martedì 22 marzo 2016

La colomba di Pasqua per il calendario del Cibo Italiano AIFB


Oggi il Calendario del Cibo Italiano festeggia la Colomba, il “dolce che sa di primavera”.
È proprio vero che la pubblicità crea il prodotto, morbida, leggera, profumata è diventata davvero l'emblema della primavera :-)
La colomba, a differenza del panettone, è un dolce recente, moderno, la sua ideazione risale agli anni 30 del '900. Nasce a Milano frutto di esigenze produttive e organizzative e, forse, anche di una geniale di un'intuizione di marketing, non a caso proprio del padre della comunicazione integrata italiana, che tra l'altro è stato anche fondatore dell'Accademia italiana della cucina e, addirittura, di Miss Italia.
Siamo partiti da un lievitato ed abbiamo trovato un pezzo della storia italiana!
Con queste premesse la colomba non poteva che essere il successo che è stato fino a diventare il simbolo stesso della Pasqua in cucina come il panettone per il Natale.
Non sempre ho la possibilità di impegnare un intero week end per lavorazioni difficili e delicate, quando ci riesco la soddisfazione ripaga l'impegno.
Quest'anno mi sono cimentata nella preparazione della colomba al limoncello di Salvatore De Riso.
Soffice, aromatica, deliziosamente intrisa di una sorprendente ganache, è stata una stupenda sorpresa …. infatti è già finita :-)
Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale della Colomba del Calendario del Cibo Italiano AIFB, ambasciatrice Tiziana Bontempi, nel suo articolo che trovate qui,   maggiori approfondimenti sulla colomba e splendide ricette.

Primo impasto
140 g. di lievito madre  in forza*
400 g. di farina di forza
140 g. di zucchero
140 g. di acqua
160 g. di burro morbido
40 g. di tuorli freddi (circa 2)

*5 rinfreschi, uno ogni 12 ore nei giorni precedenti all'impasto, 2 rinfreschi a distanza di 6 ore il giorno dell'impasto.



 Nella planetaria, velocità minima, frusta a gancio, unire il lievito madre tagliato a fette, lo zucchero e l'acqua. Impastare per 5 minuti, quindi aggiungere la farina, appena la farina inizia ad amalgamarsi unire i tuorli, non attendere troppo, continuare, poi, unendo poco alla volta il burro, aumentando se necessario per qualche minuto la velocità a 1 e riportando poi a minimo. Lasciare incordare l'impasto dolcemente.
Questa fase della lavorazione deve durare non più di 25 minuti.
Trasferire sulla spianatoia, lavorare un po' a mano, quindi trasferire in una ciotola unta di burro, proteggere con pellicola anch'essa unta leggermente di burro. Lasciare lievitare per 12 – 13 ore a 28° cioè in forno con la lucetta accesa.

Secondo impasto
100 g, di farina di forza
230 g. di tuorli (freddi) (circa 12)
40 g. di miele
100 g. di zucchero a velo
160 g. di burro morbido
10 g. di sale
20 g. di acqua
i semini di una bacca di vaniglia
300 g. di limone semicandito, a pezzetti, lasciato precedentemente macerare in alcol e sciroppo (per me limoncello) per 24 ore, poi sgocciolato e asciugato bene.

Al termine della prima lievitazione trasferire il primo impasto nella planetaria, unire lo zucchero a velo e, subito dopo, la farina, impastare a velocità bassa, meno di minimo, per qualche minuto, poi aumentare a minimo. Aggiungere i tuorli poco alla volta, aumentando la velocità a 1 per ripristinare l'incordatura, poi riportare a minimo. Continuare per circa 5 minuti, quindi incorporare poco alla volta il burro aumentando la velocità a 1 per ripristinare l'incordatura, poi riportare a minimo. Continuare per circa 5 minuti. Unire il miele e l'acqua nella quale è stato sciolto il sale, ripristinare l'incordatura. Unire i semini di vaniglia e, sempre a velocità minima la frutta semicandita.
L'impasto deve durare non più di 50 minuti.
Dividere l'impasto in pezzi 2 da 550 g., e 1 da 800 g.
Praticare la prima pirlatura formando tre palle.
Lasciare riposare coperto a temperatura ambiente, ambiente caldo per 1 ora.
Al termine dividere ciascun impasto in 3/3, con 1/3 formare le ali e con i 2/3 il corpo.
Ripetere la pirlatura per ogni pezzo e sistemarli nelle forme.
Lasciare lievitare a 28°, forno con lucetta accesa, per 6 – 7 ore.
Deve triplicare, ma, come si vede anche nel video, non è necessario che arrivi al bordo dello stampo , si fermerà un po' sotto e lieviterà in cottura.
Cuocere in forno statico già a temperatura a 170° per 45 minuti, coprendo, se necessario, con carta alluminio per evitare che scurisca troppo ruotando lo stampo a metà cottura.
Sformare e raffreddare capovolte con l'aiuto di spiedini (io non l'ho fatto).
Il giorno successivo riporre in buste di plastica per alimenti.
Lasciare riposare una giornata.

Per completare
400 g. di cioccolato bianco
200 g. di latte
1 bicchierino di limoncello
limone semicandito

Preparare la sorprendente e buonissima ganache semplicemente montando con un mixer ad immersione la cioccolata ridotta a pezzettini, quasi tritata, e il latte leggermente intiepidito. Lavorare bene il composto, si otterrà una crema ancora fluida ma uniforme, unire il limoncello, montare ancora. Raffreddare circa 2 ore.
Con un becco d'acciaio praticare dei fori nelle colombe, riempirli di ganache mediante un sac à poche. Ricoprire la superficie con il resto della glassa, decorare con il limone semicandito. 



Per il post mi sono documentata qui:

La ricetta di Salvatore De Riso è presa qui e qui,  non possedendo un'impastatrice a bracci tuffanti ma solo un planetaria ho dovuto modificare  la procedura descritta dal Maestro per rientrare nei tempi di lavorazione e non stressare l'impasto.



http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/

lunedì 21 marzo 2016

Dolce pasquale di Agerola







Oggi nel Calendario del Cibo Italiano AIFB inizia la settimana della Cucina della Pasqua, una settimana interamente dedicata a cibi e preparazioni pasquali, del resto, come nel Calendario, anche nelle nostre cucine questa settimana non si farà altro :-)
Da alcuni anni è il casatiello di Agerola è entrato a far parte delle consetudini pasquali della mia famiglia.
Qualche anno fa la mia impagabile amica Francesca me ne regalò la ricetta insieme con una “dose” del baking, preparato in farmacia, da allora non l'ho più lasciato :-)
Casatiello” è il nome del dolce, ma in effetti non è tipicamente un casatiello, è un dolce da credenza molto simile alla ciambella emiliana, sodo, friabile ma morbido, delicato e saporito.
Un dolce buono e semplice profumato con gli aromi della nostra terra, rivestito a festa, e ricco di profondi significati simbolici.
La forma, infatti, si ritiene ricordi il monogramma di Cristo, Χριστός, che si compone di due grandi lettere sovrapposte, la “X” e la “P”, poste all'interno di una corona di alloro, segno di vittoria, di resurrezione.
Proprio il collegamento al monogramma dovrebbe denotare l'origine antichissima del dolce, risalente ai legami tra il Ducato di Amalfi e Bisanzio, non a caso nella stessa zona, a Minori, vengono realizzati dolci pasquali dalla medesima forma anche se con un impasto notevolmente diverso.
Di questi altri dolci parleremo la prossima Pasqua, per adesso non lasciamoci intimorire dai simbolismi, una fetta di dolce possiamo tagliarla, è buonissimo e facile da realizzare, siamo proprio in tempo per domenica :-)
Con questo post contribuisco alla Settimana della Cucina della Pasqua del Calendariodel cibo italiano AIFB, ambasciatrice Silvia Lanconelli, nel suo, sicuramente bellissimo, articolo storia, notizie, curiosità,  sulla Pasqua a tavola e bellissime ricette.

Per due casatielli medi

½ kg. di farina
200 g. di zucchero
4 uova intere
75 g. di sugna ( o di burro morbido, io ho usato il burro)
4 cucchiaini rasi di bicarbonato, 2 di cremore tartaro (18 g. complessivi)
la buccia grattugiata di un limone
1 fialetta di millefiori

per completare
zucchero fondente
liquore di anice
diavolini e anicini

Nella planetaria, frusta K, impastare velocemente gli ingredienti a velocità 1 – 2.
L'impasto risulterà piuttosto appiccicoso.
Sulla spianatoia con l'aiuto di un velo di farina formare sei cilindri, due più lunghi e quattro più corti.
Formare i casatielli in due ruoti da pastiera protetti da carta forno del diametro inferiore di 20 cm, sistemando, per ciascuno, il cilindro più grande chiuso a ciambella a ridosso del bordo e i due più piccoli, all'interno della ciambella, a croce. Schiacciare leggermente, infornare a 180° in forno statico già a temperatura per circa 30 minuti. 
Devono dorare leggermente ma bon scurirsi.
Sfornare e lasciare raffreddare.
Rivestire con zucchero fondente sciolto a bagnomaria con qualche cucchiaio di liquore di anice, spolverare con diavolini e anicini.



 Per il post mi sono documentata qui:
https://agerola.wordpress.com/2015/04/07/il-casatiello-di-agerola-ricetta-forma-e-rimandi-simbolici/
https://it.wikipedia.org/wiki/Monogramma_di_Cristo



http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/




sabato 19 marzo 2016

Le zeppole antiche


Antiche sono antiche, lo erano già quando ero piccola, negli anni '70, visto che già allora, qui da me, le preparavano, per quanto possa ricordare, solo due pasticcerie.
Spiccavano aeree, sinuose e colorate, speciali, tra le altre rivestite solamente di crema e amarene.
Una meraviglia per noi bambini, smaniosi di affondare nella deliziosa glassa colorata per immergerci nella cedevole meringa …..
Forse per questo non le ho mai dimenticate :-)

In effetti già di per sé la zeppola è un dolce antico, le sue origini sarebbero addirittura da ricercare delle frictilia, frittelle di frumento preparate dai romani durante i liberalia, rito di passaggio celebrato il 17 marzo.
Probabilmente l'usanza di preparare frittelle in questi giorni non fu mai abbandonata e, forse, dopo l'abolizione dei culti pagani trasmigrò, appoggiandosi, nel tempo, alla festa di San Giuseppe, il 19 marzo.
La zeppola come oggi la conosciamo nacque sicuramente a Napoli, probabilmente in un convento, frutto dell'ingegno delle suore pasticciere.
In qualche modo trafugata al segreto dei conventi, la ricetta fu pubblicata per la prima volta da Ippolito Cavalcanti nel suo trattato di cucina napoletana “La cucina teorico - pratica”.
La zeppola di Cavalcanti, piuttosto diversa da quella moderna, fu poi perfezionata da Pasquale Pintauro che, per primo, pensò di friggere per il giorno di San Giuseppe la pasta bigné decorandola con crema pasticcera ed amarene. Le zeppole del Cavalcanti, infatti, erano non solo più durette ma rivestite solo di naspro, proprio come le mie zeppole ripiene di meringa.
Come ci sia finita la meringa sulla zeppola resta un mistero, che ci sia, magari lo zampino di un monzù?
Di fatto, per tantissimo tempo le due tipologie di zeppole sono convissute, me lo ha confermato il giovanissimo pasticciere, 70 anni di lavoro in pasticceria, che mi ha spiegato come farle “ ci sono sempre state … si facevano quelle e quelle”.
Le zeppole di Pintauro sono ancora un'istituzione, chi non è passato almeno una volta per il suo negozio? profuma di storia … ma di questo e di tantissimo altro sicuramente ci racconterà la nostra ambasciatrice.
Nella pagina dedicata del Calendario l'articolo della nostra ambasciatrice Cecilia Mazzei insieme a magnifiche ricette.



Per le zeppole al forno
250 g. di acqua
150 g. di burro
300 g. di farina
5 g. di sale
5 – 6 uova intere

In una capiente pentola scaldare l'acqua, il sale e il burro. Quando il liquido raggiunge l'ebollizione versare a pioggia la farina setacciata, rimestare subito con un cucchiaio di legno, continuare la cottura, sempre mescolando, fino a quando il composto non si staccherà dalle pareti.
Trasferire la pastella nella ciotola della planetaria, frusta k, impastare a velocità bassa (minimo) fino a che non avrà raggiunto la temperatura di 50°, aumentare la velocità, incorporare le prime 5 uova, una alla volta, ed eventualmente, alla fine il sesto uovo.
Per capire se è necessario aggiungere il sesto uovo fare un segno sulla pasta se il segno resta aperto è necessario unire un altro uovo.
Trasferire il composto in un sac á poche, formare le ciambelline su una teglia protetta da carta forno, cuocere in forno statico, già a temperatura, a 180° circa 15 minuti, devono gonfiarsi e dorare.
Sfornare e lasciare raffreddare.

Per la meringa

125 g. di albume
125 g. di zucchero
250 g. di zucchero a velo

Montare l'albume nella planetaria vel. 3, frusta K, aggiungendo lo zucchero in tre tempi. Deve montare circa 20 minuti. Quando l'albume sarà ben montato unire delicatamente a mano, con la spatola lo zucchero a velo.

Assemblaggio
zeppole cotte al forno e fredde
meringa cruda
125 g. di zucchero fondente

Sistemare le zeppole su una placca da forno protette da carta da forno, dressare su ciascuna con l'aiuto di un sac á poche un ciuffo di meringa. Infornare a 50° – 60° in forno statico già a temperatura, giusto il tempo che si formi, sulle meringhe una sottile crosticina, 10, 15 minuti L'interno deve rimanere morbido, spumoso e scioglievole.
Raffreddare.
In una pentolina sufficientemente larga sciogliere a bagnomaria lo zucchero fondente unendo poca acqua, qualche cucchiaio, quanto basta per ottenere un composto fluido che possa accarezzare le meringhe ma non colare troppo. Attenzione non deve mai bollire e restare sempre bianca, se diventa trasparente è inutilizzabile.
Unire qualche goccia di colorante fino ad ottenere il punto di colore desiderato.
Io le ricordo bianche, rosa, gialle, al cacao ...
Passare velocemente la parte meringata delle zeppole nello zucchero fondente a bagnomaria o, se non si vogliono correre rischi, ricoprire velocemente le meringhe con l'aiuto di un cucchiaio … lo zucchero fondente indurisce in fretta.
Raffreddare su una gratella.

Il fondente può essere preparato in casa è semplice una volta capito il meccanismo ma faticoso, soprattutto in grosse quantità, come ricorda Maria Grammatico che di fondente ne ha fatto tanto in vita sua, io ho preferito usare quello pronto, già fatto :-)

Per il post mi sono documentata:
"La cucina teorico - pratica"  di Ippolito Cavalcanti, ed Gregorio Capasso che ho trovato qui
Interessante per comprendere la differenza tra le zeppole di Cavalcanti e quelle moderne è l'aneddoto che possiamo leggere qui




http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/

mercoledì 16 marzo 2016

Il polpettone di fagiolini per THE RECIPE-TIONIST



Era tanto che desideravo preparare il polpettone di fagiolini, ne ho letto così tanto, in giro :-)
Ora che THE RECIPE-TIONIST è da CarlaEmilia quale migliore occasione per assaggiare il tanto prelibato polpettone ligure e, insieme, salutare la carissima Arbanella.
In questi anni ho partecipato una sola volta a THE RECIPE-TIONIST, proprio mentre era da Carla come omaggio alla sua cucina, mi piace l'idea di iniziare proprio da lei, con una sua ricetta, la nuova stagione del contest con l'auspicio di continuare ancora.
Con questo post partecipo a THE RECIPE-TIONIST che per il mese di marzo è ospitato dal blog Un'arbanella di basilico.

300 g di fagiolini già puliti
3-4 patate
1 cipolla bianca grande
4 uova
100 g di ricotta
2 manciate di parmigiano grattato
qualche pizzico di maggiorana
olio, sale, pangrattato

Lessare separatamente i fagiolini e le patate sbucciate e affettate.
Affettare sottilmente la cipolla, lasciarla brasare con acqua e olio in una capiente padella coperta, quindi unire le patate e i fagiolini a tocchetti, regolare di sale lasciare insaporire per una decina di minuti a fuoco medio.
Trasferire il composto in una ciotola e passarlo con il frullatore a immersione.
Unire al passato il grana, la ricotta, le uova e la maggiorana, regolare di sale. Sistemare l'impasto in una teglia imburrata e cosparsa di pangrattato.
Spolverizzare il polpettone con altro pangrattato e con qualche fiocchetto di burro. Infornare a 180° per 30 minuti circa.


http://www.cuocicucidici.com/2015/03/the-recipe-tionist-le-regole.html

lunedì 14 marzo 2016

Il casatiello dolce per il Calendario del Cibo Italiano





A Pasqua poi non son più dolci quelli
Chiamati cassatelli
Cotti con uova, cacio e provature,
zuccaro fino, acqua di rose e fiori,
e con altra mistura,
come si fanno allor per ogni canto
la sera al tardi del sabato santo"

Come non condividere questo stupore ..... ecco il casatiello dolce, non è bellissimo? ..... quasi un peccato mangiarlo :-)
Nonostante l'apparenza maestosa, è un dolce povero e semplice, un pane dolce vestito a festa, buono di una bontà unica e sorprendente … un soffio di primavera!!!!
Non si può spiegare .... si deve solo provare :-)
Con questo post contribuisco alla Giornata Nazionale del Casatiello del Calendario del Cibo Italiano AIFB, ambasciatrice Lucia Melchiorre, il suo articolo è qui insieme a bellissime ricette.

 

500 g. di farina manitoba
250 g. di lievito madre attivo
130 g. di zucchero (il mio è già vanigliato)
5 uova
70 g. di burro morbido
3 g. di sale
80 g. acqua
1 fialetta di millefiori
1 bustina di vanillina
120 g. di frutta candita a pezzetti

copertura
1 albume
zucchero a velo q. b.
diavolini e anicini
Nel kenwood, frusta a gancio, sciogliere il lievito madre nell'acqua a temperatura ambiente, per 5 minuti, prima a velocità minima, poi a velocità 1 quindi a velocità 2.
Continuando ad impastare a velocità 2 unire le uova, una alla volta, quindi la farina, il sale e lo zucchero. Quando il composto si sarà compattato, unire gli aromi ed infine il burro morbido poco alla volta.
Impastare a velocità 2 per 10 minuti e a vel 3 per 2 - 3 minuti. L'impasto deve incordarsi. Unire i canditi impastando ancora brevemente a velocità 2 per 2 minuti.
Trasferire l'impasto sulla spianatoia e impastare ancora per qualche minuto a mano, formare una palla ruotandolo sui palmi delle mani, lasciare riposare coperto per circa un'ora. Al termine, ruotare ancora sui palmi e adagiare l'impasto in una teglia per casatielli dal diametro di base di 16 cm. unta di burro.
Lasciare lievitare coperto (con un foglio formato da più stati di pellicola sovrapposti ed unto o un tovagliolo bagnato e strizzato) fino a che il casatiello non fuoriesca dal bordo della teglia formando la caratteristica cupoletta, circa 6 – 7 ore. 
Cuocere in forno già a temperatura a 180° statico per 45 minuti ruotando la teglia a metà cottura ovviamente fa fede la prova stecchino. Coprire se si dovesse scurire. Ruotare la teglia a metà cottura.
Lasciare intiepidire il casatiello quindi sformarlo, non attendere troppo, queste teglie trattengono l'umidità.
Il giorno dopo preparare la glassa montando con lo sbattitore elettrico l'albume con tanto zucchero a velo quanto basta per ottenere una glassa soda e spumosa (non una meringa) spalmare un sottile strato di glassa sul casatiello (non eccedere altrimenti cola e casca!!!) decorare con i confettini, trasferire in forno già a temperatura 70 - 90°, ventilato, lasciare asciugare per crca 20 minuti.
La glassa è inesorabilmente destinata a sgretolarsi .... ma è tanto buona ...


Se lo provate i raccomando non aumentate le dosi dello zucchero, deve addolcire e non coprire esaltando il dolce dolce del candito e della glassa.



http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/ 

Il brano tra virgolette è di Giovan Battista Del Tufo" Ritratto o modello delle grandezze, delizie e meraviglie della nobilissima città di Napoli" citato da Leyla Mancusi Sorrentino qui.

Il casatiello sugna e pepe per il Calendario del Cibo Italiano



Oggi per il Calendario del Cibo Italiano AIFB è la Giornata Nazionale del Casatiello, apriamo adesso le celebrazioni che in verità non possono concretizzarsi prima di sabato santo, quando,  intorno a mezzogiorno, tradizionalmente "si scioglie la gloria", il suono delle campane segna la fine dell'astinenza  dalla carne e l'inizio delle celebrazioni della vita che rinasce.
Questa rinascita in Campania è rappresentata anche dal casatiello, un lievitato, vita che cresce,  nel quale si sostanzia la natura stessa attraverso ingredienti simbolici quali grano, uova, formaggio ....
L'uso di festeggiare il risveglio della natura attraverso la preparazione di pani speciali, arricchiti, sacrificali, è molto antico, risale alle origini greche di Napoli ed è successivamente proseguito con i romani prima di assumere implicazioni religiose col cristianesimo, soprattutto dopo la Controriforma, ora molto più sfumate .... ed è arrivato a noi che ancora aspettiamo Pasqua per festeggiare la vita.
Con questo post contribuisco alla Giornata Nazionale del Casatiello del Calendario del Cibo Italiano AIFB, ambasciatrice Lucia Melchiorre, il suo articolo è qui insieme a bellissime ricette.
1Kg. di farina manitoba
300g. di lievito madre attivo (rinfrescato tre volte)
8 uova
200g. di sugna
130 – 150 g. di acqua
2 cucchiai rasi di sale
1 cucchiaio di pepe
Nel kenwood, frusta a gancio, vel. 1, sciogliere il lievito madre in circa 150 g. di acqua, aumentare la velocità a 2, aggiungere le uova una alla volta. Quando il composto sarà ben amalgamato unire la farina, il sale e il pepe, e la sugna continuare a lavorare. Impastare a velocità 2 per 10 minuti, poi, a velocità 3 per 3 minuti, l'impasto dovrà risultare incordato.
Trasferire su una spianatoia e continuare ancora per un po', a mano, praticare le doppie pieghe, formare un panetto lasciare riposare l'impasto coperto a campana a temperatura ambiente per circa 1 ora.
Schiacciare leggermente la pasta, tagliarla in due parti, una un po' più grande dell'altra (1.200g. e 900 g. circa), quindi dividere ciascuna parte in due pezzi di eguale peso. I pezzi da 600 g. serviranno per la base, quelli più piccoli (450 – 500 g.) per la cupola.
Prendere un pezzo di pasta da 600 g., lasciando gli altri coperti a campana, schiacciare con le mani fino ad ottenere un rettangolo di circa 1 - 2 cm di spessore, arrotolare stretto sui pollici dal lato più lungo, mettere la chiusura sotto, rivoltare premere con i bordi delle mani affiancate creando, proprio sulla chiusura, un incavo lungo tutto il panetto, ripiegare su se dal lato lungo in modo da lasciare la chiusura al centro, allungare rotolando sul piano con i palmi fino alla lunghezza desiderata.
Coprire la striscia cosi ottenuta, lavorare l'altro pezzo allo stesso modo.
Sistemare le due strisce sulla spianatoia, affiancate, sovrapporre la prima sulla seconda. Arrotolare, chiudere mettendo la chiusura sotto.
A parte con i pezzi da circa 500 g. seguire con lo stesso procedimento ottenendo 2 strisce da intrecciare.
Sovrapporre la treccia piccola su quella grande.
Procedere allo stesso modo con gli altri due pezzi di impasto.
Adagiarli in due teglie per casatielli di diametro superiore di 16 cm (diametro base 14 cm altezza 13 cm) unte di sugna.
In alternativa disponendo di teglie per casatielli più basse di diametro 18 cm è possibile (ed esteticamente anche più bello) formare con lo stesso procedimento solo due trecce di circa 1kg. l'una.
 Far lievitare in luogo caldo (forno con la lucetta accesa) coperto (con un foglio formato da più stati di pellicola sovrapposti ed unto o un tovagliolo bagnato e strizzato) fino a che il casatiello non fuoriesca dal bordo della teglia formando la caratteristica cupoletta (nel mio caso circa 12 ore). 



Cuocere in forno già a temperatura a 180° statico per 45 minuti ruotando la teglia a metà cottura ovviamente fa fede la prova stecchino. 
 
Lasciare intiepidire il casatiello quindi sformarlo, non attendere troppo, queste teglie trattengono l'umidità.

http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/ 

Per il post mi sono documentata qui e qui.

Il casatiello di nonna per il Calendario del Cibo Italiano

La mia Pasqua ha il profumo di vaniglia, millefiori e cannella, il tepore del primo sole di primavera che illumina e riscalda gli stampi allineati in attesa di essere infornati, il sapore robusto e deciso del lievito.
Nonna iniziava ad impastare i casatielli, dolci e salati, e, tra l'uno e l'altro, le pastiere, il mercoledì.
La sua cucina era un turbinio di ruoti, di tutte le dimensioni e fogge, alcuni improvvisati, allineati su ogni ripiano utilizzabile, nei quali crescevano i casatielli, protetti e riscaldati dall'abbraccio delle coperte.
Era tutta una crescita.
Nonna impastava, riscaldava, controllava, infornava, riponeva, sistemava ed incartava, poi ti mostrava con orgoglio il pezzo più alto e riuscito, accarezzandolo con gli occhi “guarda, guarda che bello”.
Pastiere e casatielli erano doni graditi, attesi, pensati e preparati con cura ed amore, destinati a persone care.
Questi che vedete qui e nei successivi post dedicati alla Giornata Nazionale del Casatiello sono i casatielli che si preparano a Castellammare di Stabia, alti, soffici, ricchi e maestosi, in queste ore gia affollano le vetrine delle panetterie, invogliando all'assaggio .... 
Prepararli in casa è un pò lungo ma semplice, la ricetta varia da famiglia a famiglia, e, in mancanza, viene fornita anche in panetteria insieme con la dose di criscito, elemento essenziale dell'impasto, questa è la ricetta della mia famiglia, sono i casatielli di mia nonna ....
Con questo post contribuisco alla Giornata Nazionale del Casatiello del Calendario del Cibo Italiano AIFB, ambasciatrice Lucia Melchiorre, il suo articolo è qui insieme a bellissime ricette.

1kg. di farina manitoba
300g. di lievito madre molto attivo
½ cubetto di lievito di birra
8 uova
200g. di sugna
130 – 150 g. di acqua
2 cucchiai rasi di sale
1 cucchiaio di pepe
250 g. tra parmigiano e pecorino grattugiati (nella proporzione 2/3; 1/3)
100 g. tra pecorino e parmigiano a pezzetti
200g. di salame a pezzetti
150 g. di cicoli a pezzetti

Nel kenwood, frusta a gancio, vel. 1, sciogliere il lievito madre e il lievito di birra in circa 130 g. di acqua, aumentare la velocità a 2, aggiungere le uova una alla volta, e, quindi, il formaggio grattugiato. Quando il composto sarà ben amalgamato unire la farina, il sale e il pepe, e la sugna, in due, tre riprese, continuare a lavorare. Se l'impasto dovesse risultare troppo duro (cosa che può dipendere dalla capacità di assorbimento della farina o dal peso delle uova usate) aggiungere la restante acqua. L'impasto dovrà risultare compatto, sodo ma morbido. Impastare a vel 2 per 10 minuti, al termine l'impasto dovrà risultare incordato (cioè staccato dalle pareti del Kenwood e aggrappato al gancio). Incorporare a velocità 1, brevemente, il salame, i cicoli e il formaggio a pezzetti.
Trasferire sulla spianatoia e lavorare l'impasto ancora per qualche minuto. Formare una palla.
Lasciare riposare l'impasto coperto a campana a temperatura ambiente per circa 1 ora. Adagiarlo in una teglia per casatielli di diametro superire di 24 cm (diametro base 18 cm altezza 13 cm) unta di sugna, o in 3 teglie per casatielli dal diametro di base di 16 cm.
Far lievitare in luogo caldo (forno con la lucetta accesa) coperto (con un foglio formato da più stati di pellicola sovrapposti ed unto o un tovagliolo bagnato e strizzato) fino a che il casatiello non si affacci dal bordo della teglia formando la caratteristica cupoletta (nel mio caso circa 6 ore).
Cuocere in forno già a temperatura a 180° statico per circa  50 minuti  ruotando la teglia a metà cottura, ovviamente fa fede la prova stecchino.
Lasciare intiepidire il casatiello quindi sformarlo, non attendere troppo, queste teglie trattengono l'umidità.


Il lievito madre conferisce morbidezza, sapore ed aroma al casatiello e ne prolunga la durata, ovviamente se molto in forza contribuisce alla lievitazione. Da solo però, anche se molto attivo, non è consigliabile usarlo perchè il casatiello, lo dice la parola stessa, è un casatiello, un impasto pesante pieno di uova, sugna, formaggi, pezzi di salumi (mica uvetta e canditi), hai voglia a sollevare tutto!
Non a caso tutte le ricette di questo tipo di casatiello (che ovviamente variano da famiglia a famiglia), prevedono l'utilizzo combinato di criscito e lievito di birra, yna lievitazione mista.
Se non si dispone di lievito madre molto attivo si può utilizzare del lievito madre semplicemente rinfrescato o una pasta di riporto, una pasta acida, il criscito, che da noi è venduto comunemente in tutte le panetterie, soprattutto nel periodo di Pasqua, aumentando la dose di lievito di birra a 1 pezzetto e ½ (37,5 g.).
 


 http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/