mercoledì 16 ottobre 2019

Schiacciata all'uva per la giornata mondiale del pane 2019


Chissà se è l'età, le troppe lune, ma è un periodo che sono in vena di ricordi.
Ricordo piccole cose del passato, gli inizi della mia frequentazione come lettrice di queste meravigliose cucine virtuali che si aprivano ai miei occhi come angoli di paradiso culinario forieri di prelibate ricette.
Le padrone di casa, che ora in parte ho conosciuto personalmente, come maestre dispensatrici di manicaretti invitanti e deliziosi.
Le mie maestre, quante cose ho imparato seguendo i blog di Alessandra, di Cinzia, di Giuliana, di Marble, di Paoletta, e di tante altre amiche reali e virtuali, quante ricette ho conoosciuto, sperimentato ed assaggiato. Quanto imparato.
Ora sono ad un strano punto della mia esperienza culinaria, cucino bene quasi di tutto, ho affinato le mie capacità degustative imparando a selezionare e a valutare, ormai di default, tecnicamente ho acquisito competenza, fotograficamente pure, insomma, quasi sempre 😊
Ma dopo tutto questo cucinare, vagare alla ricerca della ricetta perfetta non ho capito se mi piace cucinare oppure semplicemente mangiare o fotografare.
Sicuramente cucino con piacere per chi amo, e so che il gusto di una pietanza dipende quasi esclusivamente dalla persona con cui la condividi, il resto è molto sfumato.
Quando iniziai a vagabondare in rete incontrai, virtualmente, quasi subito Cinzia e Marble, da loro ho imparato tanto sulla gestione dei lievitati.
Sul blog di Cinzia conobbi il WBD, mi sembrava tanto lontano, quei lievitati invitanti, poderosi, bellissimi.
Poi ho iniziato a parteciparvi, per me è una consuetudine ed un impegno aggiungere ogni anno un mio lievitato al grande cesto dei pani del mondo raccolto da Zorra che ormai da quattordici anni promuove quest'evento culinario tra i blogger.
Come pane ho scelto la schiacciata all'uva di Marble, che ho rifatto modificando le dosi di lievito di birra, un pizzico e una lunga maturazione vanno più che bene, volevo riprovarci, la prima versione non mi riusci bene .... del resto parliamo di ricette e sperimentazioni, del mio ritorno alle origini.
Bisogna tornare alle origini per comprendere e comprendersi.

La ricetta è trascritta dal blog di Marble con la sola variante del lievito di birra

400 gr farina bianca (solo manitoba o metà e metà)
200 gr circa di zucchero
1 pizzico di lievito di birra 2g
olio d'oliva
sale
acqua q.b.
1 kg di uva nera "da schiacciata" (io ho usato uva nera senza semi)
a piacere semi di anice o rosmarino

Procedere facendo un impasto con la farina, il sale, 4 cucchiai d'olio, 4 cucchiai di zucchero e il dado di lievito sciolto in acqua tiepida.
L'impasto risulterà tipo pasta di pane, infatti in passato era fatta proprio con l'impasto di pane senza zucchero.
Far lievitare fino al raddoppio.
Pendere 2/3 circa dell'impasto e tirarlo in una sfoglia sottile.
Foderare con questa prima sfoglia una teglia quadrata unta d'olio (se viene usata la cartaforno, ungere comunque, è tipico della ricetta) lasciando dei bordi di pasta alti.
Mettere sopra circa 700 g di acini d'uva , zuccherare con due o tre cucchiai di zucchero e dare anche un giro d'olio.
Tirare poi una sfoglia anche con l'altra pasta e ricoprire l'uva, ripiegare i lembi della sfoglia sottostante sopra la nuova sfoglia.
L'ultimo strato poi sarà con l'uva rimasta, un'altra spolverizzata di zucchero e di nuovo olio.
A piacere cospargere di semi di anice
Se si decide di usare del rosmarino, si può far insaporire dei rametti di rosmarino nell'olio che si userà nell'impasto e per ungere la schiacciata poi aggiungere delle foglioline sopra ma, se piace, anche dentro magari tritato
Infornare a 180° per un'ora circa.

World Bread Day 2019 - Einladung / Invitation

venerdì 27 settembre 2019

La mia pizza maschia per il Club del 27



Eccoci, siamo tornati quelli del Club del  27, gli appassionati della cucina più temerari del web.

Proud to be a member
Temerari si, oggi si rifà la pizza, quella della sfida MTC #58 quando Antonietta ci insegnò a fare la pizza in casa come in pizzeria (o quasi).
Ora replichiamo, in verità replico spesso ed il fornetto da pizza che mi feci prestare da mia sorella, previo ripescaggio dal più recondito ed alto scaffale del suo ripostiglio dove era finito direttamente dalla lista nozze, si sta consumando nella mia cucina.
Per il Club ho voluto provare la maschia di Patrizia con una piccola, inconsapevole, modifica, un lapsus che la rende se possibile più maschia. Non volendo ho fritto le patate, avevo dimenticato che erano lessate e condite perche i miei figli mi chiedono sempre la pizza con patate fritte e salsiccia, quindi sono andata di default :-)

Mamma è piaciuto tutto tantissimo, abbiamo mangiato sugli scogli …

Niente, sono maschi :-)

Con la tessera n. 37 anche questo mese partecipo al Club del  27.

La pizza maschia di Patrizia
450 g di farina tipo 00 per pizza W 240 - 260
250 ml di acqua
12 g di sale
1 g di lievito di birra

per completare
150 g di Porchetta affettata a macchina
2 piccole patate farinose
200 g di mozzarella di bufala
80 g di Mozzarella fiordilatte
olio extravergine di oliva
sale aromatico (un misto fine di sale, pepe nero, salvia, rosmarino, timo e ginepro)
La ricetta di Patrizia è qui

Di seguito riporto la ricetta di Antonietta come la scrissi 3 anni fa.

Misurare l’acqua, versarla in una ciotola, prelevarne una piccola quantità in due tazzine differenti: in una sciogliere il sale, nell’altra il lievito di birra.
Versare il contenuto con il lievito di birra nella ciotola con l’acqua e iniziare ad aggiungere gradualmente e lentamente la farina setacciata a parte, incorporandola man mano all’acqua, poi, finita la farina, aggiungere il sale sciolto in acqua, continuare ad amalgamare. Impastare a mano, nella ciotola per circa 10 minuti, fino a raggiungere il “punto di pasta”, che, da quello che ho capito, dovrebbe essere il momento in cui l'impasto, ancora morbido e umido, si stacca dalle pareti della ciotola.
Ribaltare sul piano da lavoro e lavorare non meno 20 minuti.
Al termine l'impasto risulterà morbido ma elastico, incordato, trasferirlo, in una ciotola di vetro o porcellana, sigillare con pellicola per alimenti e lasciare lievitare per 2 ore.
Procedere alla staglio a mano, (per lo staglio ho visto qui) ricavando 4 panetti.
Sistemare i panetti su un telo non infarinato. Lasciare lievitare, coperto, per altre 4/6 ore a una temperatura di 25°C. I miei come vedete erano ampiamente giunti a lievitazione dopo circa 4 ore e mezza, forse ho aspettato anche troppo.
Stendere un panetto alla volta, lasciando coperti gli altri, su un ripiano spolverato con farina (la spolveratura è importante) percuotendolo, questo è la definizione del movimento, dapprima con le mani, quasi fosse un tamburo, quindi allargandolo con le mani dal centro verso il bordo sul piano, ruotando di 1/4 e ripetendo il movimento dal centro verso il bordo fino a completare la rotazione, infine allargandolo, in aria con le mani dal centro verso il bordo e contemporaneamente cercando di far roteare la pasta.
Almeno questi sono i gesti che compie il mio pizzaiolo di fiducia e che ho memorizzato e cercato di replicare.
Per la cottura ho usato un fornetto a cappa con le resistenze superiori base posizionata sul fuoco più forte del mio piano cottura e condito, direttamente e velocemente, sul fornetto la pizza.
Come vi ho raccontato, ho fritto le patate dopo averle tagliate a pezzi grossolani, quindi le ho scolate e messe a raffreddare su della carta da cucina salandole leggermente.
Quindi ho condito la pizza con la mozzarella tagliata a dadini, la porchetta, e le patate, spolverando con una manciata di parmigiano e cotto nel fornetto già a temperatura.
Lo sono stata poco attenta ma la rifaccio con le patate lesse, giuro!

L'immagine può contenere: testo

sabato 21 settembre 2019

Ciambellone leggero per la giornata nazionale della merenda



Amo i ciambelloni ed in generale i dolci “secchi” da colazione o merenda, corposi, morbidi, dalla consistenza avvolgente e zuccherosa, il sapore fresco del burro, quasi un cioccolattino, sostituito sempre più spesso dalla leggerezza areosa dell'olio.
Quanti ne ho preparati in vita mia di questi dolci, quante sperimentazioni, sempre alla ricerca di un sapore o una consistenza diversa.
Come sarà mai una sabbiosa? Una quattro quarti? Una margherita? La sofficissima? La rustica? La campagnola?
Con gli anni e la curiosità poi ho esplorato il mondo delle coffee cake, dei plumcake, dei muffin, delle chiffon e delle angel cake, e tanto altro, lo sapete.
Ma il ciambellone, quello che sa di casa, di quell'abbraccio che non c'è mai stato, resta il mio preferito.
Ci riflettevo addentando una fetta di questo ciambellone che ho preparato per il Calendario, era tanto che non ne preparavo, sempre a dieta come sono, e per il resto con i pochi momenti impegnati nelle più disparate produzioni culnarie.
Si gira il mondo ma poi si torna sempre a casa” … “Niente di meglio di un ciambellone” …
Ho imparato a cucinare perché avevo voglia di cose buone :-)
Sono figlia di una mamma che aveva eletto l'apriscatole a talismano della felicita, era una donna che ha altro da fare e non ha tempo da perdere, in cucina :-)
Figlia dei tempi, l'altra faccia della rivoluzione culinaria di Spagnol.
Mia mamma davvero tagliava i minuti della preparazione culinaria ed in 5 minuti era in grado di mettere a tavola degli immangiabili manicaretti conditi da lamenti e recriminazioni, inviti a finire un piatto che spesso guardavo con stupore, abituata come ero a mangiare altro, magari comunque recriminatorio ma più gustoso.
Non amava cucinare, non l'aveva mai fatto. Non amava il suo ruolo, troppo stretto, costretto, non compreso.
Allora meglio la cucina istantanea, come avrebbe detto la Spagnol accettate con animo grato l'aiuto dei precotti, preconfezionati, scatolette, affettati. 
Mangiar freddo. Con quello si andava alla grande!!!! Eppure mia madre non sapeva neppure chi fosse Elena Spagnol, considerando la lettura una perdita di tempo in cui era deprecabile investire.
Per questo ho collezionato un universo smisurato di libri, enciclopedie, opuscoli, riviste, ritagli, stampe, file e screen shot di cucina, per questo cucino e cucino da Dio, di default tutto e di tutto.
Appartengo alla generazione del ritorno alla cucina, qualcuna ci doveva tornare visto che era vuota :-) quelle del lievito madre e del fatto in casa :-) ero ragazzina e già mi cimentavo in creme caramel e millefoglie, quanto ho cucinato nella mia vita, quanta curiosità ho soddisfatto, quanti esperimenti e preparazioni, quante cose buttate, quante mangiate e tanta esperienza.
Tutto è iniziato da una fetta di ciambellone, anzi era un dolce degli angeli,  che mi ostinavo a chiedere a mia madre che lo preparasse  sventolando la bustina di lievito con la ricetta. "Chissà come è?"
Uscivano delle cose immangiabili perche fatte per forza e senza amore.
Poi feci io ed imparai.
Ora posso dire che non so neppure se mi piace cucinare, cucinare è un saper fare non un saper essere, non sostanzia la personalità di un individuo, non è un traguardo performante da raggiunere, neppure una medaglia da appuntarsi in petto.
Cucinare non è il duro lavoro delle Petronille, neppure l'apparenza edonistica delle donne a cui si rivolgeva la Spagnol, né il timbrare il cartellino della perfezione del tutto naturale e fatto in casa.
Cucinare non è neppure un mezzo di espressione artistica funzionale alla fotografia, che essa si è arte, perchè crea nuovi mondi trasmette emozioni di cui il cibo è solo un tramite.
Cucinare è amore perché si cucina sempre pensando a qualcuno, è rispetto e attenzione per l'altro e per sé stessi.
Cucinare è relazionale, è un linguaggio.
Cucino da più di quarant'anni, ultimamente sono stata in dubbio se smettere intendo l'hobby, il blog e il resto, proiettata come sono su altri interessi e percorsi.
No, questo non è un discorso del tipo metto il mio blog a riposo perché bisogna prendersi una pausa motivazionale, ne ho letto tanti in questi anni, ex post ho compreso il significato di queste pause.
Quando una cosa non è più fatta per piacere, quando diventa un obbligo, una ripetizione senza interesse e motivazione è giusto interrompere.
Ci avevo pensato.
Il mio blog è fermo da anni, pubblico così poco qui, chi se ne accorgerebbe?
Quando ho capito che in definitiva non mi piace cucinare ho ripreso a cucinare con piacere, piatti della tradizione che da tempo avevo messo da parte per far posto alle urgenze dei post, piatti tanti piatti, preparati per non essere fotografati ma consumati.
Tante cose che i miei figli non avevano mai assaggiato perché le preparavo d'abitudine decenni fa, prima che nascessero.
Questa sorta di depurazione ha fatto bene a tutti, anche alla mia cucina e al mio blog che continuerà, per il piacere di qualche motore di ricerca posto da qualche parte in continente sperduto, ad operare col ritmo che lo ha sempre contraddistinto negli ulimi anni :-)
In tutto questo che c'entra il ciambellone?
Scusate, mi riferisco sempre ai miei 4 lettori che arrivano qui utilzzando il suddetto motore di ricerca :-) e sempre che leggano i caratteri occidentali :-) niente solo un momento di autoanalisi :-)
Il ciambellone è l'inizio.
Ora si pone all'inizio di un qualcosa che non so in cosa si svilupperà ed all'inizio di una nuova stagione del mio blog.
Siamo a settembre, si ritorna.

Questa in particolare è una ricetta della memoria, ora la vedete pesata e dosata presa da un libricino di dolci, in realtà è un'interpretazione della vecchia campagnola, ve la ricordate la ciambella campagnola? La ricetta girava tanto negli anni '80 poi piano piano dimenticata, soppiantata dalle novità
Una ciambella all'olio fatta con i bicchieri, senza bilancia, non occorreva pesare!!! l'antesignana della 7 vasetti, una figata!!! poi buona e leggera insomma si poteva fare!
E facciamocela :-)

Ingredienti per 10 fette

280 g di farina
30 g di fecola
1 bustina di lievito
2 pizzichini di sale
3 uova a temperatura ambiente
100 g di olio di semi di arachidi
150 g di latte a temperatura ambiente
140g di zucchero
i semi di una bacca di vaniglia

decorazione
zucchero a granella

Setacciate le farine con il lievito e il sale.
Montate le uova con lo zucchero e aromatizzate con i semi di vaniglia, poi senza smettere di sbattere versate gradualmente l'olio a filo e il sale.
Alla massa gonfia e spumosa incorporate le farne setacciate.
Imburrate e infarinate lo stampo da ciambella dal diametro di 24 cm e versate l'impasto.
Distribuite lo zucchero in granella e infornate a 175° per 35 minuti. Saggiate la cottura inserendo uno stecchino nel dolce, se non ne esce asciutto, proseguite per qualche minuto la permanenza in forno.

 Ricetta tratta da “In cucina con passione, dolci per la colazione, torte, ciambelle, plum cake muffins & dolcetti”, Daniela Peli – Francesco Ferrari, Quado’ editore.


giovedì 22 agosto 2019

Piada prosciutto e fichi per VAMOS A LA PIADA AGAIN


Again, again, again ...
Sono ritornate le piade!
Il Calendario del Cibo Italiano, in collaborazione con Fresco Piada ha organizzato un nuovo flash mob tutto dedicato alle piade.
Del resto quando una cosa piace si ritorna, ancora, ancora, ancora ... finché c'è qualcosa da scoprire ....
Con le piadine è così, semplici e tradizionali, apparentemente le stesse ma sempre nuove e diverse. Basta una piccola variazione, un ingrediente inusuale, una decorazione, riparte la curiosità, scatta la scintilla.
Queste che vi presento sono ai grani antichi, ripiene semplicemente di prosciutto e fichi, abbinamento fresco e collaudato che con la sfoglia sottile, e corposa e della piada ci sta dio.
Qualche goccia di mele di fichi completa la piada regalandole quella scintilla che assicura il ritorno .... ancor , ancor, ancor ...
Ringraziando ancora Fresco Piada che ci ha deliziato con la sua eccellenza, ecco la mia interpretazione di piada per Vamos a la piada again ... again and again ...

Ingredienti per 4 persone
8 piadine ai grani antichi Fresco Piada
20 fichi
500 g di prosciutto crudo
mele di fichi

In una padella ben calda scaldate la piadina da entrambi i lati.
Una volta cotta sistematela su in piatto da portata e attendete qualche minuto che si raffreddi leggermente.
Farcite la piadina con il prosciutto e i fichi tagliati a fettine.
Completate con qualche goccia di mele di fichi.


giovedì 25 luglio 2019

Piada leggera leggera per VAMOS A LA PIADA AGAIN



Vamos a la piada again .. e non ci siamo fermati!
Il Calendario del Cibo Italiano continua la sua incursione nel mondo delle piade in collaborazione con l'azienda Fresco Piada.
Fresco Piada è un'azienda di Riccione leader nella produzione di piadine, il pane romagnolo più antico, prodotto nel rispetto della tradizione con i canoni e gli standard più moderni e biologicamente compatibili.
I prodotti Fresco Piada sono tutti realizzati artigianalmente, sia pure con tecniche di produzione tra le più moderene, con l'impego degli ingredienti tradizionali e attenzione al recupero di ingredienti c. d. perduti, che non si trovano nelle comuni piadine: lievito madre, grano molito di romagna, sale marino integrale di Cervia ....
Oggi proponiamo un'altra selezione tra le più gustose piadine che abbiamo preparato.
Io presento la piadina di Angelo, mio figlio, il piadinaro di famiglia.
Svezzato con risolatte e cus sus dolce, cresciuto a lievito madre assaggiando praticamente tutti i piatti che ho sul blog , sul Calendario e su MAG ... “mamma, a me il piatto della foto” cosa poteva diventare il mio bambino se non un appassionato di cibo, cultore del gusto.
Questa è la sua ricetta di piada, leggera, gustosa ed equilibrata.
Abbiamo scelto insieme l'abbinamento ritrovata con lievito madre che, a nosro parere, esalta ancora di più il gusto fresco del ripieno.
Ringraziando ancora Fresco Piada che ci ha deliziato con la sua eccellenza, ecco la mia  piada leggera leggera per Vamos a la piada.

Ingredienti per 4 persone

8 Piade La ritrovata con lievito madre
crescenza
insalatina mista
datterini gialli tagliati a spicchi
prosciutto crudo
scaglie di parmigiano

In una padella ben calda cuocete la piadina. Quando sarà cotta da un lato giratela e spalmate sul lato ben caldo una quantità di crescenza sufficiente a ricoprirla con uno strato leggero. Mentre il secondo lato si cuoce la crescenza si sarà fusa.
Spostate la piadina su un piatto da portata attendete qualche minuto che la crescenza si intiepidisca quindi cospargetela con una manciata di insalatina mista. Non deve essere troppa. Sull'insalata sistemate pochi pomodorini, quindi il prosciutto e il parmigiano. Arrotolate e servite.

giovedì 11 luglio 2019

Piada con insalata di scarole ricce e baccalà per Vamos a la piada


Piovono piadine! Magari!
Oggi il Calendario del Cibo Italiano ha organizzato per la Giornata Nazionale della Piadina, in collaborazione con l'azienda Fresco Piada uno spettacolare Flash Mob dedicato alla piada, lo street food più diffuso nella riviera romagnola e non solo.
Abbiamo pensato di interpretare la piadina a modo nostro, con ingredienti, suggestioni, contaminazioni, sapori colori, ricette del nostro Bel Paese, siamo o no il Calendario del Cibo Italiano!
FrescoPiada è un'azienda di Riccione leader nella produzione di piadine, il pane romagnolo più antico, prodotto nel rispetto della tradizione con i canoni e gli standard più moderni e biologicamente compatibili.
I prodotti Fresco Piada sono tutti realizzati artigianalmente, sia pure con tecniche di produzione tra le più moderene, con l'impego degli ingredienti tradizionali e attenzioneal recupero di ingredienti c. d. perduti, che non si trovano nelle comuni piadine: lievito madre, grano molito di romagna, sale marino integrale di cervia ....
Abbiamo potuto gustare queste stupende piadine, cotte a mano una ad una,con le tecniche del chiosco, e davvero ci è sembrato stare li a Riccione in un chiosco in riva al mare.
Quando si dice fresco, davvero Fresco Piada!
Conoscete la mia intensa napoletanità, questo mio soul partenopeo, ma eppure, orgogliosamente provinciale, cresciuto tra mare della costiera sorrentina e le cime, prima di tutto gastronomiche, dei monti lattari.
Donna di mare, cuore, appetito e quant'altro in campagna.
Che vi potevo preparare?
La piada ve l'ho fatta a fresella farcendola, seguendo una suggestione di Giulio Coppola, con un'isalata di scarola riccia che solo da noi, anzi proprio da me, a casa mia, viene cosi :-) e un leggerissimo, impalpabile, baccalà scaldato (scaurato diciamo noi) semplicemente condito con olio limone ed aglio.
Un accostamento di sapori sublime!
Si, lo sapete sono poco modesta :-) ma in questo caso l'aggettivo dice tutto.
Ora che lo provate mi fate sapere :-)
Quando ho intravisto la corposa consistenza delle Piade del Chiosco, spesse, saporite profumate, morbide, fatte con la ricetta di un piccolo chiosco di Cervia, non ho petuto resistere, l'ho subito associato i chioschi che abbiamo qui specializzati in freselle … il resto è merito mio, della golosona che sono.
Di seguito trovate la mia ricetta ma non dimenticate la nostra esplosione di piade, le trovate tutte qui sul Calendario del Cibo Italiano.
Ringraziando ancora Fresco Piada che ci ha deliziato con la sua eccellenza, ecco la mia interpretazione di piada per Vamos a la piada,

Ingredienti per 4 persone

8 Piade del Chiosco
2 cespi di scarola riccia, solo la parte centrale più chiara
pomodorini (ciliegina o datterini) tagliati a spicchi
olive nere sott'olio, meglio se aromatizzate al finocchietto
olio extravergine di oliva
sale
origano

1filetto di baccalà perfettamente ammollato
olio extravergine di oliva
limone
aglio
sale

Sistemate il baccalà in una pentola con acqua fredda, cuocetelo a fuoco medio lasciandolo comunque ad una consistenza piùttosto sostenuta. Deve comunque essere ben cotto. Scolatelo. Laciatelo raffreddare.
Nel frattempo condite la scarola con i pomodorini, le olive, l'olio il sale e l'origano. Mescolate bene e mettete da parte.
Condite il baccala con olio, limone e aglio, regolando, se necessario, di sale.
Con l'aiuto di due coppapasta di diametri diversi formate le piade del chiosco a mò di fresella. Completate la cottura in una padella ben calda.
Sistemate una piada nel piatto da portata, conditela con l'insalata di scarole e il baccala, sovrapponete l'altra piada e decorate con altra insalata di scarole.


venerdì 14 giugno 2019

A scuola di cioccolato con Noalya



L'MTC va a scuola, è una scuola che va a scuola.
Quando si dice formazione continua, sul campo e in aula, e solo per eccellenze.
L'eccellenza di Noalya che nasce dalla passione di Alessio Tessieri, un imprenditore “suicida” come, con ammirazione, lo definisce lo chef, cuoco, Cristiano Tomei.
Questa definizione mi ha colpito ed ho voluto riportarla.
In una società consumistica che tende a massimizzare i profitti a scapito della qualità  del prodotto, massificandolo, l'eccezione di un imprenditore ed una azienda che hanno invece come primo riferimento la qualità e l'eccellenza del prodotto, la salvaguardia della materia, prima è cosa rara.
Una scelta, potremmo dire etica, che si può spiegare solo con la passione per il frutto, il cacao, coltivato direttamente in loco, nel rispetto delle popolazioni locali, e il prodotto, il cioccolato, ricavato attraverso tecniche di produzione all'avanguardia, studio e saper fare, al fine di salvaguardare l'eccellenza del frutto.


Questa passione traspare tutta nel cioccolato Noalya, ed io che ho avuto la possibilità di assaggiarlo posso confermarlo, eccellenza, qualità, passione, competenza, ricerca, selezione rendono la degustazione un'esperienza unica e sempre diversa dal punto di vista sensoriale organolettico ed emozionale.
Si, perchè il cioccolato è emozione, un piacere primario, un viaggio sempre nuovo, un giro del mondo. Continuando a dirla con Tomei "il cioccolato non è masturbativo, ma scopativo".
Ho fatto anche questa prova condividendo questa eccellenza degustativa con la mia personale eccellenza degustativa in una combinazione irresistibile, su cui non mi soffermo, in un blend emozionale  tra frutti di bosco e tabacco.
Ovviamente un'occhiata al video di Cristiano Tomei ora è inevitabile :-)


https://youtu.be/FxEHyR5wSfU

Dalla passione per il cioccolato nasce la voglia di condividere, comunicare e formare: la Scuola Tessieri nella quale operano tra i migliori insegnanti, chef, pasticcieri e soprattutto cioccolattieri.
Noi dell'MTChallenge ci siamo state, ospitate in quest'eccellenza formativa, per una lezione sul cioccolato, il temperaggoio e le tecniche di produzione dei cioccolattini col maestro pasticcere Raffaele Musacco.
Insomma siamo state nel paradiso del cioccolato!
















 La scuola Tessieri ci ha accolto con l'ospitalità affettuosa ed attenta di Marianna e Alessio Tessieri proponendoci una giornata unica tra lezioni e degustazioni.









 lo chef Stefano Cipollini


Un'esperienza che personalmente mi ha arricchito tecnicamente ma soprattutto umanamente.