una straordinaria morbidezza e aromaticità lasciandola umida e arrostita allo stesso tempo.
Per cucinare una vera peka ci vuole un camino con braci sapientemente gestite e stabilizzate su una specifica temperatura e, ovviamente, il coperchio in metallo, la peka, che funge da forno, pentola e grill, in mancanza, come suggerito qui, esiste un valido succedaneo col quale portare le atmosfere del piatto anche nelle nostre case.
Non sempre ciò che è bello è anche buono ed è vero anche il contrario :-)
Con questo post partecipo all'Abbecedario culinario mondiale che per la Croazia è ospitato dal blog Ricette e vignette.

1 polpo medio (il mio pesava 650 g.)
650 g. di patate
½ bicchiere di vino
1 cipolla media
1 spicchio d'aglio
olio evo
sale
pepe
prezzemolo
rosmarino
santoreggia

Lavare e pelare le patate, tagliare a tocchetti.
Pulire il polpo e cuocerlo in abbondante acqua bollente salata per 18 minuti.
Trasferire il polpo in una capiente teglia tonda, unire le patate, l'aglio intero, la cipolla affettata sottilmente, gli aromi, il sale, il pepe, completare con qualche giro di olio.
Coprire la teglia con carta alluminio e sigillare con un coperchio da forno dello stesso diametro della teglia. Cuocere in forno ventilato a 180° per 30 minuti, quindi, girare il polpo, versare il vino e cuocere per altri 25 minuti. Bruttino ma squisito :-)

 

lunedì 22 febbraio 2016

Stoccafisso e patate per la settimana della cucina della penitenza




Strano che quella che noi chiamiamo cucina di magro o di precetto, finalizzata alla purificazione l'anima attraverso l'astinenza dalla carne, si sostanzi, nell'esperienza della cucina italiana, in una molteplicità di piatti e preparazioni che poco hanno a che vedere con il digiuno e la mortificazione dei sensi.
Quasi una reazione al divieto, tra l'altro ricadente con il periodo più duro e rigido dell'inverno, dove, alla scarsità dei mezzi della maggior parte della popolazione si associava al riduzione delle risorse stesse.
L'obbligo di astensione dalla carne indusse a ripiegare su diverse tipologie di alimenti ed ad affinare le tecniche culinarie per ottenere piatti nutrienti, saporiti e gratificanti.
Se è vietato consumare carne, le proteine si cercano altrove, nelle uova, nei legumi, nei formaggi o nei pesci.
Pesci freschi, costosi, riservati ai ricchi e ai prelati, e serviti fritti, doveva essere proprio un sacrificio consumare la frittura di pesce :-)
Pesci conservati, secchi o in salamoia, più a buon mercato, per gli altri che dovevano trovare un modo per farseli piacere.
Così la cucina di precetto getto le basi per la grande fortuna in Italia, tra l'altro, dello stoccafisso.
Lo stocvisch, merluzzo norvegese essiccato ai venti freddi, detto “pesce bastone” fu introdotto nell'Italia meridionale già Normanni che, evidentemente, ne facevano uso ma solo successivamente, nel 1500, in coincidenza con i divieti, incontrò il gradimento popolare che ne favorì la diffusione.
Nacquero così grandi piatti della cucina italiana come il baccalà alla vicentina, lo stoccafisso all'anconitana, il campano stocco e patate e tanti altri …
Approfondimenti, storia e tradizioni della Cucina della Penitenza potete trovarli nell'articolo delle nostre ambasciatrici Susanna Canetti e Alessandra Gennaro nella pagina dedicata del Calendario del Cibo Italiano AIFB.


600 g. di stoccafisso, il mussillo o la più economica ventresca
4 patate
una decina di pomodorini datterini
1 cipolla
sale
olio
origano


Pelare le patate tagliarle a fette spesse.
Affettare sottilmente le cipolle.
Tagliuzzare grossolanamente i pomodorini.
Sul fondo di un capiente tegame sistemare l'olio e le cipolle, sulle cipolle adagiare le patate e i pomodorini e, su tutto lo stoccafisso con la pelle rivolta sotto, appoggiata alle patate. Salare, spolverare di origano, aggiungere l'acqua necessaria a coprire le patate ma non il pesce. Cuocere a fuoco moderato, coperto per circa un'ora, mescolando delicatamente di tanto in tanto, aggiungendo, se necessario, dell'acqua bollente.
Al termine il pesce e le patate dovranno essere cotti ma non disfatti accompagnati da un sughetto denso che diventerà quasi cremoso raffreddandosi.
Nulla vieta di iniziare la preparazione con un soffritto, come descritto in alcuni libri di cucina napoletana, cosa che, penso, dovrebbe appesantire il piatto che, già di per sé non è tra i più digeribili pur essendo infinitamente buono.

Stoccafisso e baccalà nella tradizione gastronomica italiana qui e ancora qui e qui.
A titolo esemplificativo, ricche ricette di strettissimo magro si possono leggere qui.

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