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venerdì 26 aprile 2019

La mia torta bersaglio per il club del 27



Eccoci all'appuntamento mensile con il nostro Club, il Club del 27, che nasce per condividere, tra amici, cibo, ricette, esperimenti di cucina confrontandosi su un tema comune.
Proud to be a member
Questo mese abbiamo abbiamo riprodotto alcune delle favolose torte salate tratte appunto da “Torte salate”, uno dei più bei libri dell'MTC, se mai ci fosse o fosse possibile una classifica.
Ricette tutte particolarissime, squisite e soprattutto provate e approvate :-)
Io mi sono voluta produrre nella torta di copertina, la torta bersaglio di Francesca … asticella un tantinello elevata per una pazzerella come me.
Me ne sono resa conto non tanto mentre la preparavo, li era perfetta, ma quando è uscita dal forno, imperfetta e approssimativa come la cuoca sottoscritta che per volersi fare più male si è, da fotografa, prodotta in una zenitale.
A proposito di foto sto sperimentando … un po' di pazienza :-)
Sapete no che faccio tutto di corsa presa da tantissime cose, e senza neppure un  pelapatate in casa, desaparecido e improcurabile nella calda mattinata del 25 aprile, missione impossibile? in verità mi annoio, difficilmente faccio due volte la stessa cosa, programmo ma improvviso, non faccio prove, deve essere buona la prima.
Questo era proprio il caso in cui bisognava provare :-)
Infatti la seconda, quella che oggi ho portato al lavoro insieme alla “porcona” era, quasi, perfetta :-)
Ma ormai la luce era andata, rien va plus …
La torta era una cosa sublime, assaggiatela e fatemi sapere …
E no perdete nessuna delle meravigliosissime ricette del nostro Club del 27, le trovate tutte qui.
Con la tessera n. 37 anche questo mese partecipo al Club del 27.

375 g di pasta brisée italiana
200 ml di panna fresca
2 uova
50 g di parmigiano reggiano
1 peperone rosso
1 carota (io 1 peperone giallo, non amo le carote)
1 zucchina
sale
pepe

Stendete la pasta, rivestite con la brisée uno stampo precedentemente imburrato. Bucherellate la pasta. Coprite con carta da forno e trasferite tutto nel freezer per mezz'ora. Distribuite sul fondo della torta, ma sopra la carta da forno, fagioli secchi o lenticchie o riso, insomma qualcosa che faccia pesa.
Infornate a 190°, modalità statica, per 18 minuti. Quindi sfornate, eliminate carta da forno e legumi o altri pesi.
Mondate e lavate le verdure e asciugatele bene.
Tagliatele poi a strisce sottili con un pelapatate, così che si possano arrotolare con facilità.
Riempite il giscio semicotto con l'appareil preparato mescolando le uova con la panna il parmigiano reggiano, il sale e il pepe e disponetevi le verdure a cerchi concentrici, alterandole in base ai colori.
Infornate a 180°, modalità statica, per 20 minuti circa o fino a quando la torta non sarà dorata.
Lasciate intiepidire e servite.

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sabato 27 maggio 2017

La mia insalata waldorf per il Club del 27



Orgogliosa di esserci, orgogliosa di far parte di un gruppo di amiche che chiacchiera, cucina, si scambia ricette, commenta e condivide.
Il Club del 27 nasce dall'idea di recuperare lo spirito di condivisione che è alla base della nostra esperienza culinaria.
Abbiamo tutte iniziato a cercare ricette in rete incappando prima nei forum poi nei primi blog.
Favolosi quei tempi!
Tutto era novità e scoperta, si navigava e si leggeva tanto, tanto si cucinava, replicando ricette, a volte ottime a volte pessime, che ci ammaliavano occhieggiando stupende da quelle foto ingenue che ci sembravano così fantastiche.
E tanto si ingrassava.
Poi sono arrivati i nostri blog, poi i siti e tutto il resto …
Non bisogna mai dimenticare le nostre radici, la curiosità, la voglia di chiacchierare e condividere, a questo serve il Club del 27, a ricordarci che a noi piace cucinare, chiacchierare e mangiare :-)
L'idea è di recuperare il tema del mese delle passate sfide di MTC, scegliere, discutere, condividere esperienze ricette e risultati, non solo in 27 ma tutto il mese, così come siamo, tra amiche appassionate di cucina.
Questo mese prepariamo insalate dal tema della sfida di MTC n° 31 sulla Caesar Salad collegata com'è alla sfida n° 66, i rolls.  

Nessun testo alternativo automatico disponibile. 

Io ho scelto l'insalata waldorf di Simonetta Nepi tratta dal libro di MTC Insalata da Tiffany, il menù proposto dal Club è ricchissimo e esotico e goloso, insalate per tutti i gusti, non perdiamocene una!
Sono tutte qui.
Con la tessera n° 37 partecipo anche questo mese al Club del 27

Proud to be a member
Ingredienti
1 mela Granny Smith
1 mela Red Delicious
Il succo di mezzo limone
4 gambi di sedano
150 ml di Yogurt Naturale
100 ml di panna fresca
100g di maionese
Qualche foglia di lattuga
Noci caramellate
Sale e pepe qb

Per le Noci Caramellate
200g di gherigli di noce
50g di zucchero semolato
2 cucchiai di acqua

Per le noci caramellate
Versare in una pentola capiente lo zucchero e due cucchiai di acqua, facendoli scaldare senza mescolare. Quando lo zucchero inizia ad assumere un colore ambrato, unire le noci e mescolare con una spatola facendo sì che si avvolgano completamente di caramello. Questa operazione va fatta rapidamente prima che lo zucchero scurisca troppo e diventi amaro.
Trasferire le noci su carta forno e lasciarle raffreddare.

Per l’insalata
Lavare le mele e asciugarle. Tagliare le mele a fettine sottili e spruzzarle col succo di limone affinché non anneriscano.
Lavare il sedano, mondarlo, e tagliarlo a pezzettini dal lato corto.

Per il condimento
In una ciotola, unire lo yogurt con la panna fresca e la maionese e mescolare bene, aggiustando di sale e pepe.

Composizione
Formare sul fondo della ciotola un letto di foglie di lattuga. Disporre sulla lattuga le mele a fettine, il sedano e le noci caramellate. Versare il condimento e servire subito.


L'immagine può contenere: sMS

sabato 15 aprile 2017

Le scarole del frate, festeggiamo Totò



Sono frà Pasquale da Casoria, oriundo,
ora mi sono trasferito a Monza, sono parte napoletano
e parte di Casoria, a casa mia eravamo bilingue

Chi magn scarol mai mor …. (proverbio napoletano)

E come poteva Totò non apprezzare una verdura dalle proprietà salvifiche tanto proverbiali, il Principe, era molto superstizioso, si sa, e si circondava di portafortuna anche a tavola.
Totò amava mangiare e aveva il culto della buona tavola anche in ricordo degli anni duri della gavetta in cui aveva patito la fame. (Fegato là. Fegato qua …)
Io so a memoria la miseria, e la miseria è il copione della vera comicità.
Non si può far ridere se non si conoscono bene il dolore e la fame, il freddo, l'amore senza speranza, la disperazione della solitudine di certe squallide camerette ammobiliate alla fine di una recita in un teatrucolo di provincia; e la vergogna dei pantaloni sfondati, il desiderio di un caffellatte, la prepotenza esosa degli impresari, la cattiveria del pubblico senza educazione. Insomma non si può essere un vero attore comico senza aver fatto la guerra con la vita
(Antonio de Curtis citato qui)
La fame, quella vera, che fa cascare morti (Miseria e Nobiltà), Totò l'aveva patita e la rappresentava, anche negli anni del benessere, empaticamente, esorcizzandola.
Memorabile è il dialogo tra Pasquale e Felice Sciosciammocca (che posiamo rivedere qui) denso di richiami evocativi alla fame, motore del mondo, e, insieme un'unica, indimenticabile celebrazione del cibo.
Oggi, a 50 anni dalla sua morte il Calendario del Cibo Italiano ha voluto ricordare Totò attraverso il cibo, il suo cibo, i piatti che più apprezzava come raccontati dalla figlia Liliana in un libro, ormai quasi introvabile.
Per la Giornata Nazionale di Totò  ho scelto le scarole imbottite, un tipico piatto della tradizione napoletana, il classico della Vigila e anche di casa mia, ribattezzate da Totò scarole del frate forse per lo spago che le cinge.
Le ho preparate proprio come piacevano a lui ….
Mi raccomando però, non perdete tutti i post della Community del Calendario, perle e vere meraviglie ci aspettano, festeggiamo Totò tutti insieme, ci manca da 50 anni.
Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale di Totò del Calendario del Cibo Italiano


4 cespi di scarola
40 olive nere di Gaeta
1 tazzina di capperi
4 acciughe
4 cucchiai di pane grattato
1 ciuffo di prezzemolo
1 bicchiere scarso di olio extravergine di oliva
1 spicchio d'aglio
sale
pepe

Per la ricetta ho usato secondo l'abitudine di casa mia solo la parte centrale più tenera e bianca della scarola mondata dalle foglie esterne più verdi e dure che possono essere usate per altre preparazioni. Non ho avuto il tempo di far “maturare” le scarole come di solito facciamo lasciandole per qualche giorno in frigo chiuse un un sacchetto di carta per alimenti.
Lavare bene le scarole e allargarle con le mani in modo da formare una specie di conca.
In una terrina unire le olive, le alici sminuzzate, i capperi, il pane grattato, lo spicchio d'aglio, il prezzemolo spezzettato, amalgamare il tutto con l'olio, salare e pepare.
Riempire le scarole con il composto e chiuderle con spago da cucina formando un bel palloncino.
Irrorare con 4 cucchiai di olio, cuocere in forno ventilato già a temperatura a 200° per circa mezz'ora, o di più (come nel mio forno) fino a che la verdura non sarà tenera. Rigirare a metà cottura. Sfornare e lasciare intiepidire.


Da Fegato là, fegato qua, fegato fritto e baccalà a cura di Liliana De Curtis e Matilde Amorosi Rizzoli editore, 2000


http://www.calendariodelciboitaliano.it/

domenica 8 gennaio 2017

Quanti modi di fare e rifare le orecchiette con le cime di rapa


Buona domenica, oggi inauguriamo i nuovi menù di QUANTI MODI DI FARE E RIFARE, quest'anno gireremo l'Italia in lungo e in largo imparando a preparare le migliori specialità tipiche regionali selezionate dalla Cuochina.
Questo mese si inizia con delle stupende orecchiette con le cime di rapa.
Dalla Cuochina potrete trovare il tutorial completo per realizzare a mano e semplicemente proprio le pugliesissime orecchiette, io purtroppo per una serie di disguidi non ho potuto prepararle a mano ed ho ripiegato all'ultimo minuto sulla dispensa, che è sempre ben fornita, pescando delle orecchiette di grano arso.
Anche questo può essere modo di fare e rifare :-)
Però rimedierò presto preparandole a mano, la ricetta è piaciuta così tanto in famiglia che ovviamente sarà fatta e rifatta :-)

per 4 persone
300 g di orecchiette al grano arso
1 kg di cime di rape
10 cucchiai d'olio extravergine d'oliva
2 spicchi d'aglio
6 acciughe sott'olio
1 peperoncino



Pulire le cime di rapa facendo attenzione a non rovinare le cime. Metterle in acqua per 20 - 30 minuti, lavarle con attenzione e lasciarle sgocciolare in un colapasta.
Cuocere in acqua bollente non salata le cime di rapa, devono diventare tenerissime, estrarle con una schiumarola, metterle da parte.
In una capiente padella sciogliere le acciughe precedentemente spezzettate a fuoco lento con olio, aglio e peperoncino.
Nel frattempo salare l'acqua di cottura delle cime di rapa, cuocervi le orecchiette, scolarle lasciando da parte un po' d'acqua di cottura.
Trasferire le orecchiette e le cime di rapa lessate nella padella con l'olio, aggiustare di sale e far insaporire per qualche minuto a fuoco debole aggiungendo se necessario un un mestolo d'acqua di cottura.


Il prossimo mese tutti dalla Cuochina prepareremo la Cicerchiata, non l'ho mai assaggiata, non vedo l'ora!!!!
http://quantimodidifareerifare.blogspot.it/2016/10/la-cucina-regionale-della-cuochina_23.html 

LA NOSTRA CUOCHINA

sabato 29 ottobre 2016

Zucca e fagioli


Oggi il Calendario del Cibo Italiano celebra i fagioli, un alimento antico e benefico, che accompagna da sempre la storia dell'uomo.
Conosciuto e coltivato fin dall'antichità, il fagiolo ha rappresentato parte essenziale dell'alimentazione della civiltà che si affacciavano sul mediterraneo, tanto importante da assurgere, per gli egiziani, a cibo rituale consumato dai sacerdoti in occasione di particolari culti o solennità.
Per i romani invece il fagiolo era il cibo del popolo, rozzo e comune, tanto da essere definito da Virgilio vilem phaeseulum in contrapposizione ad altri cibi ben più raffinati riservati ai ceti sociali più elevati. Questa considerazione non impedisce però ad Apicio di riservare un intero capo del suo De re coquinaria ai legumi e, tra essi, i fagioli.
I fagioli conosciuti dagli antichi non sono però i “nostri” fagioli, i phaeseolus vulgaris, che, giunti dalle Americhe, più grossi, prolifici e resistenti, soppiantarono in breve tempo la coltivazione del autoctono e antico dolichos, fagiolo dall'occhio.
Tanto e molto altro ancora sui fagioli e la loro storia nell'articolo della nostra ambasciatrice Elena Broglia del blog Zibaldone Culinario che sicuramente ci riserverà bellissime ricette. 
Il mio contributo è una tradizionale zuppa campana calda e piccantina profumata di prezzemolo un comfort food semplice e sostanzioso.
Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale dei Fagioli del Calendario del Cibo Italiano AIFB.



250 g. di fagioli precedentemente ammollati e lessati
500 g. di zucca a dadini
aglio
1 peperoncino
qualche rametto di prezzemolo
sale
olio extravergine di oliva
In una capiente pentola soffriggere l'aglio schiacciato in qualche giro d'olio, unire la zucca, il prezzemolo e il peperoncino, salare. Cuocere a fuoco moderato, coperto per circa mezz'ora, la zucca dovrà cuocersi ma non disfarsi. Unire i fagioli, regolare di sale, continuare la cottura ancora per una decina di minuti.



Per il post mi sono documentata qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Phaseolus_vulgaris
https://en.wikipedia.org/wiki/Dolichos_(plant)
https://it.wikipedia.org/wiki/Vigna_unguiculata
http://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/orto-frutti/fagioli-dolici-e-americani.html 
 
http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/

domenica 10 luglio 2016

Quanti modi di fare e rifare lo scarpazzoun



Eccoci all'ultimo appuntamento, prima della pausa estiva, con le ricette dei QUANTI.
Oggi la Cuochina ci porta al Ristorante dai Nonni, da Daniela, impareremo a fare lo scarpazzoun, l'erbazzone, un piatto reggiano che più reggiano non si può, oggi siamo tutte reggiane, come Daniela :-)
Con questo caldo accendere il forno è un po' una sofferenza, ma per un rustico così, credetemi, ne vale davvero la pena!
Che squisitezza! Tanta verdura, buona e salutare, racchiusa in uno scrigno di sottile, croccante e sfiziosa sfoglia da gustare senza troppi rimorsi, irresistibile!
Quante cose impariamo con la Cuochina :-)
Grazie a Daniela per la ricetta e alla Cuochina per la magnifica scelta!

Ecco la ricetta di Daniela

Per la pasta
300 g. di farina 0
una noce di strutto,
olio extravergine di oliva
sale
acqua per impastare

Per il ripieno
1 kg. di bietole
1/2 kg. di spinaci
una noce di strutto
2 cucchiai di pane grattugiato
1 uovo
5/6 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato
un cucchiaio di lardo
aglio
cipolla
porro
prezzemolo
sale

Impastare la farina con la noce di strutto due o tre cucchiai di olio extravergine di oliva, sale e acqua quanto basta per ottenere una pasta morbida ed elastica. Lasciare riposare l'impasto protetto da pellicola per alimenti per circa 2 ore.
Nel frattempo lavare e mondare gli spinaci e le bietole, lessarli, scolarli, strizzarli e tritarli finemente.
Avviare un soffritto con battuto di lardo, prezzemolo tritato, aglio, cipolla, quando il soffritto comincia a rosolare unire le erbette, mescolare bene, lasciare insaporire per alcuni minuti, poi togliere dal fuoco e unire il pane grattugiato. Lasciare raffreddare.
Quando il ripieno si sarà raffreddato unire l'uovo, il parmigiano reggiano, il sale e il pepe.
Dividere la pasta in due parti, e con il mattarello fare due dischi sottili.
Foderare uno stampo rotondo protetto da carta forno con il primo disco di pasta, stendere il ripieno e ricoprire con l'altro disco di pasta.
Bucherellare con una forchetta e cospargere alcuni fiocchetti di lardo, io l'ho proprio dimenticato, mannaggia la fretta, o magari è stato un lapsus, si sa, in tempo di prova costume si tende a far caso un po' di più alle calorie :-)
Cuocere in forno caldo 220° per 40 minuti.

Come ogni anno, dopo l'appuntamento dei QUANTI il mio blog va in vacanza e io pure :-)
Ci rivediamo durante l'estate con qualche uscita per il Calendario del Cibo Italiano e poi a settembre :-)
Buone vacanze!



A settembre mi raccomando tutti da Carla Emilia, cucineremo il suo stoccafisso in burridda

 http://arbanelladibasilico.blogspot.it/2013/10/litalia-nel-piatto-lautunno-in-tavola.html

LA NOSTRA CUOCHINA

martedì 7 giugno 2016

L'insalata russa alla maniera di Petronilla


Strani ed articolati sono i percorsi della storia quanto quelli cucina.
Si da il caso che sia diffusa in tutto il mondo un'insalata di verdure e ortaggi, fondamentalmente a base di patate, che in Italia chiamiamo insalata russa, in Spagna è denominata insalata imperiale, in Germania e Danimarca insalata italiana, in Russia insalata Oliver, come il cuoco francese che la introdusse alla fine dell'800, mentre in Francia è conosciuta anche come insalata piemontese.
Un bel mistero!
Quali siano le sue origini, di certo l'insalata russa è un piatto della cucina italiana noto e diffuso almeno dalla seconda metà dell'800.
Il Re dei Cuochi, già dalla prima edizione (1868) annovera tra i piatti a base di uova un'insalata alla russa, che successivamente, è inserita nei principali ricettari della cucina italiana del primo '900, La scienza in cucina e l'arte di mangiare bene e Il talismano della felicità.
E Petronilla?
Attenta com'era alla salute delle sue “amichette” e delle loro famiglie proponeva un'insalata russa economica e spiccia, piena piena di verdure, quasi un espediente per convincere anche i ragazzi più riottosi a mangiarne, che però è poteva, all'occorrenza, trasformarsi in una pietanza sopraffina.
Scopriamo l'insalata russa economica e spiccia di Petronilla …...

Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale dell'Insalata Russa del Calendario del Cibo Italiano AIFB. Nell'articolo sella nostra ambasciatrice Serena Bringheli molto di più sull'insalata russa e sulla sua sua storia e, sicuramente, una buonissima ricetta.

Ora gustiamoci Petronilla

Quando preparo, per pranzo, una minestra molto ghiotta, una minestra cioè di pasta impastata dalle mie mani con farina e uova, e condita poi con molto burro, molto formaggio, molta carne, e persino con molti funghi (e magari anche coperta con salsa besciamella), allora la faccio sempre seguire da un piatto di verdura, giacchè io sto sempre bene all’erta di non favorire l’entrata della gotta in casa mia. Un piatto che faccio spesso in tali liete evenienze, e specialmente d’inverno, è quello dell’insalata russa, della quale va matto il maggiore dei miei ragazzi.
***
Per farlo alla casalinga, cioè all’economica e alla spiccia, lesso separatamente due o tre patate, cinque o sei carote, un cavolfiore, e (se li trovo sul mercato ad un prezzo non esagerato) un paio di zucchette, un pizzico di fagiolini verdi, una piccola manciata di fagioli freschi, e un’altra di piselli. Scolo ben bene; levo la pelle alle patate; raschio le carote; taglio tutto in piccoli pezzi (delle carote cerco di fare tanti piccoli cubetti); metto nell’insalatiera; aggiungo olio, aceto, sale, pepe, un mezzo cucchiaino di senape e, se ne ho in casa, qualche cappero e qualche acciuga sminuzzata. Mescolo poi ben bene, ricordando come ogni insalata, per riuscire perfetta, debba “da un pazzo esser rimescolata” e, – fatta una salsa maionese con due torli, mezza ampolla d’olio e il succo di due limoni, – la verso sulle verdfure; rimescolo; e… la mia insalata russa, sempre nutriente, è pronta.
***
Se però voi voleste fare una insalata russa sopraffina, tutta unita, consistente, che serva da piatto di portata, e che sia degna sorella di quelle che espongono nelle loro vetrine i salumieri di lusso… Andate da un lattoniere; ditegli di prepararvi, con una listerella di latta alta 5-6 centimetri, uno stampo senza fondi; un cerchio, cioè, che abbia le dimensioni dell’interno di un vostro piatto da portata;… vi insegnerò poi la mia maniera di preparare una insalata russa degna di fare la sua comparsa, quale piatto di mezzo, persino in un pranzo.
Attendo dunque che mi diciate: “Lo stampo è fatto!”…

Carissima, me lo sto procurando, appena lo stampo sarà fatto, proveremo anche la pietanza sopraffina :-)



La ricetta di Petronilla è presa qui

Per il post mi sono documentata: 
https://it.wikipedia.org/wiki/Insalata_russa
http://www.academiabarilla.it/adv/libro/cuochi/1.aspx
https://books.google.it/books?id=dWX5Ml8bNFUC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false

 http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/


lunedì 23 maggio 2016

Talli e patate per il Calendario del Cibo Italiano



Mettiamoci comodi, gustiamoci una prelibatezza povera povera, oggi il Calendario del Cibo Italiano celebra la minestra di tenerumi.
Ormai è stagione di zucchette e zucchine e i tenerumi sono abbondanti, si rinnovano ogni giorno!
I tenerumi sono le foglie, i germogli, comprese le inflorescenze aperte e non ancora aperte delle zucchette e delle zucchine.
Con questi ingredienti si preparano minestre delicate e saporite ed inoltre estremamente digeribili e salutari.
Piatti semplici, legati alla cultura contadina del recupero, che porta a consumare in casa tutto quello che resta dopo la vendita del prodotto.
Come spesso accade nella cucina povera la verdura, raccolta nei campi secondo la stagionalità e la disponibilità, è abbinata a carboidrati per realizzare un pasto completo e saziante in Sicilia nei tenerumi va la pasta, in Campania le patate.
Edibile e commercializzabile non sempre sono sinonimi, infatti mentre le zucchine e le zucchette sono conosciutissime e vendute comunemente, i tenerumi sono un prodotto di nicchia che si deve conoscere anche solo per riconoscerlo al mercato :-)
Eppure queste le foglie, i fiori e germogli, adeguatamente cucinati, sono di gran lunga più buoni delle zucchine in sé anche se hanno un mercato limitatissimo.
Qui in Campania i tenerumi sono propriamente quelli di zucchina e si chiamano talli.


 Con i talli e le patate si prepara una delicata zuppa estiva, semplice e gustosissima, un comfort food d'altri tempi che è assolutamente il caso di assaggiare, almeno una volta :-) Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale della Minestra di Tenerumi del Calendario del Cibo Italiano AIFB. Nella pagina dedicata al Calendario l'articolo della nostra ambasciatrice Flavia Galasso, sicuramente bellissimo e interessante e buonissime ricette.

 

500 g. di talli
2 patate medie
1 aglio intero
olio extravergine di oliva
sale
4 cucchiai di parmigiano e pecorino grattugiati (se piace qualcuno in più)

Pulire i talli,  la procedura richiede un po' di tempo e attenzione per la nettatura delle foglie e dei fiori di zucchina da cui vanno eliminati gli aculei con un sistema semplice ma un po' lunghetto, ne vale la pena però :-) .
Lavare i talli accuratamente. Pelare le patate e tagliarle a tocchetti.
In una capiente pentola soffriggere l'aglio in qualche giro di olio, unire i talli, lasciarli stufare (qui si dice affogare) a fuoco moderato, coperto. Unire le patate, farle insaporire per un minuto quindi aggiugere tanta acqua bollente quanto basta a coprire a filo le verdure, salare. Cuocere coperto a fuoco moderato per circa un'ora. Al termine aggiungere il formaggio grattugiato, mescolare, spegnere il fuoco altrimenti il formaggio si addensa troppo.
La zuppa deve restringersi, risultare corposa, umida ma non troppo brodosa.
Buon appetito!!!



http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/

mercoledì 13 aprile 2016

La carabaccia per il Calendario del Cibo Italiano


La carabaccia è una tradizionale zuppa di cipolle fiorentina, delicata, gustosa e salutare.
Si tratta di un piatto antichissimo, risalente probabilmente al medioevo se non addirittura all'epoca romana, dove era già consuetudine cucinare le cipolle in zuppa.
La prima testimonianza storica, in Toscana, di una zuppa di cipolle denominata carabazada risale alla prima metà del XVI secolo nel "Libro novo nel quale s'insegna a far d'ogni sorta di vivande" di Cristoforo Messisburgo.
Il particolarissimo nome, carabazada, sembra derivare dal termine greco καραβος, barca a forma di guscio, che nel tempo, è passato ad indicare, per somiglianza di forme, la zuppiera e, in seguito, per traslazione il suo contenuto, la zuppa che, con la denominazione, carabazada, era già nota nella delle corti medicee in epoca rinascimentale e presente nei ricettari dell'epoca.
Quando Caterina de' Medici, notoriamente amante della buona tavola, si trasferì in Francia per sposare Enrico II, non volle separarsi dai sapori della sua terra, e portò con sé, come seguito nuziale, dalla Toscana a Parigi, pasticceri, cuochi e ….. persino un gelataio.
Così arrivarono alla corte francese ancora legata ai canoni della cucina medioevale, prelibatezze sconosciute, ricette che, divenute in breve tempo popolari, furono rielaborate e arricchite dai cuochi francesi ponendo così le basi della moderna cuisine française.
L'anatra all'arancia, le crépes, le omelettes e perfino la besciamella derivano dalle ricette toscane portate “in dote” in Francia da Caterina de' Medici.
E anche la semplice carabaccia ha dato vita a una “nobile” discendenza francese: niente di meno che la celeberrima suope d’oignon.
Così un matrimonio regale ha determinato un connubio di cucine!
Ma di questo e tanto altro ancora ci parlerà la nostra ambasciatrice Tamara Giorgetti che, da toscana, ci spiegherà ancora molte altre cose sulla carabaccia, il cibreo e sul ruolo di Caterina de' Medici nella storia della cucina nell'articolo troviamo qui, e che vi invito a leggere.

500 g. di cipolle bianche
100 g, di mandorle
1 spicchio d'aglio
olio extra vergine di oliva
brodo

In un capiente tegame far imbiondire uno spicchio di aglio in un cucchiaio di olio. Aggiungere le cipolle sbucciate e tagliate a fettine sottili, cuocere a fiamma dolce, per circa 20 minuti. Unire le mandorle sbucciate e tritate, cuocere ancora per altri 20 – 25 minuti finché le cipolle non saranno ben cotte, aggiungendo, se necessario, un po' di brodo caldo quanto basta per ottenere una zuppa piuttosto densa, corposa.
Salare, pepare, servire aggiungendo un filo di olio di oliva crudo.



La ricetta è presa qui
http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/

per il post mi sono documentata qui: 
http://www.carabaccia.it/
http://www.menuturistico.com/2014/03/per-il-piatto-storico-la-carabaccia-di-leonardo.html
https://fr.wikipedia.org/wiki/Soupe_%C3%A0_l'oignon
http://www.wibo.it/mediawiki/index.php/Carabaccia
http://archive.is/7RcC
Leo Codacci, Le ricette di una regina, che ho consultato qui