martedì 7 giugno 2016

L'insalata russa alla maniera di Petronilla


Strani ed articolati sono i percorsi della storia quanto quelli cucina.
Si da il caso che sia diffusa in tutto il mondo un'insalata di verdure e ortaggi, fondamentalmente a base di patate, che in Italia chiamiamo insalata russa, in Spagna è denominata insalata imperiale, in Germania e Danimarca insalata italiana, in Russia insalata Oliver, come il cuoco francese che la introdusse alla fine dell'800, mentre in Francia è conosciuta anche come insalata piemontese.
Un bel mistero!
Quali siano le sue origini, di certo l'insalata russa è un piatto della cucina italiana noto e diffuso almeno dalla seconda metà dell'800.
Il Re dei Cuochi, già dalla prima edizione (1868) annovera tra i piatti a base di uova un'insalata alla russa, che successivamente, è inserita nei principali ricettari della cucina italiana del primo '900, La scienza in cucina e l'arte di mangiare bene e Il talismano della felicità.
E Petronilla?
Attenta com'era alla salute delle sue “amichette” e delle loro famiglie proponeva un'insalata russa economica e spiccia, piena piena di verdure, quasi un espediente per convincere anche i ragazzi più riottosi a mangiarne, che però è poteva, all'occorrenza, trasformarsi in una pietanza sopraffina.
Scopriamo l'insalata russa economica e spiccia di Petronilla …...

Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale dell'Insalata Russa del Calendario del Cibo Italiano AIFB. Nell'articolo sella nostra ambasciatrice Serena Bringheli molto di più sull'insalata russa e sulla sua sua storia e, sicuramente, una buonissima ricetta.

Ora gustiamoci Petronilla

Quando preparo, per pranzo, una minestra molto ghiotta, una minestra cioè di pasta impastata dalle mie mani con farina e uova, e condita poi con molto burro, molto formaggio, molta carne, e persino con molti funghi (e magari anche coperta con salsa besciamella), allora la faccio sempre seguire da un piatto di verdura, giacchè io sto sempre bene all’erta di non favorire l’entrata della gotta in casa mia. Un piatto che faccio spesso in tali liete evenienze, e specialmente d’inverno, è quello dell’insalata russa, della quale va matto il maggiore dei miei ragazzi.
***
Per farlo alla casalinga, cioè all’economica e alla spiccia, lesso separatamente due o tre patate, cinque o sei carote, un cavolfiore, e (se li trovo sul mercato ad un prezzo non esagerato) un paio di zucchette, un pizzico di fagiolini verdi, una piccola manciata di fagioli freschi, e un’altra di piselli. Scolo ben bene; levo la pelle alle patate; raschio le carote; taglio tutto in piccoli pezzi (delle carote cerco di fare tanti piccoli cubetti); metto nell’insalatiera; aggiungo olio, aceto, sale, pepe, un mezzo cucchiaino di senape e, se ne ho in casa, qualche cappero e qualche acciuga sminuzzata. Mescolo poi ben bene, ricordando come ogni insalata, per riuscire perfetta, debba “da un pazzo esser rimescolata” e, – fatta una salsa maionese con due torli, mezza ampolla d’olio e il succo di due limoni, – la verso sulle verdfure; rimescolo; e… la mia insalata russa, sempre nutriente, è pronta.
***
Se però voi voleste fare una insalata russa sopraffina, tutta unita, consistente, che serva da piatto di portata, e che sia degna sorella di quelle che espongono nelle loro vetrine i salumieri di lusso… Andate da un lattoniere; ditegli di prepararvi, con una listerella di latta alta 5-6 centimetri, uno stampo senza fondi; un cerchio, cioè, che abbia le dimensioni dell’interno di un vostro piatto da portata;… vi insegnerò poi la mia maniera di preparare una insalata russa degna di fare la sua comparsa, quale piatto di mezzo, persino in un pranzo.
Attendo dunque che mi diciate: “Lo stampo è fatto!”…

Carissima, me lo sto procurando, appena lo stampo sarà fatto, proveremo anche la pietanza sopraffina :-)



La ricetta di Petronilla è presa qui

Per il post mi sono documentata: 
https://it.wikipedia.org/wiki/Insalata_russa
http://www.academiabarilla.it/adv/libro/cuochi/1.aspx
https://books.google.it/books?id=dWX5Ml8bNFUC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false

 http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/


domenica 5 giugno 2016

Pizzelle di sciurilli per il Calendario del Cibo Italiano


Donn’ amalia ‘a Speranzella,
quanno frie paste crisciute,
mena ll’ oro ‘int”a tiella,
donn’ Amalia ‘a Speranzella.

Ecco, perché di oro stiamo parlando!
Aeree, evanescenti, sapidi soffi dorati, le paste cresciute sono uno degli emblemi dello street food napoletano, forse il più antico.
Un tempo si friggeva per strada, e ancora, poco, si frigge.
Si friggeva l'aria!
Acqua, farina, lievito e …. aria … incorporata con gesti energici e sapienti … una manualità suggestiva, intrigante, descritta da Salvatore di Giacomo e rappresentata da Vittorio De Sica ne “L'Oro di Napoli”.
Semplici, spolverate di sale, sistemate, calde calde, nel cuoppo arrotolato al momento, …. attenzione a non farle freddare … l'incanto si perde …. 
Un pezzo di paradiso molto terrestre :-) prêt-à-porter.
In questa versione la pasta cresciuta accoglie l'adorabile inconsistenza di un fiore, un incontro poetico, spiazzante.
Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale dei Fiori di Zucca Fritti del Calendario del Cibo Italiano AIFB, di cui è ambasciatrice Laura Bertolini, nel suo articolo, che corro subito a leggere, approfondimenti, ricette e molto altro sulla frittura di fiori di zucca.

300 g. di farina tipo 00
250 g. di acqua
1 pizzico di sale
100 g. di fiori di zucchina
5 g. di lievito di birra
olio di semi di arachidi per friggere

In un capiente recipiente dai bordi alti sciogliere il lievito 200 g. di acqua, unire la farina ed iniziare ad impastare con le mani per far assorbire l'acqua alla farina, quindi aggiungere il pizzico sale, continuare ad impastare a lungo con movimenti rotatori dal basso verso l'alto per far assorbire aria all'impasto, battendolo, unire poco alla volta la rimanente acqua continuando a battere la pasta fino ad ottenere un impasto morbido e leggero, quasi fluido. La quantità di acqua è indicativa, dipende dalle caratteristiche della farina usata. Bisogna regolarsi ad occhio, sentire l'impasto.
Quasi alla fine unire i fiori di zucchina precedentemente lavati, privati dello stelo e del pistillo, in pratica solo i petali semplicemente sfogliati.
Amalgamare delicatamente.
Coprire il recipiente con uno strofinaccio, lasciare lievitare a temperatura di cucina, in questo periodo, quasi estate, per circa un'ora, l'impasto deve più che raddoppiare.
Scaldare in una padella per frittura ad immersione abbondante olio, prelevare con le mani leggermente inumidite piccole porzioni di impasto e trasferirle nell'olio caldo (temperatura di frittura) cercando di arrotondarle un po' tra le mani, attenzione a resistere alla tentazione di modellarle troppo, se troppo premute e compattate perdono la consistenza aerea che le contraddistingue.
Friggere le pizzelle poche per volta, trasferirle su carta assorbente.
Completare, eventualmente con una spolverata di sale.

Il testo completo della poesia di Salvatore Di Giacomo è consultabile  qui

http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/ 

lunedì 30 maggio 2016

L'acqua cecata per THE RECIPE-TIONIST



Questo mese THE RECIPE-TIONIST è stato da Antonietta, nel suo bellissimo blog c'era davvero l'imbarazzo della scelta.
Adoro le ricette d'altri tempi che sanno di passato e rispecchiano i valori e la cultura della cucina contadina, quel sapere antico basato sul recupero, il riuso, soprattutto del pane che è vita e non va mai sprecato.
Così ho voluto preparare l'acqua cecata di Marcianise, un piatto semplice e schietto che sa di buono, di casa, di radici.
Con questo post partecipo a THE RECIPE-TIONIST che per il mese di maggio è ospitato dal blog La trappola golosa.

600 g di pomodorini rossi e sodi
300 g di pane raffermo
1 cipolla rossa di tropea
1 spicchio di aglio
Basilico
Origano
Olio evo
Sale
Aceto bianco

Sistemare il pane tagliato a pezzi grossolanamente in una ciotola, bagnarlo con acqua, scolarlo.
Trasferire il pane in un'insalatiera, unire i pomodori tagliati in quattro, la cipolla a fette sottili, l’aglio, il sale, l’origano, il basilico spezzettato con le mani, l’olio e l’aceto.
Mescolare e guarnire con striscioline di basilico fresco.




http://www.cuocicucidici.com/

domenica 29 maggio 2016

Torta persiana dell'amore per Re-Cake 2.0


C'era una volta, tanto tempo fa, in un posto lontano lontano sperduto da qualche parte nella Persia, una ragazza dai lunghi capelli neri, raccolti in grosse trecce, perdutamente innamorata di un principe dai profondi occhi castani.
Ma il principe, per quanto ella facesse, non ricambiava il suo amore.
La ragazza lo amava, per lei il principe era divenuta un'ossessione, un pensiero costante che riempiva le sue giornate, tra giardini ricolmi di rose e padiglioni ombreggiati da sete variopinte, immerse in un miscuglio di ammiccanti aromi orientali.
Impazzire od averlo, le alternative erano poche.
La donna sublimo il suo amore in un dolce nel quale raccolse le spezie e gli aromi che riflettevano la sua passione e le rose, simbolo dell'amore, uniti agli ingredienti più pregiati.
Possiamo solo immaginare con quali amorevoli gesti e con quanta devozione preparò quel dolce.
Quindi lo offrì, intriso di un dolce aromatico sciroppo, ricoperto da petali di rose, rosse come il suo amore, cadute come tante lacrime.
Una torta fatta con amore che trasudava passione, una torta dell'amore…...
E poi? Il principe assaggio il dolce? Si accorse della ragazza? Vissero felici e contenti? … o altro?
Non è dato saperlo, qui si ferma la rete :-)
La risposta la può dare solo il dolce, assaggiandolo si può comprendere :-)

Con questo post partecipo a Re-Cake 2.0.
Questo mese ci sono riuscita!


Per la torta
250 ml di yogurt naturale
1 cucchiaino di lievito per dolci
6 uova
220 g di zucchero di canna
150 g di farina di mandorle
150 g semolino
6 bacche di cardamomo
60 g di pistacchi tritati
1 pizzico di zafferano
2 cucchiai di acqua di rose
100 ml di latte di mandorla
la buccia grattugiata di 1 limone

Per lo sciroppo
succo e scorza di 1 limone
125 ml di acqua
125 g di zucchero di canna
2 cucchiai di acqua di rose

Schiacciare i semi delle bacche di cardamomo, tritare i pistacchi, mettere da parte.
Versare il latte in una pentolina, aggiungere i pistilli di zafferano, scaldare a fiamma bassa.
Nella planetaria, velocità media, frusta K, sbattere le uova e lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro, denso e cremoso, unire lo yogurt, la farina di mandorle, il semolino e il lievito. Continuando ad impastare aromatizzare con il cardamomo, la scorza di limone e i pistacchi tritati ed, in ultimo, l’acqua di rose unita al composto di latte e zafferano, amalgamare bene.
Versare l'impasto in un stampo circolare di 24 cm di diametro, protetto da carta forno, o. ancora meglio, in uno stampo in silicone senza carta forno, livellare.
Cuocere in forno statico già a temperatura a 180° per almeno 45 minuti coprendo con carta alluminio se il dolce dovesse scurirsi troppo.
Nel frattempo preparare lo sciroppo.
In un pentolino unire all'acqua il succo e la scorza del limone, lo zucchero e l'acqua di rose, portare ad ebollizione e lasciare sobbollire per almeno 5 minuti.
Lo sciroppo deve leggermente addensarsi.
Una volta cotta sformare la torta e distribuire lo sciroppo sulla superficie con l'aiuto di un pennello.
Sformare.
Decorare con petali di rosa e pistacchi tritati.



http://re-cake.blogspot.it/2016/05/torta-persiana-dellamore-14.html

venerdì 27 maggio 2016

Crostata di ricotta e visciole



Le proibizioni aguzzano l'ingegno, generano invenzioni è scoperte … questo è forse il caso della crostata di visciole che pare sia stata creata proprio per eludere un divieto.
Nel 1775 la condizione, già dura, degli ebrei romani fu inasprita dall'“Editto sopra gli Ebrei” che, tra l'altro, faceva divieto agli ebrei di vendere pane latticini e carne ai cristiani.
La norma, formalmente motivata dal timore del diffondersi delle abitudini alimentari ebraiche tra i cristiani, nascondeva in realtà un intento protezionistico. Al tempo la vendita di pane, carne e latticini ai non ebrei era particolarmente fiorente, tali alimenti, proprio perché prodotti nel rispetto di precise, rigide, regole di preparazione, raccolta e selezione delle materie prime, erano ritenuti più sani, più puliti e più buoni, in definitiva migliori di quelli che offriva il mercato non kasher e, quindi, erano molto richiesti.
Allora cosa fare per eludere il divieto? Si penso di nascondere la pregiata ricotta tra due strati di pasta, in una crostata, in modo da poter superare i controlli delle guardie papali … almeno questa è la leggenda.
La crostata, rustica e bruciacchiata, col suo morbido, candido, ripieno è ancora prodotta nel rispetto delle regole kasher nei forni del ghetto, e in uno in particolare, la ricetta però è rimasta segreta.
Quale sia l'alchimia che nasconde il famoso forno in via Portico d'Ottavia, non è dato saperlo, di certo la sua crostata di ricotta e visciole è unica e inimitabile, possiamo provare a riprodurre i sapori …. ma l'originale è un'altra cosa.
Nella pagina dedicata al calendario l'articolo della nostra ambasciatrice Tamara Giorgetti con ancora molto altro sulla crostata di visciole e la sua storia e, sicuramente, una bellissima ricetta.

per la frolla
400 g di farina
200 g di zucchero
200 g di burro
4 uova, solo i tuorli
scorza di limone
sale

Per il ripieno
400 g di ricotta romana di pecora
140 g di zucchero
2 uova
2 cucchiai di sambuca, a piacere
1 barattolo di confettura di visciole, circa 350 g.

per completare
zucchero a velo

Sistemare la ricotta in un colino, lasciarla in frigo a scolare anche per tutta la notte.
Nel kenwood, frusta K, velocità 1 – 2, amalgamare velocemente il burro (freddo) a pezzetti con la farina fino ad ottenere uno sfarinato, unire lo zucchero, l'uovo, i tuorli e il sale, azionare ancora la planetaria a velocità 1 – 2 per pochi secondi giusto il tempo di compattare tutto. Si otterrà un impasto compatto ma ancora bricioloso. Avvolgere la pasta frolla in una pellicola di plastica e lasciare riposare in frigo per almeno 4 ore, meglio una notte intera, finché non sarà rassodata.
Sistemare la ricotta in una ciotola, lavorarla, con l'aiuto di una spatola da pasticceria, con lo zucchero, accuratamente. Aggiungere il liquore, la cannella, la scorza di limone, solo alla fine le uova.
Con l'aiuto di un mattarello stendere i due terzi della pasta sul piano di lavoro leggermente infarinato portandola allo spessore di 3 – 4 mm. Rivestire il fondo e i bordi di una tortiera di circa 26 cm di diametro imburrata ed infarinata. Sul fondo sistemare la confettura in un solo strato quindi versarvi sopra la crema di ricotta.
Stendere la pasta rimasta, ricavare con l'aiuto di una rotella dentellata delle striscioline con cui rivestire la crostata formando il classico motivo a grata.
Cuocere in forno statico, già a temperatura a 170°C per circa 1 ora.
Sfornare, lasciare raffreddare, attendere che sia ben fredda prima di tagliarla.
Servire la crostata con una spolverata di zucchero a velo
La ricetta è dello Chef kasher Laura Ravaioli ed è possibile consultarla qui.


Per il post mi sono documentata qui:
 
 http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/

martedì 24 maggio 2016

Penne all'arrabbiata


Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
d
ei primi fanti il ventiquattro maggio;
l’Esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera ...
Muti passaron quella notte i fanti;
tacere bisognava e andare avanti.
S
’udiva intanto dalle amate sponde,
s
ommesso e lieve il tripudiar dell’onde.
Era un passaggio dolce e lusinghiero.
Il Piave mormorò: Non passa lo straniero

Questi i versi dell'eclettico poeta, musicista e compositore autodidatta, postale, napoletano, Giovanni Gaeta, più noto come E. A. Mario, scritti di getto dopo la battaglia del solstizio che, giunta ai combattenti tramite tradotta postale servirono, a detta del Generale Armando Diaz a dare coraggio ai soldati ed aiutare lo sforzo bellico “più di un generale”.
La canzone colse l'anima di una nazione colpita dalla disfatta di Caporetto e, ora, l'orgogliosa per la riscossa, radicandosi così profondamente da essere poi, in tempi luoghi e condizioni completamente diverse, adottata provvisoriamente come inno nazionale italiano durante il periodo costituzionale transitorio.
Il 24 maggio di 101 anni fa l'Italia entrava in guerra, il Calendario vuole ricordare questa data, alla sua maniera, celebrando le penne, quelle nere, gli alpini, che tanto si distinsero nella grande guerra proprio sul fronte nord–est, simbolicamente, attraverso quelle gialle, quelle che si cucinano che rappresentano in tutto il mondo un simbolo dell'Italia.
In effetti questa tipologia di pasta deriva il proprio nome dal caratteristico taglio obliquo a pennino che era proprio proprio delle penne quando si usavano per scrivere … stiamo proprio risalendo la storia :-)
E come le prepariamo queste penne, patriotticamente con i colori della bandiera! Verde del prezzemolo, bianco del formaggio e rosso del pomodoro.
All'arrabbiata, perché sono anche le sconfitte a motivare le vittorie :-)
Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale delle Penne (Il Piave mormorava) del Calendario del Cibo Italiano AIFB. Nell'articolo della nostra ambasciatrice Ilaria Talimani, un sicuramente bellissimo e interessante approfondimento e buonissime ricette.

350 g di penne
600 g di pomodori pelati
2 spicchi d'aglio
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
4 cucchiai di Pecorino
1 peperoncino
prezzemolo
sale e pepe

Sbollentare, pelare, privare dai semi e tagliare a cubetti i pomodori.
Rosolare l'aglio tritato e il peperoncino nell'olio, aggiungere i pomodori e cuocere per cinque minuti.
Cuocere le penne in abbondante bollente acqua salata, scolare al dente, condire con la salsa, cospargendo con pecorino e prezzemolo tritato.


La ricetta è presa qui

Per il post mi sono documentata qui:

http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/

lunedì 23 maggio 2016

Talli e patate per il Calendario del Cibo Italiano



Mettiamoci comodi, gustiamoci una prelibatezza povera povera, oggi il Calendario del Cibo Italiano celebra la minestra di tenerumi.
Ormai è stagione di zucchette e zucchine e i tenerumi sono abbondanti, si rinnovano ogni giorno!
I tenerumi sono le foglie, i germogli, comprese le inflorescenze aperte e non ancora aperte delle zucchette e delle zucchine.
Con questi ingredienti si preparano minestre delicate e saporite ed inoltre estremamente digeribili e salutari.
Piatti semplici, legati alla cultura contadina del recupero, che porta a consumare in casa tutto quello che resta dopo la vendita del prodotto.
Come spesso accade nella cucina povera la verdura, raccolta nei campi secondo la stagionalità e la disponibilità, è abbinata a carboidrati per realizzare un pasto completo e saziante in Sicilia nei tenerumi va la pasta, in Campania le patate.
Edibile e commercializzabile non sempre sono sinonimi, infatti mentre le zucchine e le zucchette sono conosciutissime e vendute comunemente, i tenerumi sono un prodotto di nicchia che si deve conoscere anche solo per riconoscerlo al mercato :-)
Eppure queste le foglie, i fiori e germogli, adeguatamente cucinati, sono di gran lunga più buoni delle zucchine in sé anche se hanno un mercato limitatissimo.
Qui in Campania i tenerumi sono propriamente quelli di zucchina e si chiamano talli.


 Con i talli e le patate si prepara una delicata zuppa estiva, semplice e gustosissima, un comfort food d'altri tempi che è assolutamente il caso di assaggiare, almeno una volta :-) Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale della Minestra di Tenerumi del Calendario del Cibo Italiano AIFB. Nella pagina dedicata al Calendario l'articolo della nostra ambasciatrice Flavia Galasso, sicuramente bellissimo e interessante e buonissime ricette.

 

500 g. di talli
2 patate medie
1 aglio intero
olio extravergine di oliva
sale
4 cucchiai di parmigiano e pecorino grattugiati (se piace qualcuno in più)

Pulire i talli,  la procedura richiede un po' di tempo e attenzione per la nettatura delle foglie e dei fiori di zucchina da cui vanno eliminati gli aculei con un sistema semplice ma un po' lunghetto, ne vale la pena però :-) .
Lavare i talli accuratamente. Pelare le patate e tagliarle a tocchetti.
In una capiente pentola soffriggere l'aglio in qualche giro di olio, unire i talli, lasciarli stufare (qui si dice affogare) a fuoco moderato, coperto. Unire le patate, farle insaporire per un minuto quindi aggiugere tanta acqua bollente quanto basta a coprire a filo le verdure, salare. Cuocere coperto a fuoco moderato per circa un'ora. Al termine aggiungere il formaggio grattugiato, mescolare, spegnere il fuoco altrimenti il formaggio si addensa troppo.
La zuppa deve restringersi, risultare corposa, umida ma non troppo brodosa.
Buon appetito!!!



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